A Fronte Alta http://www.afrontealta.com Siate uomini liberi, in piedi, a fronte alta, non servitori in ginocchio. Fri, 04 Jul 2008 09:03:46 +0000 http://wordpress.org/?v=2.5.1 en Rivoluzionare Scampia. Per sempre http://www.afrontealta.com/2008/07/04/risanare-scampiaper-sempre/ http://www.afrontealta.com/2008/07/04/risanare-scampiaper-sempre/#comments Fri, 04 Jul 2008 08:55:29 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=108 Di ieri la notizia dell’arresto di sette spacciatori a Scampia. All’interno delle vele rossa e gialla, giovani uomini che per mille ragioni vivevano spacciando droga d’ogni sorta, assieme al kit del perfetto tossicodipendente, tra incroci di edifici fatiscenti, specchi rotti e come se non mancasse, circondati da rifiuti ed erbacce. Sfortunati sicuramente, divenuti aridi come quegli alberi intristiti di color giallo canarino, assiepati in file lungo i larghi viali vecchio asfaltati che aspettano invano un giardiniere comunale. Quanta tristezza in quest’angolo di Napoli, lontana dal mare e dalla città. Un non luogo, un villaggio senza logica con al centro un polmone verde, tipico contentino per compensare i danni prodotti attorno. Perchè non ci si ribella al fatto che questo tipo di vita è un insulto alla vita stessa, un’offesa al valore di quella che il filosofo Foa ha definito “una possibilità”? La vita, per l’appunto, che non merita di essere vissuta in questi contesti di degrado, solitudine e dilagante miseria.

L’eccessiva tolleranza che esprimiamo dinnanzi alle nostre disgrazie quotidiane, accompagnata da una naturale stanchezza per i troppi problemi che ci sommergono, dovrebbe trovar modo di mutarsi in una repentina e doverosa richiesta di diritti, ampiamente sanciti dalla Costituzione che per un ventiquattrenne non rappresentano nè carta straccia, nè pagine ingiallite del dopoguerra. Inventiamoci allora un’altra Scampia, facciamone tabula rasa affinchè rinasca con un project financing, fondi pubblici e privati supportati da uno scatto d’orgoglio vigoroso e da una volontà politica ferrea di tutte le istituzioni, a Roma come a Napoli. Chi lotta oggi per conservare lo status quo dei luoghi, può solo essere complice di chi trae benefici dalla droga o preferisce soluzioni a basso impatto improduttive, lì dove un sano decisionismo volto alla riqualificazione, purchè ampiamente discusso, potrà solo generare nuova vita. Scampia sembra attaccata ad un respiratore, sembra in coma vegetativo e vorrebbe uno spazio ragionato e un tempo diverso per le sue genti, oneste e lavoratrici, che conservano con orgoglio la propria dignità a testa alta e sopravvivono tra mille difficoltà  nella grigia e solitaria periferia. Non si comprende cosa possa connettere una stazione della metropolitana, se non il nulla al centro. Manca una visione d’insieme e di ampio respiro che faccia di Scampia un centro a tutti gli effetti.  Una rinascita, iniziata alcuni anni fa con l’abbattimento delle vele è sicuramente possibile. Lanciando un concorso internazionale che richiami i migliori architetti e urbanisti per restituire la libertà ad una terra sequestrata e maltrattata, eliminando per sempre le contraddizioni intrinseche fatte di casermoni buoni per mangiare, dormire e spacciare. E’ a dir poco stupefacente che nessun esponente delle classi dirigenti spenda solo una parola sulla necessità di un cambiamento radicale, drastico se non “rivoluzionario”. Le giovanissime generazioni non possono più attendere il futuro, una parola lontana, abusata, quasi astratta, talora un comodissimo alibi. Esportiamo dunque la bellezza a Scampia, diffondiamo i colori, offriamo la gioia di vivere che in tanti tra insegnanti, sacerdoti e volontari donano già ogni giorno, ma in un ambiente a misura d’uomo, sano, dignitoso e soprattutto giusto.

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Gli europei che non vogliono l’Europa http://www.afrontealta.com/2008/06/15/gli-europei-che-non-vogliono-leuropa/ http://www.afrontealta.com/2008/06/15/gli-europei-che-non-vogliono-leuropa/#comments Sun, 15 Jun 2008 07:49:31 +0000 Mariano http://www.afrontealta.com/?p=105 L’incidente del no irlandese non deve diventare una crisi. Queste le parole del presidente francese Nicolas Sarkozy sul no degli irlandesi al Trattato di Lisbona. Chiara è l’intenzione, da parte del presidente francese, di cercare di spianare la strada al Trattato redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal no nei referendum francese e olandese del 2005, dato l’avvicinarsi del prossimo primo luglio (data in cui avrà inizio il semestre di presidenza europeo della Francia).

È possibile definire incidente il responso democratico di un paese come l’Irlanda? Senza dubbio ai fini del processo di costituzione di un’UE più solida non può che parlarsi di incidente, ma siamo sicuri che il suggerimento degli irlandesi non vada preso in considerazione? O, almeno, siamo sicuri che non dovrebbe aprirsi un dibattito sulle ragioni del no?

Vari gruppi euroscettici (danesi e inglesi) hanno chiesto nei primi mesi del 2008 la ratifica attraverso referendum, avendo notato che le implicazioni legali del Trattato rispetto alla Costituzione sono identiche, ma non l’hanno ottenuta. Solo l’Irlanda, nel rispetto della sua Costituzione, ha dichiarato di voler effettuare un referendum confermativo e, caso strano, il popolo non ha confermato.

Esiste un sottile filo rosso che collega i no del 2005 di Francia e Olanda, quello di oggi dell’Irlanda, il dato di fatto che i Trattati europei vengono ratificati solo quando a decidere è il parlamento e il dato incontrovertibile che in paesi come l’Italia i cittadini sanno poco o nulla dell’Unione Europea?

Perché la grande maggioranza dei parlamenti europei ha ritenuto opportuno avocare a sé il diritto di ratificare il Trattato? Perché i referendum continuano a rappresentare un ostacolo all’iter di ratifica? Perché gli europei non si sentono in Europa?

Scarso senso di appartenenza? Scarsa partecipazione? Scarsa informazione sulle istituzioni comunitarie?

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Stato, camorra e media http://www.afrontealta.com/2008/06/06/stato-camorra-e-media/ http://www.afrontealta.com/2008/06/06/stato-camorra-e-media/#comments Fri, 06 Jun 2008 13:03:34 +0000 Mariano http://www.afrontealta.com/?p=104

La guerra di camorra che, come preannunciato dal capo della dda di Napoli Roberti, imperversa nel territorio di Casal di Principe suscita una serie di osservazioni da parte dell’opinione pubblica.

Uno degli argomenti più scottanti che si ripropone ogni volta che si tratta di importanti organizzazioni criminali è quello che riguarda i pentiti.

Segnatamente, è sembrato interessante lo spunto offerto dall’ultima puntata stagionale di Annozero, in cui il direttore del Mattino, Mario Orfeo, criticava la scelta di trasmettere in tv l’intervista ad Anna Carrino, ex compagna di Cicciotto ‘e Mezzanotte, al secolo Francesco Bidognetti. La tesi di Orfeo nasce dai fatti di cronaca che hanno visto una parente della Carrino e altri parenti di uomini del clan al centro di intimidazioni da parte del clan dei Casalesi. In sostanza, Orfeo ritiene che pubblicizzare nomi e fatti sia pericoloso per l’incolumità di chi parla e per la buona riuscita delle operazioni di lotta al crimine.

Michele Santoro replicava che se lo Stato non riesce a immobilizzare la camorra in momenti come questo, rendendo vulnerabili i soggetti che collaborano con esso, sarebbe come dichiarare la vittoria della criminalità sullo Stato stesso.

E voi, che ne pensate? Meglio parlarne o no? Meglio trasmettere ai cittadini l’immagine di una camorra che s’indebolisce o mantenere il segreto, riservando certe informazioni alla cognizione della sola autorità giudiziaria? Può lo Stato garantire l’incolumità di chi esce allo scoperto, facendo sì che l’opinione pubblica parli di camorra o è meglio che la giustizia faccia il suo corso per sentieri solitari?

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Il passato e il futuro nelle parole di Marotta http://www.afrontealta.com/2008/06/04/il-passato-e-il-futuro-nelle-parole-di-marotta/ http://www.afrontealta.com/2008/06/04/il-passato-e-il-futuro-nelle-parole-di-marotta/#comments Wed, 04 Jun 2008 13:28:33 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=102

Di seguito la lettera pubblicata su Repubblica, edizione Napoli in data mercoledì 4 giugno 2008 nella rubrica La parola ai lettori:

In occasione della Festa della Repubblica, si è svolto un incontro a Ercolano, presso la casina del mosaico all’interno del Parco Inferiore della Villa La Favorita. Ultimata nel 1768, ha ospitato genti illustri provenienti da ogni dove. In occasione del matrimonio con Ferdinando IV, fu celebrato un ricevimento con tutti gli onori per Maria Carolina d’Austria. Agli inizi dell’Ottocento re Ferdinando vi sbarcò dopo la conquista del regno a opera del cardinale Ruffo. Nel 1879 la villa ospitò il pascià Kedivé d’Egitto, presente sui libri di storia per l’apertura del canale di Suez. Ieri è stata la volta dell’avvocato Marotta, presidente dell’Istituto Italiano per glI Studi Filosofici, giunto per tenere <<un’orazione ai giovani ercolanesi>>. Parole forti e alte, di condanna per questo tempo cupo che ci avvolge, per coloro che pensano soltanto alla cura dei propri interessi, per commentatori settentrionali che hanno dimenticato quante tonnellate di rifiuti tossici del Nord abbia ingoiato la nostra terra. Ho capito quanto sia importante la ricerca delle radici storiche napoletane per comprendere le difficoltà del tempo presente. Con le sue parole e i suoi gesti è stato capace di rendere reali, meglio di una ricostruzione virtuale eventi avvenuti agli albori della nascita della Repubblica Partenopea del 1799. Sembrava di rivedere sul palco Eleonora Pimentel Fonseca, Cirillo, Pagano, i vescovi, tutti a giurare per la filosofia, la libertà, la Repubblica. Infine il richiamo alla Costituzione italiana, alla sua estrema attualità e il discorso audio tenuto da Piero Calamandrei sulla Costituzione presso l’Università Umanitaria di Milano nel 1955. In qualità di studente universitario e giovane cittadino di questa antichissima città, alla ricerca di punti di riferimento dall’animo nobile e di incentivi per continuare a vivere, studiare e magari lavorare in questa terra, desidero ringraziare colui che con la sua opera e il suo amore tiene alto il nome di Napoli nel mondo, facendo rivivere la storia e la bellezza del nostro passato. Con la speranza di costruire un avvenire migliore.

Luca Coppola Ercolano - Napoli

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Ma di chi era la festa? http://www.afrontealta.com/2008/06/01/ma-di-chi-era-la-festa/ http://www.afrontealta.com/2008/06/01/ma-di-chi-era-la-festa/#comments Sun, 01 Jun 2008 09:29:13 +0000 Mariano http://www.afrontealta.com/?p=101 Il 29% degli italiani dichiara di essere all’oscuro di cosa sia successo il 2 giugno e a quale anno di preciso ci si riferisca. Per i lettori del post che dovessero appartenere a questa consistente percentuale della popolazione ricordiamo che il 2 giugno 1946 si tenne il referendum tra monarchia e repubblica: gli italiani scelsero la repubblica.

Molti Italiani non sanno in realtà quale sia il motivo del festeggiamento (e del conseguente giorno di vacanza). Tra quelli che lo ignorano, si registra, oltre che una prevedibile maggiore diffusione di persone con basso titolo di studio e spesso disinteressate a qualsiasi tematica politica e sociale, anche la presenza di numerosissimi giovani al di sotto dei 24 anni. Quali, secondo voi, le ragioni? Scarso senso di appartenenza? Ignoranza dilagante? Inesistenza dell’educazione civica a scuola? Sfiducia nelle istituzioni? Ragioniamo insieme sulle cause di un fenomeno molto italiano.

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Orazione per la Repubblica http://www.afrontealta.com/2008/05/30/orazione-per-la-repubblica-di-gerardo-marotta/ http://www.afrontealta.com/2008/05/30/orazione-per-la-repubblica-di-gerardo-marotta/#comments Thu, 29 May 2008 23:53:32 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=97

Lunedì 2 giugno alle ore 10.30, in occasione della Festa della Costituzione, si terrà presso la Casina dei Mosaici, all’interno del Parco Inferiore Villa Favorita di Ercolano L’orazione ai giovani ercolanesi per la Repubblica ad opera di Gerardo Marotta, Presidente dell’Istituto Italiano per gli studi filosofici.

Nato a Napoli il 26 aprile 1927, avvocato nonché illustre filosofo italiano, Gerardo Marotta si è laureato in legge con il massimo dei voti all’Università Federico II di Napoli, con una tesi in filosofia del diritto circa La concezione dello Stato nel pensiero della filosofia tedesca e nella sinistra hegeliana. Ben presto si è avvicinato alla storia e alla letteratura. Infine, l’amore per la filosofia, che lo ha fatto avvicinare all’Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Benedetto Croce.

Dal 1946 al 1953 è stato animatore dell’associazione Cultura Nuova, presso la quale ha organizzato conferenze, seminari e dibattiti rivolti ai giovani, che richiamarono i maggiori esponenti della cultura italiana. Sin dai primi anni ’50 assieme a studenti, ricercatori e assistenti universitari ha dato vita a numerosi seminari e gruppi di studio, alcuni dei quali non riguardanti solamente l’ambito di studi della Giurisprudenza, ma anche la biologia e l’architettura, presso diverse facoltà e dipartimenti di studio.

Nel 1975, fonda l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, attività nella quale ha cominciato ad investire le proprie risorse personali, mettendo a disposizione una biblioteca di oltre cento mila volumi, raccolti durante trent’anni di ricerca e di assoluta devozione al mondo della cultura, rendendo l’Istituto uno dei più prestigiosi centri culturali e rinomati luoghi d’insegnamento e di incontro per eventi culturali o accademici di tutta Europa.

Per i suoi importantissimi apporti al mondo della filosofia e della cultura in generale ha avuto numerosissimi riconoscimenti. Gli è stata conferita la laurea ad honorem in Filosofia dall’Università di Bielefeld, dall’Erasmus Universiteit di Rotterdam, dalla Sorbonne di Parigi e dalla Seconda Università di Napoli, e in Pedagogia dall’Università degli Studi di Urbino. Ha ricevuto, inoltre, nel 1988, la Medaglia d’oro per la Cultura dal Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga, e nel 1994, dal Parlamento Europeo, il Diploma d’Onore per i Meriti Culturali.

Recentemente, Paolo Colonna, a nome del Polo delle Solidarietà, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica affinché valuti la possibilità di nominare l’avvocato Gerardo Marotta Senatore a Vita a norma dell’art. 59 della Costituzione Italiana. All’istituto di Studi Filosofici è stato conferito, inoltre, nell’aula magna dell’Università di Roma, il Prix International pour la paix Jacques Mulhethaler per l’attività svolta a favore della pace fra i popoli. Ha avuto anche dei trascorsi politici all’interno del PCI (Partito Comunista Italiano) del quale fu un fervente sostenitore. Durante la militanza politica, uno dei suoi compagni più stretti fu l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Abbandonò il partito in seguito al cosiddetto compromesso storico con la Democrazia Cristiana.

L’avvocato ha da poco festeggiato i suoi ottant’anni con una festa di due giorni nella sede del suo Istitut o Italiano per gli Studi Filosofici, alla presenza di filosofi nazionali ed internazionali, nonché di alcune fra le più importanti personalità politiche regionali e nazionali.


I mezzi di trasporto per raggiungere Ercolano

La Circumvesuviana - dalla stazione centrale di P.zza Garibaldi, fermata Ercolano Scavi. Il titolo consigliato è il biglietto giornaliero Unico Campania fascia 2 il cui costo è di 3,50 €. Per gli orari ed altre tratte consultare il sito www.vesuviana.it.

Automobile - autostrada NA-SA uscita Ercolano, proseguire poi le indicazioni in direzione di Torre del Greco lato mare per Via Gabriele d’Annunzio.

Il Metrò del mare - dal Molo Beverello di Napoli, prendere linea MM1, fermata Approdo Borbonico di Villa Favorita di Ercolano.La scelta può cadere su Unico Terra&Mare che consente di usufruire 45 minuti prima e dopo il viaggio sul Metrò del Mare dei servizi di trasporto pubblico terrestri nell’ambito dei Comuni di origine e destinazione dello spostamento via mare (il costo è di 4,50 €). Per informazioni call center 199 600 700.

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L’intolleranza danza http://www.afrontealta.com/2008/05/27/lintolleranza-danza/ http://www.afrontealta.com/2008/05/27/lintolleranza-danza/#comments Tue, 27 May 2008 21:15:00 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=94

Gli eventi di intolleranza diffusa che si stanno consumando nella Capitale ricordano le scene cruenti della provincia statunitense dipinta in American history X, riflessione sull’odio in cui va di scena il razzismo. È la storia di un ragazzo, orfano di padre e deluso dalle ingiustizie sociali, che canalizza la rabbia verso il mondo nell’attività politica di un hate group, dove crede di trovare forza e sicurezza.

Il film non è una storia che parla solo di razzismo, ideali, ostilità. Insegna a non fare agli altri ciò che non si vorrebbe venisse fatto a noi. È la vicenda di tanti giovani arrabbiati pieni di paura e di dubbi che vengono sfogati attraverso la violenza.
Una storia infinita della divisione di razza, di patria e di intolleranza, di ragazzi abbandonati a se stessi, svuotati dagli affetti e riempiti di odio per sopperire alle incertezze che la vita ha loro offerto.

Un film che andrebbe visto di certo da coloro che hanno commesso atti vandalici nelle vetrine di extracomunitari, hanno lanciato minacce e intimidazioni ad un conduttore radiofonico omosessuale, hanno usato spranghe e mazze di legno contro altri coetanei.

È di oggi la notizia di nuovi disordini a Roma, in pieno giorno. Violenza e catene tra studenti di fazioni politiche opposte. Sette feriti con spalle lussate, ferite alla testa, segni di spranghe. Secondo le indagini il gruppo dei giovani di sinistra stava strappando i manifesti di protesta appesi all’università da Forza Nuova contro l’annullamento del convegno sulle foibe, alla quale avrebbe partecipato Roberto Fiore, segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova. L’iniziativa è stata assunta dal prorettore vicario Luigi Frati, revocando l’autorizzazione concessa dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia.

La rissa si è consumata in dieci minuti, all’arrivo di una macchina carica di altri militanti di Fn armati di spranghe e coltelli, coinvolgendo una ventina di militanti antifascisti e un gruppo di cinque ragazzi di estrema destra.

Sei le persone arrestate, di cui due fanno parte dei collettivi universitari di sinistra e gli altri quattro di movimenti di estrema destra. Il ministro dell’Istruzione Gelmini ha chiesto al rettore de La Sapienza di Roma una relazione sui fatti accaduti, mentre il sindaco Alemanno ha condannato le violenze e smentito al contempo la presenza di un clima intolleranza sempre più diffuso nella capitale, parlando di imbecilli pericolosi da isolare.

Eppure risale solo ad alcuni giorni fa il raid punitivo ad opera di un gruppo di venti ragazzi, guidati da un uomo, muniti di assi di legno e con i volti coperti da foulard con la svastica, nei confronti degli sporchi stranieri e Bastardi. Queste le grida dei barbari che hanno accompagnato le percosse e i danni ad alcuni extracomunitari del quartiere Pigneto a Roma, luogo di artisti e musicisti nel quale trovano sede il centro sociale Snia Viscosa, tra i più grandi e attivi della città, il Bar Necci, famoso per essere stato il bar di Pier Paolo Pasolini e una storica sede dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani.

L’irruzione vandalica a scapito di alcuni negozi ha visto andare in frantumi due vetrine e un frigo bar di un negozio di alimentari e le vetrine di una lavanderia-phone center apaprtenenti a cingalesi. A seguire un assalto ad un alimentari di un indiano e la rottura di una vetrata del portone di un’abitazione. Un extracomunitario del Bangladesh è stato picchiato dalla banda con una bastonata. Attoniti i bengalesi residenti da anni, scesi in strada per rifiutare ogni forma di razzismo e che lavorano onestamente, pagando le tasse come tutti i cittadini.

Scrive The Guardian: [...] l’attacco accade mentre il governo di Silvio Berlusconi dà il via ad azioni repressive verso l’immigrazione illegale e giorni dopo che la folla ha incendiato i campi degli zingari a Napoli. Lo scorso mese la folla ha dato il benvenuto al nuovo eletto sindato Gianni Napolitano con il saluto fascista, davanti al municipio.

Infine la recente aggressione ai danni di Christian Floris, 24 anni, conduttore del portale DeeGay.it, stava rincasando nella Capitale quando due persone gli sbattono la testa contro il muro minacciandolo per via dei temi legati alla sfera dell’omosessualità di cui si occupa e gli intimano di smetterla.

Stupisce che accadano episodi di tale gravità proprio a Roma, quel modello di comunità aperta e solidale promosso dall’ex sindaco Veltroni come un moderno riferimento culturale. Evidentemente serbavano sotto pelle odi, disagi, rancori profondi non percepiti, mai sopiti, ai quali la politica non è riuscita a offrire adeguate risposte. Sembra quasi che tutta la rabbia accumulata per l’impotenza espressa dal Governo precedente su temi scottanti come il bisogno di sicurezza, ancor prima che l’eliminazione delle mafie, tracimi nella foga rabbiosa e ceca di questi giorni, attraverso una recrudescenza di odi antichi che si traduce in violenze verbali e fisiche.

In realtà la violenza è l’ultimo stadio di una sostanziale depressione italiana per la mancanza di risposte sociali certe e l’assenza di fari etici, civili e morali. Sono i problemi economici, la difficoltà di arrivare a fine mese, il salasso delle rate dei mutui, il precariato che soffoca ogni progetto per il futuro, un grave e generale abbassamento della qualità di vita a caratterizzare l’Italia del 2008.

Intanto Berlino ricorda con un monumento collocato nei pressi della Porta di Brandeburgo gli omossessuali, vittime di una feroce discriminazione ai tempi del regime nazista. Un grande blocco con una fessura affacciata su uno schermo dove viene proiettato il bacio di una coppia gay.
L’intolleranza danza: non c’è speranza?
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Giovanni Falcone http://www.afrontealta.com/2008/05/23/giovanni-falcone/ http://www.afrontealta.com/2008/05/23/giovanni-falcone/#comments Fri, 23 May 2008 17:41:04 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=91

Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola. - Giovanni Falcone

A Fronte Alta desidera ricordare così, con un’immagine e una frase dal forte significato, la figura di un servitore illustre dello Stato, morto nel vile attentato mafioso di Capaci il 23 maggio 1992.

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Berlusconi santo subito http://www.afrontealta.com/2008/05/21/berlusconi-santo-subito/ http://www.afrontealta.com/2008/05/21/berlusconi-santo-subito/#comments Wed, 21 May 2008 18:46:10 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=88 Questo il contenuto di un lunghissimo striscione sistemato a Fuorigrotta, che accoglie il premier a Napoli. Se, continua, elimina rifiuti e criminalità, a testimoniare il clima di attesa creatosi attorno all’evento odierno che ha visto il consiglio dei ministri riunirsi presso la Prefettura per provvedimenti e misure legate all’economia e alla sicurezza.

Come giudicate le misure adottate dal consiglio dei ministri sull’emergenza rifiuti? Quali sono le vostre aspettative?

Ecco in breve le decisioni approntate:

  • nomina di Guido Bertolaso, attuale capo della Protezione civile, a sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’emergenza rifiuti e superpoteri;
  • cinque siti secretati per le discariche in tutte e cinque le province campane secretati sino alla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale che ingoieranno un totale di dieci milioni di tonnellate di immondizia;
  • le discariche della Campania saranno aree di interesse strategico-militare e verranno presidiate dall’esercito, a Barbara Contini, ex governatrice di Nassirya in Iraq, toccherà invece il difficile compito di mediare con le popolazioni dei territori sui quali verranno aperte le discariche;
  • per superare l’emergenza, inoltre, si punterà su quattro termovalorizzatori di cui uno a Napoli da stabilire entro 30 giorni;
  • l’immediata riattivazione del termovalorizzatore di Acerra che dovrà riattivarsi entro la fine del 2008 (sebbene ogni gara di aggiudicazione vada deserta nonostante le numerose agevolazioni);
  • entro trenta mesi sarà conclusa la realizzazione del termovalorizzatore di Salerno, al quale si aggiungerà quello di Santa Maria La Fossa;
  • è prevista la chiusura di sette impianti di combustione dei rifiuti per essere trasformati in impianti per il compostaggio di qualità, consentendo secondo le intenzioni, la raccolta differenziata;
  • i comuni che non raggiungono gli obiettivi del 25% per la raccolta differenziata entro il 2008, del 35% entro il 2009 e del 50% entro il 2010, subiranno una maggiorazione della tariffa per lo smaltimento pari rispettivamente al 25%, al 35% e al 50% per ogni tonnellata di rifiuti.
  • tre i commi, inseriti in un unico articolo del decreto, che inaspriscono le pene per chi da domani tentera’ di bloccare le iniziative per risolvere l’emergenza rifiuti. Il primo comma, afferma che ”chi entra abusivamente nelle aree dichiarate di interesse strategico nazionale o renda difficoltoso l’accesso alle aree medesime, e’ punito a norma dell’articolo 682 del codice penale” che prevede una pena da 3 mesi ad un anno. Il secondo comma stabilisce invece che ”chi impedisca, ostacoli o renda difficoltosa la complessiva azione di gestione dei rifiuti e’ punito a norma dell’articolo 340 del codice penale”. La pena e’ fino ad un anno ma per i ”capi, promotori od organizzatori” sono puniti con la pena fino a cinque anni. Il terzo comma, infine, afferma che ”chi distrugge o rovina i beni e gli impianti legati alla gestione dei rifiuti e’ punito ai sensi dell’articolo 635 comma 2 del codice penale”. La pena prevista va da sei mesi a tre anni.

              

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Dillo a Fronte Alta: coniugare giustizia e solidarietà http://www.afrontealta.com/2008/05/20/dillo-a-fronte-alta-coniugare-giustizia-e-solidarieta/ http://www.afrontealta.com/2008/05/20/dillo-a-fronte-alta-coniugare-giustizia-e-solidarieta/#comments Tue, 20 May 2008 20:46:34 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=82

A Fronte Alta raccoglie e pubblica una testimonianza della Federazione scs/cnos, l’ente che racchiude diverse Ong che fanno capo ai Padri Salesiani. Tratta dell’ondata xenofoba e razzista che negli ultimi tempi interessa il nostro Paese.

CONIUGARE GIUSTIZIA E SOLIDARIETÀ

Come Federazione SCS/CNOS, Salesiani per il sociale, giorni addietro chiudevamo la nostra assemblea annuale con un occhio attento agli sviluppi e alle ondate razziste e xenofobe che si stanno producendo nel nostro paese affermando: “Noi in questa caccia allo straniero, al diverso, all’emarginato, non ci troviamo, siamo dall’altra parte. Continueremo a stare per e con i ragazzi poveri, continueremo a bussare - come don Bosco - non tanto per chiedere la carità dei progetti, ma per esigere e tutelare i diritti dei più poveri”.

Questo perché le esperienze dei nostri educatori di strada, dei centri diurni nelle città a forte valenza immigratoria, ci chiedono di svuotare la mente da tutti quegli stereotipi che quotidianamente imprigionano gli italiani relativamente alla figura dell’immigrato ed ancor peggio dell’immigrato cosiddetto “irregolare”. Abbiamo incontrato in strada non clandestini o immigrati ma persone. Che raccontano storie di paesi bellissimi che a malincuore hanno dovuto abbandonare, di povertà, di responsabilità verso chi è rimasto e non ha le risorse per mangiare. Tutto questo ci sollecita ad un paradigma conoscitivo non totalitario e chiuso, bensì attento, curioso, disponibile ad uno scambio, ad una condivisione anche di tipo culturale, che non nasconde le differenze ma le valorizza nella loro specificità e nella loro unicità come unica e eccezionale è l’esperienza di ogni essere umano.

In questi anni ci siamo incontrati con individui a cui non abbiamo proprio niente da insegnare, persone laureate che si ritrovano a fare la fila per una doccia, per un pasto caldo e per un abito pulito, situazioni che mettono di fronte all’interrogativo: “Sono una persona?” prima ancora che “Sono una persona che ha diritti?”.

La strada, unica soluzione che spesso la nostra società ha offerto agli “stranieri”, addormenta e soffoca le risorse individuali, che spesso però, con adeguati interventi e la giusta attenzione, riprendono vita e si trasformano in “possibilità”.

Come giustamente qualcuno ha osservato: “Le recenti elezioni ci hanno mostrato quanto può la paura dei nuovi flussi migratori. Allargando a una intera etnia le caratteristiche di alcuni suoi membri che vivono in una situazione di marginalizzazione, si sta oggi costruendo in Italia l’immagine del nemico rumeno, capro espiatorio ideale per una società che, travolta in un processo di trasformazione anche etnica, non riesce più a riconoscersi”.

Noi riteniamo sia arrivato il momento di smetterla con le generalizzazioni, col credere che c’è un’etnia di violentatori, una di spacciatori, una di truffatori, ecc.; forse è più realistico e più utile andare a ragionare sul fatto che queste persone esistono, trasversalmente a tutte le nazionalità e al di là del possesso di documenti o meno.

Ma c’è un risvolto più educativo che ancora ci interessa.

Di fronte ad adulti che bruciano i campi nomadi, che organizzano ronde “giustizialiste” che usano parole cariche di violenza (in politica, nei media e nel quotidiano), che dimostrano un’assoluta mancanza di rispetto per l’altro, per quell’altro che esce di poco dai confini della cerchia familiare e di amici, che cosa si può pretendere dai più piccoli che respirano questo clima di intolleranza, di chiusura e di poca disponibilità all’ascolto e all’accoglienza?

Il giovane studente picchiato dai suoi compagni perché «sporco romeno» è uno degli esempi delle conseguenze possibili e purtroppo reali.

Una esagerata, opportunista utilizzazione del cosiddetto «tema sicurezza» sta creando nei nostri quartieri, tra molte persone, soprattutto gli anziani e le persone che vivono condizioni di povertà, un tipo di rifiuto che sta molto vicino all’odio.

Tutti dicono che c’è domanda educativa, ma per chi? Forse non solo per i ragazzi, gli adolescenti, c’è da educare un mondo di adulti, città da costruire a misura di persone. In questa bagarre xenofoba, razzista, in questa “caccia”, facciamo un passo indietro. In primo luogo lo diciamo alla politica che è l’arte della mediazione, della ricerca della strada possibile per tutti. Nel binomio giustizia e solidarietà non c’è prima la giustizia e poi la solidarietà, come qualche amministratore ha detto; vanno coniugate insieme, altrimenti diventa una giustizia solo per pochi. In questo modo vanno trasmessi ai giovani.

Domenico Ricca
Presidente SCS
Salesiani per il sociale

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Naples is burning http://www.afrontealta.com/2008/05/17/napoli-is-burning/ http://www.afrontealta.com/2008/05/17/napoli-is-burning/#comments Sat, 17 May 2008 12:02:12 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=78 Cosa resta di quella città affacciata sul golfo dipinta da Giacinto Gigante nelle sue tele ottocentesche? In questo scorcio di maggio inoltrato, non più panorami incantevoli tornano alla memoria, bensì le cronistorie crude di Matilde Serao ad osservare attoniti le molteplici emergenze insolute che traboccano dai televisori delle case degli italiani. Dai rifiuti che sembrano moltiplicarsi levando ossigeno e dignità ad una società civile ormai a pezzi, alla questione Rom e dei campi dati alle fiamme. È un clima nevrotico quello che si respira, un cocktail di sopportazione ed eccessi di ira che spinge giovani muniti di molotov ad appiccare il fuoco ai campi improvvisati di una periferia alle porte di Napoli. Altri giovani ancora, in varie zone della città, sparpagliano cumuli di sacchetti aperti e sfusi sulle arterie principali, bloccando il traffico nelle ore di punta. La vecchia capitale del Regno delle Due Sicilie sembra un’anziana signora rapinata e spogliata dei suoi averi. Se la stessa esasperazione che monta tra la gente fosse condotta nei confronti dei camorristi, Napoli sarebbe una città libera. Nulla di tutto ciò avviene perché la stessa camorra offre pane e companatico, insinuandosi nei vuoti lasciati dallo Stato e nella trascuratezza decennale delle istituzioni che hanno lasciato un cartello Torno subito.

I disordini spettacolari di questi giorni, sommati all’impotenza e/o l’incapacità di ripristinare l’ordine pubblico, offrono agli occhi dei media il termometro dell’umore generale. Sullo stato di natura hobbesiano, Bossi ripete: La gente fa quello che non riesce a fare la classe dirigente. Bisogna dare sicurezza. Da apprezzarne la sincerità. È raro poi, che nei TG di punta quando l’oggetto del servizio sia Napoli, si intervistino persone che parlino la lingua italiana.

La preferenza giornalistica, guarda caso, cade quasi sempre su donne e uomini del volgo, dall’accento dialettale e movenze folkloristiche da peggior sceneggiata, offrendo una rappresentazione settaria, falsa e ingiusta della gente di Napoli al paese intero. A Fronte Alta prova ad approfondire lo sguardo d’insieme:

Ponticelli è un grosso quartiere della periferia orientale di Napoli. Vi risiedono circa cinquantacinque mila persone, senza contare l’elevato numero di abusivi e clandestini che secondo alcuni porterebbe il numero oltre i sessantamila. Affonda la propria identità storica nella presenza di insediamenti romani e influenze religiose fenicie. Ha rivestito inoltre un ruolo politico sia durante la rivoluzione partenopea, con la dura reazione borbonica che vide tredici impiccagioni, sia durante le quattro giornate di Napoli, testimone di una strage nazista che vide perire trentaquattro innocenti.

Oggi è un quartiere connotato da un contesto di degrado urbano, sociale, economico con un alto tasso di criminalità. Come in altre periferie, la disoccupazione tocca livelli elevati per l’assenza di politiche mirate e il forte peso nella zona della camorra. I Sarno costituiscono, tra gli altri, il clan più aggressivo e al contempo più autonomo insieme al clan Di Lauro di Secondigliano. Eppure un tempo Ponticelli costituiva un comune a sè, inglobato alla città durante il fascismo nel programma di ampliamento cittadino. Nel dopoguerra, nonostante il fallimento del piano, conservò una duplice anima agricola ed industriale ma i problemi sorsero immediatamente dopo, con la ricostruzione caratterizzata dalla grande speculazione edilizia sotto il sindaco Achille Lauro. Il bisogno di case portò alla realizzazione di centinaia di rioni malsani e sovrappopolati che raccolsero la numerosa immigrazione dall’hinterland e successivamente gli sfollati dopo il terremoto del 1980.

Il Rione Conocal ad esempio, è una zona del quartiere di Ponticelli posta tra Via Argine e Lotto Zero. Caratterizzata da vecchie palazzine, tele di amianto e cemento, costituisce covo per spacciatori e tossicodipendenti, mentre il Rione Inicis è situato vicino ai quartieri di Volla e Caravita, nella quale è situata buona parte dell’attività illegale e del racket della zona ed è quindi gestito dalla criminalità organizzata.

A questi problemi si aggiunge l’alta percentuale di evasione scolastica e di disagio culturale. La rilevante presenza di immigrati extracomunitari, non ha mai creato problemi di convivenza particolari. Fortunatamente non è solo degrado quello che affiora, grazie all’impegno quotidiano di persone desiderose di restituire un’immagine gradevole e diversa della zona, attraverso manifestazioni sociali e culturali.

Ponticelli. Una periferia dell’anima. Palazzi grigi o casermoni ripetuti all’ossesso che si stagliano in file, ben visibili dalla tangenziale e la accomunano ad altri quartieri simili di Roma, Palermo, Bari. Gente tranquilla, persone per bene, schiere di lavoratori, famiglie e studenti che convivono con gli altri. Sono questi altri coloro i quali sporcano loro malgrado l’ambiente, rispondono alle leggi del sistema, spacciano droga per campare, tra quartieri fantasma e piazze di vendita al dettaglio. I napoletani, ad onor del vero, sono per natura un popolo accogliente e tollerante. Il porto, emblema di flussi secolari fatti di traffici commerciali, di incontri tra genti e culture lontane, costituisce l’orizzonte di tolleranza e apertura verso il mondo, ben interiorizzato nei secoli dalla popolazione partenopea. Sentire puntati addosso indici istituzionali che accusano di razzismo e xenofobia fa male.

Eppure è accaduto che si sia scatenata una reazione violentissima da parte di teppisti partiti dai fortini della camorra contro il presunto tentativo da parte di una minorenne rom di portar via una bimba. Indagano gli acquirenti sull’accaduto, mentre sciacalli, tra cui il figlio di un camorrista accusato di strage, si aggiravano immediatamente dopo i roghi, tra le macerie fumanti, morali e materiali, cercando di recuperare qualche radio, tv, videoregistratore, frugando qua e la tra le baracche annerite. Una foto su tutte racconta di questo popolo, i rom, perseguitato sin dalla notte dei tempi: una colonna di sgarrubati ape car arrugginiti, con a bordo intere famiglie scortate dalla polizia che fuggono con le poche cose tratte in salvo. È sembrato di rivedere uno sgombero delle S.S. nei sobborghi di Berlino. La meta? Incognita.

L’apice del fallimento politico si è raggiunto con l’ipocrisia delle dichiarazioni di sdegno e l’attacco all’intolleranza. Lo Stato, la Regione, il Comune, dove erano mentre i nomadi albergavano in condizioni igienico sanitarie da quarto mondo? Dove erano le istituzioni mentre proliferavano gli insediamenti abusivi e fatiscenti dei Rom su terreni demaniali abbandonati? La politica da queste parti fa spallucce, non essendo in grado di interpretare la realtà, i suoi bisogni, le istanze dal basso. Il non decisionismo alla lunga paga, arrivando a chiudere entrambi gli occhi sulle condizioni sanitarie impossibili di centinaia di persone, moltissime delle quali bambini e donne. E sul diritto alla sicurezza e ad un minimo di vivibilità degli abitanti di una periferia già martoriata.

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Il travaglio http://www.afrontealta.com/2008/05/12/il-travaglio/ http://www.afrontealta.com/2008/05/12/il-travaglio/#comments Mon, 12 May 2008 16:33:42 +0000 Mariano http://www.afrontealta.com/?p=74

L’autore di questo post ha visto la puntata di Che tempo che fa andata in onda sabato 10 maggio.

I telespettatori che hanno seguito il TG delle 20 del giorno successivo non hanno ascoltato l’audio relativo alle immagini della puntata in questione. Sì, perché il giornalista di RAI1 ha deciso per noi che quelle di Travaglio erano offese (sic) e se proprio c’erano dichiarazioni da riportare, naturalmente le uniche ammesse erano quelle dei politici. Andiamo con ordine.

Due sono i ragionamenti che Travaglio fa su Renato Schifani, neo-eletto Presidente del Senato.

Marco Travaglio cita Schifani dopo aver elencato i nomi di importanti personaggi politici del passato (Fanfani, Parri, Einaudi, De Nicola, Nenni, etc.), al fine di ridicolizzarne la statura politica e sottintendendo quello che, per lo stesso Travaglio, è il basso valore morale dell’esponente del Pdl. Travaglio conclude, ipotizzando che solo la muffa potrebbe seguire Schifani nella lista. Poi si corregge sostenendo che l’esempio non è pertinente poiché dalla muffa si ricava la penicillina. Insomma, per Travaglio, la muffa è meglio di Renato Schifani.

L’altro momento in cui Travaglio cita Schifani è contestualizzato nel ragionamento sulla indipendenza-dipendenza della stampa. Travaglio ricorda un fatto riportato anche dal giornalista antimafia Lirio Abbate: Renato Schifani ha costituito, in passato, una società insieme con tre persone; due di queste, successivamente vengono condannate per mafia. Travaglio sostiene che in un Paese libero la stampa chiederebbe conto a Schifani delle sue frequentazioni.

Sapevo che l’intervento di Travaglio sarebbe risultato offensivo e ho giudicato io stesso certe esternazioni fuori luogo. Naturalmente, mi riferisco alle prime che ho citato: quelle sulla muffa. Sono esternazioni gratuitamente allusive a una connotazione negativa della persona di Schifani. Non è detto che tutti la pensino come Travaglio e non si possono, da giornalista, esprimere pareri comici sul mero valore politico di un personaggio.

Il colpo di scena è che lo scalpore dei politici tutti, eccezion fatta per il giustizialista Di Pietro, è stato destato non dal primo argomento di Travaglio, ma dal secondo. Insomma, l’offesa è che Schifani aveva rapporti con gente poi accertata mafiosa.

Che ne pensate? È vero, come dicono, che non è stato rispettato il contraddittorio? Pensate anche voi che su fatti accertati giudizialmente ci sia bisogno di attuare un contraddittorio? E se è così, perché Schifani non ha sfruttato la prima telecamera per spiegare quei rapporti, piuttosto che minacciare querele?

Ultima domanda: se l’informazione è libera, perché ieri sera il TG1 non ha consentito ai telespettatori di ascoltare la viva voce di Marco Travaglio, affidando, invece, la relazione sui fatti ai commenti dei politici?

P.s. YouTube è stato inondato di contributi sulla puntata, clicca qui per vederli. Di seguito proponiamo parte dell’intervista a Marco Travaglio nella puntata del 10 maggio a Che tempo che fa.

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Stop agli immigrati… o agli italiani? http://www.afrontealta.com/2008/05/06/stop-agli-immigrati-o-agli-italiani/ http://www.afrontealta.com/2008/05/06/stop-agli-immigrati-o-agli-italiani/#comments Tue, 06 May 2008 13:54:18 +0000 Mariano http://www.afrontealta.com/?p=72

Chiunque da mesi si imbatta in un notiziario televisivo o nella lettura dei titoli di un qualsiasi giornale avrà appreso di allarme criminalità, di violenze sessuali in aumento e di calo della sicurezza nelle città italiane. Chiunque avrà appreso queste cose, avrà sicuramente notato la connessione tra certi fatti criminosi e la extraitalianità dell’autore. Ad onor del vero, relativamente ai delitti di violenza sessuale (argomento sempre attuale, ma che oggi gode di particolare attenzione da parte dell’informazione), pareva che a commeterne fossero solo romeni.

Qualche giorno fa il Corriere della Sera ha reso noti i dati forniti dal Ministero dell’Interno circa la nazionalità degli autori dei reati più frequenti in Italia.

La prima notizia è che al primo posto, in tutte le categorie di reato, almeno fino a tutto il 2007 si confermano gli italiani. La seconda è che il secondo posto spetta ai romeni, a seguire marocchini e albanesi.

Faremo l’esempio delle violenze sessuali nel 2007, data la particolare attenzione riservata a quest’argomento dai media. Sono 397 le violenze compiute dai romeni. Quante violenze sessuali sono riconducibili ad autori italiani? 2705. Più del doppio, più del triplo, molto più del quintuplo. L’articolo, a firma di Fiorenza Sarzanini, che commenta la tabella del Viminale si scorgono frasi un po’ approssimative, a partire dal titolo: Romeni, marocchini e albanesi in testa alla classifica dei reati.

Obiezione: in verità, l’abbiamo detto, la medaglia d’oro, in territorio italiano, non può che essere dei cittadini italiani. Seconda frase approssimativa: [...] tra clandestini e regolari entrati nel nostro paese negli ultimi quattro anni sono loro a commettere il maggior numero di delitti.

Obiezione. Loro, chi? La risposta è nel periodo precedente: [...] nella foto della criminalità straniera che agisce in Italia, romeni marocchini e albanesi confermano il proprio primato negativo. Punto. Ora, se tu contestualizzi nel quadro della criminalità straniera un fatto, chiudendo con senso compiuto un periodo e nel periodo successivo dimentichi di specificare che si sta parlando di criminalità straniera, è molto facile che il lettore capisca semplicemente che sono loro a commettere il maggior numero di delitti (cfr. figura).

Terza frase approssimativa, sempre sulla paternità romena dei delitti: [...] con un’impennata che negli ultimi dodici mesi ha riguardato i furti e le rapine e una crescita costante delle violenze sessuali.

Il crimine cresce, non i crimini dei romeni.

Certo, meglio precisare che la somma complessiva dei colpevoli stranieri (marocchini, albanesi, senegalesi, cinesi) fa acquisire più peso al dato degli immigrati che delinquono e, sia chiaro, questo post non pretende di emettere sentenze sulla questione immigrazione. Il punto qual è, allora?

Il punto è che i fatti avvengono indipendentemente da come li raccontano. Il reato si compie, sta alla stampa parlarne. Il modo in cui i fatti vengono raccontati dall’industra giornalistica dominante non rispecchia le proporzioni dei fenomeni. A volte la scoperta dei fatti non coincide con l’ascolto di un tg.

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Lo stivale a destra http://www.afrontealta.com/2008/04/29/lo-stivale-a-destra/ http://www.afrontealta.com/2008/04/29/lo-stivale-a-destra/#comments Tue, 29 Apr 2008 11:38:28 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=69 Le elezioni amministrative hanno confermato la svolta a destra del Paese. Il risultato raggiunto costituisce un segnale di netta discontinuità, coadiuvato anche da un’elevata astensione, che non sminuisce un traguardo suddivisibile per aree geografiche: l’elezione a presidente del consiglio di Silvio Berlusconi per la terza volta in quindici anni, l’avanzata della Lega soprattutto tra gli operai al Nord, la vittoria storica di Gianni Alemanno, primo sindaco di destra dal dopoguerra della Capitale e di Raffaele Lombardo con il movimento per l’autonomia a presidente della regione Sicilia.

Veltroni: con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi, con le elezioni politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento, candidando Rutelli ha perso Roma. Walter santo subito.

Nel Pd si parla di sconfitta pesante, alla quale dovrà seguire una profonda riflessione, che sottintende una messa in discussione dei vertici e delle strategie adottate finora. Un cartello di sostenitori del nuovo sindaco di Roma è eloquente a tal proposito.

Sotto un altro punto di vista è possibile parlare di netta vittoria del centro destra, rappresentato dal Popolo della Libertà, con una precisa responsabilità governativa e amministrativa assegnata dagli elettori per i prossimi anni. La democrazia è alternanza.

Cosa ne pensate?

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Democrazia sotto scacco http://www.afrontealta.com/2008/04/27/democrazia-sotto-scacco/ http://www.afrontealta.com/2008/04/27/democrazia-sotto-scacco/#comments Sun, 27 Apr 2008 13:17:02 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=68

Si stanno susseguendo segnali inquietanti in questi giorni. In alcune città del Sud Italia le mafie alzano la voce e lo fanno attraverso i metodi tradizionali. Il silenzio clamoroso della politica su certe vicende fa più rumore di un colpo di pistola. L’intimidazione e la violenza primitiva di questi balordi tiene sotto scacco la democrazia. Non un personaggio, una terra, una regione ma il paese intero è aggredito nelle sue libertà fondamentali.

Offrire uno spazio adeguato a queste notizie passate in second’ordine è il minimo che A Fronte Alta possa fare, affinché nulla cada nell’oblio e nell’indifferenza.

Pomigliano D’Arco, Napoli: attacco alla sede del comitato elettorale di Tommaso Sodano, esponente di Rifondazione Comunista. Sodano, presidente della commissione ambientale nell’ultima legislatura, da sempre è impegnato nelle questioni relative a salute ed ambiente, divenendo un punto di riferimento per molti problemi da Scanzano, venuta alla ribalta per l’ipotesi di collocare un deposito di scorie nucleari, sino alla questione rifiuti, il problema diossina e il termovalorizzatore di Acerra.

Ha denunciato più volte a viso aperto le connivenze fra camorra e politica nella gestione dei rifiuti in Campania. In particolare gruppi imprenditoriali che sebbene siano stati interdetti dalla prefettura per infiltrazioni camorristiche, riescono ad aggiudicarsi gli appalti attraverso subappalti e prestanomi.

Negli ultimi mesi è stato oggetto di ripetute minacce di morte e diverse lettere contenenti più di sedici proiettili. La Prefettura di Napoli ha deciso cosi di metterlo sotto scorta.

Il fuoco appiccato nel giorno della Liberazione alla sede elettorale dell’onorevole Sodano è giunto, secondo lo stesso, perché è stata abbassata la guardia dopo i controlli effettuati in seguito alle prime intimidazioni.

Caserta: è stata organizzata una catena umana di solidarietà nei confronti di Saviano, il pm Cantone e la giornalista Rosaria Capacchione, dinnanzi alla sede della redazione casertana del Mattino. L’iniziativa messa in piedi dai giovani della diocesi ha voluto essere un segnale di speranza e l’auspicio di una rinascita sociale per la città di Caserta. Nessun parlamentare presente, eccetto alcuni assessori di Comune e Provincia e Fulvio Martusciello, PDL, unico rappresentante regionale presente.

Gioia Tauro, Reggio Calabria: attentato mafioso in piena regola con una bomba posta sotto l’auto di un commerciante di abbigliamento e interessi nel calcio. L’ordigno radiocomandato è esploso provocando lesioni agli arti superiori e inferiori di Antonino Princi, 45 anni. Perderà la vista per la deflagrazione e ha subito già l’amputazione di tutti gli arti. È attualmente ricoverato in prognosi riservata.

L’azione è riconducibile al clima di tensione che da mesi caratterizza la piana di Gioia Tauro. La fine dei vecchi equilibri mafiosi, sfociata con l’omicidio recente dl boss Molè è aggravata da questo gesto violento e chiaro. L’imprenditore è titolare di una serie di negozi di abbigliamento e socio in alcune società che gestiscono supermercati nei centri commerciali aperti di recente nel Reggino. Coltiva interessi anche nel mondo del calcio. Negli anni scorsi era stato socio di riferimento del Catanzaro, quando la squadra militava in serie B.

Il Consiglio dei Ministri ha deciso negli ultimi provvedimenti lo scioglimento del Consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose.

Reggio Calabria: in data 22 aprile è stata rilevata durante una bonifica dei Ros una microspia in un ufficio della Procura della Repubblica. Nicola Gratteri, il pubblico ministero  titolare dell’inchiesta sulla strage di Duisburg. La microspia non è tecnologicamente avanzata: funziona a pile che vanno ricaricate periodicamente. È in grado di diffondere le intercettazioni in un raggio massimo di venti metri. L’ipotesi avanzata è che un altro magistrato possa essere la talpa in Procura, sede di altissime tensioni dopo che le inchieste hanno visto fughe di notizie, pilotate per sabotarle. Questo è accaduto in relazione alle indagini sulle relazioni pericolose del senatore Sergio De Gregorio filmato a cena con alcuni esponenti della ‘ndrangheta e i rapporti tra Marcello Dell’Utri e il faccendiere Aldo Micciché che prometteva di poter manipolare i voti degli italiani del Sud America in cambio di una sostanziosa bustarella.

Il Csm ha nominato Giuseppe Pignatone nuovo Procuratore capo della Procura di Reggio, al fine di calmierare l’atmosfera avvelenata negli uffici giudiziari e dare una spinta forte alla lotta contro le cosche calabresi. Pignatone è stato coordinatore delle indagini che hanno condotto all’arresto di Provenzano e sembra intenzionato a portare battaglia alla’ndrangheta dopo anni di esperienza maturati a Palermo.

Palermo: è apparso l’ennesimo murales con il volto del boss latitante trapanese Matteo Messina Denaro nei pressi della facoltà di Giurisprudenza. Nei giorni scorsi aveva fatto scalpore un altro murales alle spalle della Cattedrale. Lo stile è tipico della pop art di Andy Warhol in cui il viso del boss appare come in una vecchia fotografia con indosso un paio di occhiali da sole ed è riprodotto in colori diversi. Sotto la scritta Messina Denaro, il simbolo del dollaro e la sigla FA. Il disegno è comparso anche su una delle facciate dei nuovi uffici comunali di Castelvetrano, paese natale del capomafia. Gli investigatori stanno cercando di appurare se si tratti di una sfida civile al mafioso o di un segnale inquietante.

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V2-DAY http://www.afrontealta.com/2008/04/24/v2-day/ http://www.afrontealta.com/2008/04/24/v2-day/#comments Thu, 24 Apr 2008 16:20:40 +0000 Mariano http://www.afrontealta.com/?p=67 Domani, 25 aprile, in tutta Italia il Popolo dei Grillini scenderà di nuovo in piazza per firmare a favore di tre referendum:

  1. abolizione dell’ordine dei giornalisti
  2. cancellazione dei contributi pubblici all’editoria
  3. abolizione della legge Gasparri

Le tematiche che Beppe Grillo intende sollevare affondano le radici nello stesso principio di cui abbiamo parlato nell’approfondimento: l’indipendenza dell’informazione.

I ragazzi di A Fronte Alta domani, dalle 9 alle 14, saranno presso il piazzale Brunelleschi di Portici, per videointervistare organizzatori e partecipanti della racolta di firme.

Chi voglia aggregarsi, sa dove trovarci!

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Nati liberi http://www.afrontealta.com/2008/04/19/nati-liberi/ http://www.afrontealta.com/2008/04/19/nati-liberi/#comments Sat, 19 Apr 2008 13:04:18 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/?p=63

A Fronte Alta c’è. Sta crescendo. Lentamente ma inesorabilmente. Con umiltà e sacrificio. Riunioni su riunioni, fatte di confronti, incontri, idee, azioni. Quando ci ritrovammo in quattro attorno ad un tavolo a parlare di ciò che volevamo fare, mai avremmo immaginato di arrivare in poco tempo ad un dibattito pubblico aperto alla cittadinanza e ad un sito internet cosi aggiornato e visitato, base virtuale di una realtà in carne, ossa e pensiero.

Un’associazione politica, culturale, apartitica, frutto di un progetto coltivato a lungo, ragionato, sfiorato e infine realizzato. È nata dal basso, un pò come quelle piante che dalle nostre parti sorgono dai marciapiedi o dai bordi delle strade. Escono allo scoperto facendosi spazio tra il cemento, a dimostrare che sotto i basoli o l’asfalto c’è un terreno fertile, c’è vita. Un’associazione diversa dal solito, poliedrica, che avanza una visione a trecentosessanta gradi del mondo, cosi complesso da non poter essere racchiuso e sintetizzato in un’ideologia preconfezionata.

Un movimento culturale che ha interiorizzato l’importanza e la bellezza del fresco profumo della libertà di cui parlava Paolo Borsellino, che intende farsi testimone di quelle idee e tensioni morali che camminano sulle gambe di altri uomini, come sottolineava Giovanni Falcone e che desidera vivere padrone del proprio destino e non servitore in ginocchio, seguendo l’invito di Sandro Pertini.

Il finale di Gomorra, bestseller di Roberto Saviano, termina con una frase: “Maledetti bastardi, sono ancora vivo!”

Maledetti bastardi, sono ancora vivo!
- Roberto Saviano

È un grido disperato e di speranza. Disperato perchè è l’urlo che ognuno ha dentro di sè, il grido di chi non si capacita di questa realtà paralizzata ed è costretto a dover subire passivamente le arroganze e la violenza di sistemi più grandi profondamente radicati. È però al contempo un urlo di speranza. Quell’imprecazione urlata al cielo rappresenta la libertà nella sua forma più alta e nobile, incarnando il diritto a respirare un’aria diversa, a non accontentarsi dell’orizzonte, a guardare oltre il reale, per dimostrare che si è ancora vivi. Nonostante tutto.

Tocca a noi, a tutti noi il compito di essere testimoni orgogliosi ed eredi ideali del messaggio di Saviano, un coetaneo della nostra terra che si è privato della libertà in nome della verità. Quale è Il modo migliore per sentirci moralmente vicini a tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita, la propria libertà o semplicemente hanno indicato una strada? È proseguire in questo solco, facendoci avanti da soli, proponendoci e costruendo ciò di cui tutti avvertiamo il bisogno ma che non esiste ancora. Le persone per bene costituiscono da sempre la maggioranza, la stragrande maggioranza che non fa rumore. La gran parte di quelle persone si sente oltraggiata, messa ai margini, demoralizzata, disillusa. Talvolta confusa e manipolata dallo stillicidio di cronaca nera trasmesso dai tg, dalla diffusione quotidiana di morte e sangue che alimentano solo un senso di angoscia e pregiudizi, dai reality show che sfornano intrattenimento, illusioni e pseudo talenti, dal trash che abbonda con litigi, storie balorde, volgarità e banalità in un grande circo di mediocrità di cui potremmo fare veramente a meno. Queste sono le vere armi di distrazione di massa. In tanti sembrano subire l’incantesimo televisivo restando come ipnotizzati, comandati a distanza. Non disperiamo, possiamo venirne fuori. Siamo donne e uomini intelligenti e meritiamo di meglio. In ogni storia  c’è sempre una luce. Impariamo a riconoscerla e inseguiamo la fiamma della civiltà e della speranza che ognuno di noi ha dentro. Quella fiamma va stimolata, alimentata e trasmessa agli altri con passione, amore, fiducia, desiderio di rivincita.

La storia del nostro paese è fatta di persone eccezionali. Autentici testimoni civili che fanno ogni giorno il proprio dovere senza riconoscimenti o medaglie al valore, senza referenti, raccomandazioni o riferimenti nel sistema politico. A Fronte Alta vuole essere un osservatorio permanente su queste realtà. Proponiamo un’analisi che sia condivisa e realmente democratica che possa individuare le soluzioni migliori alle problematiche che riguardino il territorio, la politica, la società. Facciamo dell’elasticità mentale il nostro modus pensandi, rifugiandoci dalle chiusure mentali.  Non viviamo di ghettizzazioni del pensiero. Non erigiamo barriere, muri, paletti ideali e ideologici perchè impedirebbero un confronto libero e tollerante. Ma dalle parole all’azione il passo è breve, mediante la partecipazione, caratteristica essenziale di chi si impegna in prima persona, mettendoci la testa, le mani, il cuore. Oggi abbiamo la possibilità di creare qualcosa di completamente nuovo, che parta dai giovani e si rivolga all’intera società. Desideriamo rendere un servizio alla collettività mostrando le qualità e i talenti, le potenzialità inespresse, esprimendo la voce di tutti coloro i quali sono stufi di essere etichettati con i luoghi comuni, soprattutto nella realtà napoletana. Siamo sparuti, dispersi, lontani. Dobbiamo ritrovarci, insieme, conoscerci e provarci. Siamo ragazzi meridionali, orgogliosi della nostra identità e figli di questo paese. Crediamo nell’importanza di creare una rete tra i soggetti che operano sul territorio e non solo: l’ambizione è di cercare sostegno e supporto altrove, nelle battaglie di civiltà contro le mafie, per la legalità e per una nuova concezione del mondo che non si qualifichi con divise ideologiche che rappresentano una verità che si crede universale. È necessario studiare nuovi strumenti per interpretare la realtà, migliorandone la percezione e traducendo dall’osservazione quelle che sono le esigenze e i bisogni reali.

Noi giovani possiamo, dobbiamo fare la differenza, al di là delle ideologie, se ve ne fossero, o delle simpatie partitiche. Una buona informazione è la base per un futuro in cui ognuno sia più consapevole e partecipe.

Lasciamo una traccia allora. Apriamoci a nuove soluzioni. Cooperiamo, proponiamo, creiamo e diamoci da fare. Nulla è perduto, nessun processo è irreversibile, niente è immutabile. In tanti si riempiono la bocca parlando di cambiamento, come se dovesse cadere dall’alto, per mano di chissà chi.

È la nostra coscienza pulita che ci impone di non restare soli e rassegnati dinnanzi ad un mondo, ad una società, una nazione o una città che ci stanno strette. Ogni pensiero, impegno, partecipazione potrà rendere qualsiasi donna o uomo più ricco, riscattando l’animo dal grigio che lo circonda, dall’indifferenza a macchia d’olio e dal qualunquismo di chi, forse troppo amareggiato lascia cadere tutti dalla torre.

Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l’inizio di una nuova realtà.
- Friedensreich Hundertwasser

E invece no. Diamoci una chance. Credere è sperare e solo l’astrazione, la fantasia, la creatività, l’ingegno, la sana rabbia, quel desiderio ardente di intere generazioni di ribaltare le condizioni sociali e culturali ha fatto girare il mondo. I problemi sono numerosi. Tanti e spesso di natura complessa, ma riguardano le nostre vite, il nostro presente quotidiano, prima del nostro futuro. A Fronte Alta è oggi una realtà attiva, un esperimento, una scomessa. Una bella sfida. Proviamoci. Diceva Gandhi che non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare.

Lanciamo un segnale di fumo. Partecipiamo liberamente. Lo statuto e il chi siamo parlano di noi. Esserci è meglio che non esserci.

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Dillo a fronte alta: indipendenza dell’infomazione http://www.afrontealta.com/2008/04/17/dillo-a-fronte-alta-indipendenza-dell-informazione/ http://www.afrontealta.com/2008/04/17/dillo-a-fronte-alta-indipendenza-dell-informazione/#comments Thu, 17 Apr 2008 19:17:50 +0000 Mariano http://www.afrontealta.com/?p=58

Da dove comincia il problema dell’indipendenza dell’informazione? È una questione che riguarda solo i CdA dei gruppi editoriali o affonda le sue radici nella soglia d’ingresso alla professione?

Giovanni Bruner, un amico di A fronte alta, studente universitario ha scritto a uno dei coordinatori per offrire il suo punto di vista. Pubblichiamo di seguito la sua lettera.

Caro Luca
seguo con vivo interesse la lotta per una informazione libera condotta da Beppe Grillo. Non ne condivido tutti i contenuti, né condivido pienamente certe altre scelte del comico (come quella del non-voto). Sono laureato con il massimo dei voti, parlo fluentemente inglese e francese e da grande sogno di fare il giornalista. Ma in Italia, si sa, spesso i sogni sono destinati a rimanere tali. Ho scritto per un anno e mezzo su una testata del napoletano, praticamente ogni giorno e gratis. Sono stato cacciato a calci in culo e senza spiegazioni quando ho chiesto un minimo di rimborso spese almeno per le telefonate.

Volete sapere qual è uno dei segreti della nostra informazione, in mano alla cricca neoliberale che spadroneggia su questo paese e che accumula ingenti ricchezze ai danni del resto della popolazione? Beh lo dico subito: il segreto è nel reclutamento dei servi. Ci sono due modi in Italia per lavorare e guadagnarsi da vivere con il giornalismo: il primo, quello più antico e complesso è una lunga, lunghissima gavetta per poi farsi assumere al praticantato che da diritto al concorso per l’albo dei giornalisti. I posti in palio sono pochissimi e perlomeno al sud (dove vivo) riservati a figli e nipoti; l’altro, ed apparentemente più facile, modo per avere accesso ad una testata nazionale o regionale è quello di inscriversi ad una delle scuole di giornalismo riconosciute dall’Albo. Ce ne sono in tutto sette o otto, sotto forma di master, scuole di specializzazione o altro ed i loro costi sono ai limiti dell’assurdo. Luiss e Iulm chiedono rette annue da 9.500 euro annui, a cui per un fuori sede bisogna aggiungere i costi di vitto e alloggio per una previsione di circa 20.000 euro annui (da sottolineare che i corsi sono a frequenza obbligatoria). Più moderate le pretese a Bologna (6.000 euro annui) e Perugia (5.000 euro). La storica Carlo De Martino di Milano chiede ai suoi studenti una retta di 4.000 annui ma si regge sui finanziamenti del governo regionale Formigoni. Urbino richiede una retta vicino alla soglia di ammissibilità per un figlio di una famiglia normale. Soli 3.200 euro annui, ma il rischio chiusura visto che i finanziamenti pubblici gli sono stati tagliati nel 2006 e visto che la direzione della scuola stoicamente si rifiuta di aumentare le rette per non renderla una scuola riservata alle élite alto-borghesi. Ed allora come cazzo si può prentendere che l’informazione sia libera ed indipendente se esistono barriere del genere per diventare giornalisti? Come si può pretendere che la stampa ed i media in generale si occupino seriamente degli affari della classe al potere se sono proprio i figli e figliocci di questa classe che ne muovono le redini? Perchè queste scuole non sono pubbliche (in Francia una della principali scuole di giornalismo, quella di Sciences Po è pubblica ed accessibile a tutti)?

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La venticinquesima ora http://www.afrontealta.com/2008/04/12/la-venticinquesima-ora/ http://www.afrontealta.com/2008/04/12/la-venticinquesima-ora/#comments Sat, 12 Apr 2008 07:28:40 +0000 Mariano http://www.afrontealta.com/2008/04/12/la-venticinquesima-ora/

Ventiquattro ore all’apertura delle ostilità. Ventiquattro ore all’inizio della consultazione più importante per il Paese. Tra ventiquattro ore milioni di italiani programmeranno la propria domenica in modo da lasciarsi un po’ di tempo libero per recarsi in un seggio. L’agone elettorale si è concluso e ora la parola passa ai cittadini.

Con che speranza l’Italia andrà al voto? Quali aspettative accompagneranno la scelta dei candidati (rectius della lista)? Che priorità dovrà prefissarsi il nuovo Governo? Provate a fornire un semplice elenco di azioni politiche che v’aspettate o che, magari, sperate siano poste in essere. O indicate una problematica che, a vostro parere, andrebbe risolta prima delle altre.

I ragazzi di A fronte alta domattina realizzeranno delle video-interviste all’uscita dei seggi, per porre queste stesse domande ai cittadini freschi di voto. Per chi volesse contribuire alla realizzazione delle interviste, l’appuntamento è alle ore 11.00 presso il II circolo didattico, viale L. Da Vinci, Portici. Nel corso della mattinata ci sposteremo verso altri comuni del vesuviano.

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Voto non voto http://www.afrontealta.com/2008/04/05/il-voto-non-voto/ http://www.afrontealta.com/2008/04/05/il-voto-non-voto/#comments Sat, 05 Apr 2008 10:56:58 +0000 Luca http://www.afrontealta.com/2008/04/05/il-voto-non-voto/

Quest’espressione potrebbe essere interpretabile in diversi modi: come un dubbio amletico, un’affermazione a cui segue una negazione, un ripensamento, oppure ancora come una sostanziale equivalenza tra le due azioni.

È una strana campagna elettorale, senza lotta all’ultimo sangue come eravamo abituati e si preannuncia ricca di incognite e sorprese al fotofinish. L’astensionismo è il grande tema al centro dell’attenzione politica. L’appello dei principali leaders al voto utile rappresenta il richiamo quotidiano, accompagnato da motivazioni legate alla maggiore giovernabilità, al cambiamento possibile, al rinnovamento della classe dirigente e alla migliore sorte dei cittadini italiani.

Eppure tra comizi, interviste e dibattiti televisivi si fatica ad ascoltare cosa ne pensano loro, gli elettori, ora stanchi, ora delusi, ora amareggiati per il malcontento diffuso a macchia d’olio. Un clima sociale provato dallo spettro della recessione e dai bassi consumi non è certamente dei migliori per chiedere a distanza di appena due anni un ulteriore voto. Un sentimento misto di  rabbia e rassegnazione serpeggia sotto la pelle di chi non ha voce nei salotti televisivi o sulla carta stampata.

Tuttavia è cambiato l’atteggiamento degli elettori, più sensibili, più attenti, meno indifferenti al contrario di quanto si possa pensare dalla realtà che emerge dai media. E non c’è più la volontà di votare il cosiddetto meno peggio turandosi il naso. Il non voto a detta di molti equivarrebbe cosi ad un segnale preciso all’intera politica, contro questa legge elettorale e l’assenza di alternative realmente credibili. Voi cosa ne pensate?

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