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	<title>A Fronte Alta &#187; Lavoro</title>
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	<description>Siate uomini liberi, in piedi, a fronte alta, non servitori in ginocchio.</description>
	<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 13:09:43 +0000</pubDate>
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		<title>Pubblico impiego nell’occhio del ciclone</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 12:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[Come gli è riuscita in relazione alla Monnezza a Napoli, anche nei confronti del famigerato Pubblico Impiego e della scuola, da sempre ricettacoli di fannullagine, parassitismo sinistrorso, il Governo Berlusconi, vuole conseguire un ulteriore successo d’immagine, ampress’ ampress’. Non direttamente da lui gestito, ma grazie a Ministri volenterosi, ma sempre ispirati dal suo verbo: benché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="Arial;">Come gli è riuscita in relazione alla Monnezza a Napoli, anche nei confronti del famigerato Pubblico Impiego e della scuola, da sempre ricettacoli di fannullagine, parassitismo sinistrorso, il Governo Berlusconi, vuole conseguire un ulteriore successo d’immagine, <em>ampress’ ampress’</em>. Non direttamente da <strong>lui</strong> gestito, ma grazie a Ministri volenterosi, ma sempre ispirati dal <strong>suo</strong> verbo: benché il Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica sia persona non priva di autonomia ed economista di vaglia; personaggio di minore spessore politico è la Ministra Gelmini.</span></p>
<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm1.static.flickr.com/107/286750586_62e84bb025_d.jpg" alt="" /></p>
<p>Tutti e due di Forza Italia; quest’ultima è considerata molto vicina a Comunione e Liberazione, la grande organizzazione di militantismo cattolico, molto contigua all’Episcopato <em>marca Ruini</em>, cioè nettamente <em>schierato</em> sull’attuale fronte governativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Arial;">Con piglio molto attivistico, deciso e giovanile, i due ministri, hanno deciso di fare guerra <em>al vecchio</em>: ovvero con tutto il marciume burocratico che appesantisce e rende inefficace la Macchina Pubblica, che non è più una struttura erogatrice di servizi necessari alla Comunità, ma una séntina di imboscati: null’altro che un’erogatrice di stipendi a sbafo. Della cui inutilità e disfunzionalità si è fatta paladina la Sinistra e i Sindacati. Mentre i cittadini <em>normali</em>, quelli <em>faticatori</em> del nord sgobbano e si sbattono, gli impiegati statali, soprattutto da Roma in  giù, passano il tempo fuori dai loro uffici, tra cappuccini al bar, shopping domestici, straordinari che non fanno e premi che non meritano: dei veri imbroglioni. Il ministro ha iniziato per primo, sospendendo tutti quelle indennità più o meno premiali che erano diventate parte integranti dello stipendio. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Arial;">Non è che si è posto il problema della reale produttività, che nelle pubbliche amministrazioni si deve configurare in modi ovviamente diversi dalle fabbriche o dalle strutture private di servizi: settore per settore sono da individuare la stessa definizione di produttività, organizzazione, controlli, dei percorsi, stabilendo le criticità e le esigenze in relazione alle funzioni di quella data struttura. Questo sarebbe stato realmente rivoluzionario: e su questa base, dopo un lavoro serio e approfondito, riregolare il flusso delle indennità premiali. Invece, come gli ha insegnato il Master, è partito dalla fine del percorso, proclamandolo come iniziale, promuovendo su di sé, soprattutto, un grande clamore d’immagine. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Arial;">Anche in questo caso, come per la monnezza, sembra premiata, presso l’opinione comune, questo approccio. Anzi lo stesso Ministro se n’è autoelogiato in un blog creato all’uopo presso il suo Ministero, in cui, con una buona dose di autoironia, raccoglie anche voci, commenti, caricature contrarie. Tra gli obiettivi politici conseguiti c’è certamente una finta trasformazione, di tipo gattopardesco, volta a farsi amico i grandi burocrati dello Stato. Infatti proclamando una rivoluzione che colpisce il basso della piramide statale, ha di fatto salvaguardato, confermato il potere, gli emolumenti, spesso scandalosi a fronte di realmente scarsa produttività, dei cosiddetti Grands Commis. Mentre invece è dall’alto che la struttura andava rigovernata: ma questi qui di Forza Italia vogliono creare una struttura di potere, di affidabilità politica e vogliono farlo, demagogicamnte, dando in pasto i poveracci dei ministeriali al pubblico ludibrio: essi incarnano l’insegnamento di Andreotti che così si comportava pèr accreditare il <em>suo</em> potere, che è fatto anche di appoggi in seno all’alta Amministrazione delle Stato. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Arial;">Poi c’è un altro obiettivo perseguito in un efficace e scellerato silenzio: lo <em>spezzare le gambe</em> agli Uffici Fiscali. Infatti il rapporto di questi emolumenti premiali era di uno a tre a favore di questi settori della P.A. Ma qui c’era stata la rivoluzione di Visco, operata nel primo Governo Prodi: cointeressare e premiare i vari uffici alla lotta all’evasione fiscale. E si è vista nel secondo Governo Prodi una lotta più efficace e puntuale all’evasione fiscale. Si è trovato il modo per affossare la lotta all’evasione facendola passare come una <em>vittoria</em> contro l’elargizione di somme immeritate. Questa lotta non solo non è mai stata una priorità del Governo di B., ma la volontà politica di rallentarla è chiarissima. <em>A finale</em> noi stiamo avendo l’immagine kafkiana-fantozzesca dei ministeriali, e assimilati, che si aggirano come allucinati prigionieri agli arresti domiciliari a tempo nei loro uffici: niente fanno, come niente facevano perché non è cambiata l’organizzazione del lavoro: mentre i badges, veri terminali di controllo remoto centralizzato sono diventati come dei braccialetti elettronici istituzionali.</span></p>
<p style="text-align: right;">A cura di Francesco Capozzi</p>
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		<title>Caso Alitalia: punto di vista di Mauro Frustaci</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 02:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[progetto]]></category>

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		<description><![CDATA[
Caro Luca,
ho visitato molte volte il vostro sito e molte  volte mi soffermo a leggere e a compiacermi delle vostre iniziative. Mi ha colpito il messaggio di apertura della  nuova stagione di iniziative del vostro gruppo, e al vostro invito a partecipare alle idee di afrontealta rispondo con una proposta che spero possa trovare consensi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm4.static.flickr.com/3128/2798780540_3a07a7e53c_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Caro Luca,<br />
ho visitato molte volte il vostro sito e molte  volte mi soffermo a leggere e a compiacermi delle vostre iniziative. Mi ha colpito il messaggio di apertura della  nuova stagione di iniziative del vostro gruppo, e al vostro invito a partecipare alle idee di afrontealta rispondo con una proposta che spero possa trovare consensi e spazio all’interno del blog.<br />
Non so se avete seguito, tra le tante cose che oramai fanno parte del nostro panorama economico sociale  il caso <strong>Alitalia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che a breve il progetto denominato <em>Fenice</em> (progetto di risoluzione con spacchettamento della compagnia aerea) commissionato dal governo e realizzato dall’advisor IntesaSanPaolo stia per arrivare ad una conclusione. Vi sono solamente da ridefinire le ultime sciocchezzuole come scegliere il partner straniero, trovare soci preferibilmente nei paesi con ampie disponibilità di fondi sovrani o non, accontentare Il futuro presidente della Newco Colannino con la gestione alla Fondiara-sai  della previdenza sociale dei dipendenti della compagnia aerea, cercare di spostare compagnie concorrenti verso altri scali aereoportuali in barba all’ economia concorrenziale ed altre piccole cose che non sto qui ad elencare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti dirò, caro Luca, tutto questo mi sta ancora bene: l’importante è mantenere una compagnia di bandiera forte e che possa supportare il sistema paese! Ma la mia incertezza e tristezza cala sul fatto che si sono tutti talmente impegnati a farsi i conti politici ed economici, che quando è arrivato il momento di parlare di licenziamenti hanno rifilato il cetriolo alla <em>Bad Company</em> che sarà gestita da Fantozzi, rispondendo al problema degli esuberi con un bel <em>Una ricollocazione presso società e agenzie pubbliche come Poste, Catasto, Entrate</em> oppure <em>Un ammortizzatore molto forte che dovrebbe coprire fino a 7 anni, 4 di cassa integrazione e 3 di mobilità</em> parole e musica del Ministro delle Infrastrutture Matteoli (persone che io stimo ed ammiro). Non userò parole di sinistra dicendo<em> ma perché non l’abbiamo dato ai francesi che avrebbero risolto il problema?</em>, poiché  non sono assolutamente d’accordo a svendere e a chiudere una posizione dominante su un settore strategico, un pò di orgoglio e razionalità nazionale ogni tanto ci vuole, e poi diciamoci la verità, ma siamo davvero convinti che a lungo andare i Francesi non avessero effettuato altri licenziamenti ripetto a quelli preventivati nel loro piano?</p>
<p style="text-align: justify;">La mia perplessità nasce dal non riuscire  a collocare persone che hanno lavorato nel trasporto aereo all’interno di altri uffici, a svolgere mansioni che sinceramente non hanno nulla a che vedere con le loro qualifiche. Non conosco con esattezza le mansioni, l’età , l’esperienza e le esigenze familiari etc.  dei <em>papabili</em> di Alitalia posso solo elencarli per come sono stati riportati dai giornali: 700 piloti Az Fly, 1100 assistenti volo, 1500 dipendenti terra, 1700 manutenzione ed altri non ancora quantificati né qualificati. Te lo immagini, caro Luca, e so che in questo campo sei una celebrità, un assistente di volo Az, che ha lavorato per cinque anni a bordo di un aereo, che ti chiama dall’ufficio delle entrate per comunicazioni urgenti? Cosa ti potrà dire <em>Attenzione, attenzione allacciarsi le cinture</em>? E un pilota direttore delle poste?</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando seri. Non sono il solo che ha notato l’anomalia , non che abbiano tutti la mia fervida immaginazione, ma altro tipo di lamentela è stato presentato dalle Poste, che non ha intenzione di ingrossare il suo personale, da esponenti della società e della politica, che lamentano un spessa maggiore per i contribuenti. Effettivamente è vero, e forse anche giusto: magari vi è anche una pecca in solidarietà, non dico delle poste, ma di coloro che non vogliono cacciarsi dalle tasche cinque centesimi per un poveretto che ha perso il lavoro!</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivo al dunque. Il punto è molto semplice. Un governo deve essere soprattutto serio ed evitare tali situazioni, non dico nell’evitare la crisi di Alitalia (hanno dimostrato in dieci anni di non saper operare in tal senso), ma di arrivare ad una soluzione ottimale sia dal punto di vista di spesa pubblica che di allocazione del personale. Stiamo parlando di licenziare persone che hanno operato in una compagnia che ha degli standard alti nella qualità dei servizi che offre, si sta parlando, per la maggior parte, di  persone altamente qualificate e che meritano lo stesso impegno che abbiamo visto profondere da Lor Signori quando si tratta dell’interesse proprio, nel trovare una sistemazione o una soluzione più idonea per questi lavoratori o di provarci per lo meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, propongo io, non cercare una soluzione che sia più vicina agli interessi e alle esigenze di questi lavoratori affidando la riallocazione ad un gruppo o diversi gruppi di selezione del personale e gestione delle risorse umane che possa avvantaggiarsi dell’ apporto politico e governativo in modo da andare incontro a quelle che sono le qualità, l&#8217;esperienza e le esigenze degli impiegati di Alitalia? Vi sembra una proposta cosi assurda?  Fatemi sapere! Anche per maggiori delucidazioni.</p>
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		<title>Dillo a fronte alta: indipendenza dell&#8217;infomazione</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 19:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariano</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[indipendenza]]></category>

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Da dove comincia il problema dell’indipendenza dell’informazione? È una questione che riguarda solo i CdA dei gruppi editoriali o affonda le sue radici nella soglia d’ingresso alla professione?
Giovanni Bruner, un amico di A fronte alta, studente universitario ha scritto a uno dei coordinatori per offrire il suo punto di vista. Pubblichiamo di seguito la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm1.static.flickr.com/197/488497260_b5b924b215_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Da dove comincia il problema dell’indipendenza dell’informazione? È una questione che riguarda solo i CdA dei gruppi editoriali o affonda le sue radici nella soglia d’ingresso alla professione?</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Bruner, un amico di <strong>A fronte alta</strong>, studente universitario ha scritto a uno dei coordinatori per offrire il suo punto di vista. Pubblichiamo di seguito la sua lettera.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Caro Luca<br />
seguo con vivo interesse la lotta per una informazione libera condotta da Beppe Grillo. Non ne condivido tutti i contenuti, né condivido pienamente certe altre scelte del comico (come quella del non-voto). Sono laureato con il massimo dei voti, parlo fluentemente inglese e francese e da grande sogno di fare il giornalista. Ma in Italia, si sa, spesso i sogni sono destinati a rimanere tali. Ho scritto per un anno e mezzo su una testata del napoletano, praticamente ogni giorno e gratis. Sono stato cacciato a calci in culo e senza spiegazioni quando ho chiesto un minimo di rimborso spese almeno per le telefonate.</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Volete sapere qual è uno dei segreti della nostra informazione, in mano alla cricca neoliberale che spadroneggia su questo paese e che accumula ingenti ricchezze ai danni del resto della popolazione? Beh lo dico subito: il segreto è nel reclutamento dei servi. Ci sono due modi in Italia per lavorare e guadagnarsi da vivere con il giornalismo: il primo, quello più antico e complesso è una lunga, lunghissima gavetta per poi farsi assumere al praticantato che da diritto al concorso per l&#8217;albo dei giornalisti. I posti in palio sono pochissimi e perlomeno al sud (dove vivo) riservati a figli e nipoti; l&#8217;altro, ed apparentemente più facile, modo per avere accesso ad una testata nazionale o regionale è quello di inscriversi ad una delle scuole di giornalismo riconosciute dall&#8217;Albo. Ce ne sono in tutto sette o otto, sotto forma di master, scuole di specializzazione o altro ed i loro costi sono ai limiti dell&#8217;assurdo. Luiss e Iulm chiedono rette annue da 9.500 euro annui, a cui per un fuori sede bisogna aggiungere i costi di vitto e alloggio per una previsione di circa 20.000 euro annui (da sottolineare che i corsi sono a frequenza obbligatoria). Più moderate le pretese a Bologna (6.000 euro annui) e Perugia (5.000 euro). La storica Carlo De Martino di Milano chiede ai suoi studenti una retta di 4.000 annui ma si regge sui finanziamenti del governo regionale Formigoni. Urbino richiede una retta vicino alla soglia di ammissibilità per un figlio di una famiglia normale. Soli 3.200 euro annui, ma il rischio chiusura visto che i finanziamenti pubblici gli sono stati tagliati nel 2006 e visto che la direzione della scuola stoicamente si rifiuta di aumentare le rette per non renderla una scuola riservata alle élite alto-borghesi. Ed allora come cazzo si può prentendere che l&#8217;informazione sia libera ed indipendente se esistono barriere del genere per diventare giornalisti? Come si può pretendere che la stampa ed i media in generale si occupino seriamente degli affari della classe al potere se sono proprio i figli e figliocci di questa classe che ne muovono le redini? Perchè queste scuole non sono pubbliche (in Francia una della principali scuole di giornalismo, quella di <strong>Sciences Po</strong> è pubblica ed accessibile a tutti)?</em></p>
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