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	<title>A Fronte Alta &#187; Cronaca</title>
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	<description>Siate uomini liberi, in piedi, a fronte alta, non servitori in ginocchio.</description>
	<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 15:23:00 +0000</pubDate>
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		<title>Un magistrato tra i banchi di scuola</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 15:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<category><![CDATA[legalità]]></category>

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		<description><![CDATA[Gherardo Colombo ha lasciato la magistratura l&#8217;anno scorso per dedicarsi alla formazione di una cultura della legalità. I ragazzi di A Fronte Alta hanno partecipato all&#8217;incontro organizzato dal Liceo scientifico Carlo Urbani di S.Giorgio a Cremano con l&#8217;ex magistrato milanese.

La giustizia, per quel che ho potuto constatare, ha sempre funzionato male.
- Gherardo Colombo

Le parole che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Gherardo Colombo ha lasciato la magistratura l&#8217;anno scorso per dedicarsi alla formazione di una cultura della legalità. I ragazzi di A Fronte Alta hanno partecipato all&#8217;incontro organizzato dal Liceo scientifico Carlo Urbani di S.Giorgio a Cremano con l&#8217;ex magistrato milanese.</em></p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>La giustizia, per quel che ho potuto constatare, ha sempre funzionato male</em>.<br />
- Gherardo Colombo</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Le parole che non t&#8217;aspetti. <em>La giustizia, per quel che ho potuto constatare, ha sempre funzionato male</em>. A dirlo è Gherardo Colombo, colui che, dalla scoperta della loggia P2 a Mani Pulite, ha fatto luce, con altri, tra le ombre più odiose dell&#8217;Italia degli ultimi trent&#8217;anni e che a sessant&#8217;anni ha deciso di cambiare vita. O forse no. <em>Io non ho mollato; ho pensato che per far funzionare la giustizia ci sia bisogno di qualcos&#8217;altro; qualcosa cui mi sono dedicato non appena sono uscito dalla magistratura</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il perché della scelta nelle battute iniziali del dibattito: <em>affinché funzioni la giustizia è necessario che i cittadini capiscano il perché delle regole. Le regole sono al nostro servizio, non noi al servizio delle regole. </em>Non accetta giustificazioni Colombo, non vuol sentirsi dire che se il paese è alla deriva, la colpa è dei politici. <em>Vi pare mai che la Rivoluzione Francese l&#8217;ha fatta il re?</em> Guarda negli occhi dei ragazzi di S. Giorgio e, da disinvolto PM, interroga <em>forse che non conoscete gente che non paga il biglietto del tram? Forse che qualcuno di voi non ha mai preso una strada in senso vietato?</em> Insomma, è necessario che esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole, è necessario che la legalità si diffonda dal basso, nelle singole azioni. La convinzione dell&#8217;ex magistrato è che furbizia e privilegio siano i cancri che attanagliano l&#8217;Italia a tutti i livelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il teorema è più semplice di quello di Pitagora e i liceali di uno scientifico fanno in fretta a capirlo; quanto all&#8217;esempio scelto, la fonte è piuttosto autorevole: <em>sapete perché è finita tangentopoli? Inizialmente le indagini riguardavano potenti personaggi politici, gente in cui i cittadini difficilmente riuscivano a identificarsi. Col passare del tempo le indagini hanno coinvolto personaggi comuni, normali cittadini con i quali ciascuno si poteva identificare. Le bocche si sono improvvisamente chiuse, le dichiarazioni sono terminate e le prove sono venute a mancare. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Dal rapporto del fratello maggiore con il minore a quello del politico con il suo elettorato, in ogni declinazione del vivere comune è arrivato il tempo di sostituire con il rispetto delle regole (che significa rispetto di noi stessi) le logiche di prevaricazione che orientano la vita di un paese in cattiva salute. <em>Tutto non può partire che dai cittadini.</em> È la frase che ripete più spesso, è l&#8217;idea che ha determinato la sua scelta di vita, è il credo in nome del quale un ragazzo di sessant&#8217;anni, zaino in spalla, scorrazza per l&#8217;Italia a incontrare studenti. È il credo in nome del quale la nostra associazione è stata fondata. In bocca al lupo Gherardo, a fronte alta!</p>
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		<title>L&#8217;appello di Roberto Saviano</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/09/22/l-appello-di-roberto-saviano/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 09:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Bel Paese]]></category>

		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<category><![CDATA[Castelvolturno]]></category>

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		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>

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		<description><![CDATA[Castelvolturno. Sei extracomunitari muoiono ammazzati da un centinaio di pallottole sparate all&#8217;impazzata da un manipolo di soldati della camorra travestiti da poliziotti. È la soprannominata strage di San Gennaro. Una mattanza che lascia a terra scie di sangue. Le immagini riprese da tv e giornali sembrano uscite dagli anni settanta, gli anni di piombo.
Il giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Castelvolturno. Sei extracomunitari muoiono ammazzati da un centinaio di pallottole sparate all&#8217;impazzata da un manipolo di soldati della camorra travestiti da poliziotti. È la soprannominata <em>strage di San Gennaro</em>. Una mattanza che lascia a terra scie di sangue. Le immagini riprese da tv e giornali sembrano uscite dagli anni settanta, gli anni di piombo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo si scatena la protesta rabbiosa contro le efferatezze compiute, con gli immigrati che bloccano la Domitiana, lanciando accuse di razzismo agli italiani. Il Ministro Maroni promette quattrocento agenti per contrastare più efficacemente la lotta alla criminalità. Mercoledì riferirà in Parlamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.afrontealta.com/wp-content/uploads/2008/09/saviano.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa sta accadendo in questa martoriata terra, in cui tutto ciò avviene come se nulla fosse, quasi rientrasse in una normalità del vivere, alla quale assuefarsi inesorabilmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul quotidiano <em>La Repubblica</em> è stata pubblicata lunedì 22 settembre una <a title="La Repubblica: lettera di Roberto Saviano" href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/saviano-omerta/saviano-omerta.html" target="_blank">splendida lettera</a> di Roberto Saviano a Gomorra, che aiuta a fare chiarezza, incitando al cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguri di buon compleanno, Roberto. A Fronte Alta!</p>
<p><a href="http://www.afrontealta.com/wp-content/uploads/2008/09/saviano.jpg"></a></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;accordo tra Italia e Libia: puntualizzazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 08:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

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		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>

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		<description><![CDATA[Come sicuramente avrete appreso dai media, il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi e la guida libica della jamahiriya Gheddafi hanno portato a termine un contenzioso tra Italia e Libia che durava da quaranta anni. 
L’accordo di amicizia e cooperazione, firmato a Bengasi il 30 Agosto,  prevede un risarcimento di cinque miliardi di euro, pagabili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="Times New Roman;">Come sicuramente avrete appreso dai media, il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi e la guida libica della <em>jamahiriya </em>Gheddafi hanno portato a termine un contenzioso tra Italia e Libia che durava da quaranta anni. </span></p>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">L’accordo <em>di amicizia e cooperazione</em>, firmato a Bengasi il 30 Agosto,  prevede un risarcimento di cinque miliardi di euro, pagabili in  venticinque anni, per  i danni di guerra arrecati alla Libia durante la colonizzazione italiana. La somma servirà a pagare le pensioni ai cittadini libici mutilati dalla guerra, borse di studio agli studenti, alloggi, un’autostrada che collegherà l’Egitto con la Tunisia e postazioni radar per il controllo e monitoraggio congiunto delle acque libiche. </span></p>
<p align="justify"><a name="0.1_graphic02"></a></p>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">L’accordo, considerato <em>storico</em> da molti governi africani, è stato celebrato dal Leader Libico, in occasione del trentanovesimo anniversario dell’instaurazione del suo governo, come una svolta non solo nei rapporti tra Italia e Libia ma come un momento importantissimo, poiché non è mai accaduto che una potenza coloniale chiedesse scusa e risarcisca una ex colonia per i danni arrecategli. Più che un momento emozionante, per Gheddafi è stato un momento di grande aumento del suo capitale politico. </span></p>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">Sfortunatamente, lo stesso entusiasmo non ha trovato oggettivo riscontro tra le file delle grandi potenze, un tempo colonizzatrici; ancor meno contenti sono i ventimila italiani dell’Airl (Associazione italiana rimpatriati dalla Libia), espropriati ed espatriati dalla Libia nei primi anni settanta, che aspettano di ricevere da quarant’anni un adeguato indennizzo come contemplato dalla CEDU, dal Diritto Internazionale generale, e dalla maggior parte della costituzioni presenti all’ interno degli stati della comunità internazionale, per gli individui soggetti ad un trasferimento, o meglio, privazione forzato della proprietà.</span></p>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">Non trovandomi d’accordo con ciò che è stato detto da Leone Massa presidente dell’Airil (Associazione Italiana per i rapporti Italo-Libici) che ha accusato il governo di incompetenza, e, prima di lanciare la mia proposta per una soluzione politica per i rimpatriati, farei un elenco rapido e sintetico dei benefici, almeno nel medio-breve periodo, che l’Italia otterrà da questo accordo, sempre e nella misura in cui Gheddafi lo rispetti:</span></p>
<ul type="disc">
<li><span style="Times New Roman;">l’Italia importa ogni giorno <strong>cinquecento mila barili</strong> di greggio dalla Libia: con questo accordo si  permette agli Italiani di ampliare le loro attività di estrazione ed avere una posizione dominante in questo settore,  seguendo le politiche energetiche di  diversificazione della fornitura di idrocarburi; </span></li>
<li><span style="Times New Roman;">tramite l’installazione dei radar della Selex, società appartenente a Finmeccanica, l’Italia e la Libia si adoperano nel <strong>controllo e monitoraggio</strong> delle acque costiere del paese africano al fine di arginare il massiccio <strong>flusso dei poveri disperati clandestini</strong> verso le nostre coste; </span></li>
<li><span style="Times New Roman;">il Sottosegretario Urso ha dichiarato un <strong>piano di investimento in Libia</strong> per i prossimi anni del valore equivalente a 150 miliardi. </span></li>
</ul>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">Oltre a questi tre semplici punti, bisogna riflettere con più attenzione sull’importanza geopolitica di questo accordo  alla luce dell’attuale contesto internazionale e comprendere che la chiusura del contenzioso, frutto del lavoro fatto negli anni dall’Italia, riporta la Libia, paese musulmano, a dialogare e contrattare con i paesi occidentali.</span></p>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">Spero che questo sintetico elenco sia stato chiarificatore dei vantaggi che questo partenariato offre. </span></p>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">Passando alla spinosa questione del risarcimento, credo che la parte Libica, concedendoci una posizione dominante nell’industria estrattiva, abbia adempito all’obbligo e dovere giuridico nei confronti degli espropriati,  attivando una prassi seguita anche in altre situazioni di contenzioso tra stati (ad esempio <em>Lump-sum agreements</em>). </span></p>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">Qualcuno potrebbe obbiettare che la questione delle privazioni di proprietà, sollevata dall’Airl, non sia riconducibile ad un contenzioso tra stati, e che non si sta parlando di ventimila militari inviati dallo stato all’epoca delle colonizzazioni, ma di civili integrati perfettamente nel tessuto economico sociale del paese, espatriati nel periodo <em>post-coloniale</em>, che hanno denunciato le operazioni coloniali e fasciste del periodo 1912-1943 come dannose e compromettenti non solo per la Libia ma anche per la loro vita e i loro stessi interessi. </span></p>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">Dobbiamo anche ricordare che la  posizione dei nostri connazionali fu chiarita e definita giuridicamente con la Ris. ONU nr. 388 del 15 dicembre 1950 (in particolare l&#8217;articolo VI) e l’Accordo bilaterale del 1957 (Trattato Italo Libico del 2 ottobre 1956 convertito in legge dello Stato Italiano nr. 843 del 17 Agosto 1957) che riconosceva pieni diritti e garantiva il rispetto dei loro beni mobili ed immobili nello stato  Libico. Ma non possiamo, se non tristemente,  dimenticare che non esiste altro modo per essere risarciti dallo stato Libico, se non quello di esercitare pressioni politico-diplomatiche al rispetto degli  accordi presi, e sfortunatamente i governi italiani a partire dal 1998 hanno scelto di cambiare linea di condotta e di non includere il risarcimento per gli espropriati italo-libici nel confronto diplomatico. </span></p>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">Prendendo atto della situazione dei nostri connazionali italo-libici e alla luce della totale assenza, nell’accordo con Gheddafi, di una possibile soluzione in ordine agli avvenimenti che si susseguirono dall’inizio degli anni ’70, il governo italiano non può venir meno ai suoi obblighi costituzionali, imposti dall&#8217;art. 35 riguardante la tutela del lavoro italiano all’ estero, e riconoscere una parte  delle concessioni libiche al popolo italiano, sopracitate e sottoscritte nell’accordo del 30 agosto, come una forma di indennizzo per una piccolissima parte di italiani che ha motivazioni e ricordi ben più forti della restante popolazione. </span></p>
<p align="justify"><span style="Times New Roman;">In virtù di questo, la mia proposta è di destinare parte del profitto delle attività economiche italiane previste dall’accordo, ai nostri concittadini espatriati dalla Libia a partire dagli anni ‘70. Sono sicuro che la generosa Eni non avrà grossi problemi a trovare tra le voci di bilancio, uscite o donazioni, un posticino per l’Airl, come ha fatto, non poco tempo addietro, per la concessione di duecento milioni di euro alla campagna politica di Tremonti e la sua <em>Robin Tax</em>.</span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Musica neomelodica napoletana: maestra d’ignoranza?</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/09/16/neomelodica-maestra-d-ignoranza/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 17:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<category><![CDATA[canzone neomelodica]]></category>

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		<category><![CDATA[sfruttamento minori]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci siamo imposti più volte in Associazione, così come da mission, di mettere in atto qualsiasi iniziativa e/o opera di sensibilizzazione che riuscisse a porre in essere un’inversione di tendenza della nostra società, in cui l’illegalità è divenuta un fattore endemico, una sottocultura mascherata da cultura popolare che attecchisce sulla gran parte della gioventù partenopea, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Ci siamo imposti più volte in Associazione, così come da <em>mission</em>, di mettere in atto qualsiasi iniziativa e/o opera di sensibilizzazione che riuscisse a porre in essere un’inversione di tendenza della nostra società, in cui l’illegalità è divenuta un fattore endemico, una sottocultura mascherata da cultura popolare che attecchisce sulla gran parte della gioventù partenopea, quel sostrato sociale al quale sono affidate le nostre forze e le nostre speranze. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Ancora una volta si assiste passivamente a qualcosa di grave che si materializza ogni giorno, a tutte le ore, sulle emittenti regionali partenopee e che noi, senza alcuna particolare attenzione, salutiamo con un sorriso per le voci stonate o per i personaggi a dir poco fiabeschi. Basterebbe invece solo un pò d’attenzione per rendersi conto di quanto la musica neomelodica giochi un ruolo chiave nella diseducazione delle attuali generazioni, veri e propri maestri dell’illegalità imbandiscono tavole di sottocultura alle quali invitare commensali facilmente <em>adescabili</em>. Senza voler generalizzare, mi concentro principalmente sulla canzone di un bambino di undici anni, tale Giuseppe Junior, il quale in <a title="Bellissima" href="http://it.youtube.com/watch?v=4oXGJea92P8"><em>Bellissima</em></a> esorta la propria fidanzatina coetanea a togliersi la minigonna per abbandonarsi in un’unione sessuale, ed a non rimetterla in modo che possano rifarlo ancora una volta. È assurdo! Un bambino di soli undici anni che inneggia al sesso tra minori come se fosse una cosa normale, un invito profondo a chi è ancora per natura fuori dei giochi di sesso, a tentare in tutti i modi di raggiungere quell’obiettivo. Non parlo qui di etica, ma parlo di funzione diseducativa di tale canzone, parlo soprattutto di uno sfruttamento dell’immagine di un bambino a scopo lucrativo fatto in barba alle leggi sui minori dello Stato italiano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Aggiungo inoltre, sulla scia della musica neomelodica dei <em>bambini</em>, la canzone di Arianna <a href="http://it.youtube.com/watch?v=6o_MxD7cEws"><em>A nonna mia</em></a>, nella quale tale bambina prova un bene immenso per la sua arzilla nonna alla quale non basta l’esercizio di usuraia, è talmente in gamba da vendere le sigarette di contrabbando nel proprio rione. Queste parole proferite da bambini, hanno un effetto deleterio sui coetanei che le ascoltano, bisogna impedire che questa sottocultura prenda il sopravvento, bisogna impedire che i bambini vengano usati come forieri di illegalità!</span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Quando lo Stato entra in curva</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 13:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma-Napoli. La partita a rischio per eccellenza, ancora più a rischio dopo gli scontri dell&#8217;anno scorso, presso l&#8217;Autogrill di Montepulciano.
Undici su quindici i treni devastati, 500.000 euro di danni, arresti che si contano sulle dita di una mano, numerosissime le condanne alle quali aggiungiamo anche la nostra di sportivi napoletani. Una sola domanda: chi ha reso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Roma-Napoli. La partita a rischio per eccellenza, ancora più a rischio dopo gli scontri dell&#8217;anno scorso, presso l&#8217;Autogrill di Montepulciano.</p>
<p style="text-align: justify;">Undici su quindici i treni devastati, 500.000 euro di danni, arresti che si contano sulle dita di una mano, numerosissime le condanne alle quali aggiungiamo anche la nostra di sportivi napoletani. Una sola domanda: <strong>chi ha reso possibile tutto ciò?</strong></p>
<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px; text-align: justify;"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm2.static.flickr.com/1303/539773919_397c6d247d_m_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nella serata del sabato precedente l’incontro, il numero di biglietti venduti ai tifosi napoletani era di 3096. La stragrande maggioranza dei tifosi, come reso noto attraverso volantini e striscioni, sembrava intenzionata a raggiungere la capitale in treno pagando il regolare biglietto (così ricordava l’ANSA sabato sera). Solo un centinaio i tifosi partiti alle 8.24; la polizia doveva aspettarsene altri 3000 circa. Sappiamo, invece, che dalle 9 si è scatenato un inferno che è durato fino alla sera.</p>
<p style="text-align: justify;">Da Repubblica:<br />
<em>Per le Ferrovie non avrebbero dovuto salire sul treno quei tifosi perchè non avevano biglietto. È stata un’ordinanza urgente della Prefettura di Napoli a prescrivere all’azienda di farli viaggiare. </em>Motivi di ordine pubblico<em>, ha scritto il Prefetto. Così le Ferrovie hanno aperto gli sportelli agli ultrà e hanno addirittura consigliato ai passeggeri che erano già sul convoglio ed erano diretti a Torino di scendere e trovare </em>un’altra soluzione<em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Può, lo Stato, favorire l’Antistato? Ma soprattutto riduciamo la questione al seguente dilemma: possiamo concludere che le forze dell’ordine siano così<strong> incompetenti</strong> da non saper gestire situazioni di questo tipo, nonostante l’arcinota pericolosità della partita in questione, o dobbiamo, piuttosto, insinuare che la situazione sia stata <strong>creata ad arte</strong> per legittimare futuri provvedimenti disciplinari e misure di pubblica sicurezza?</p>
<p style="text-align: justify;">Sia chiaro: ogni punizione nei confronti dei facinorosi sarà sacrosanta. Meno sacrosanta è l’emergenza creata ad arte.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L&#8217;accordo tra Italia e Libia</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/09/06/l-accordo-tra-italia-e-libia/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 11:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

		<category><![CDATA[Accordo di cooperazione]]></category>

		<category><![CDATA[Airl]]></category>

		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>

		<category><![CDATA[Italia -Libia]]></category>

		<category><![CDATA[Libia]]></category>

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		<description><![CDATA[Come sicuramente avrete appreso dai media, il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi e la guida libica della jamahiriya  Gheddafi hanno portato a termine un contenzioso tra Italia e Libia che durava da quaranta anni. 
L’accordo di amicizia e cooperazione, firmato a Bengasi il 30 Agosto,  prevede un risarcimento di cinque miliardi di euro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Come sicuramente avrete appreso dai media, il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi e</span><span style="Arial;"> </span><span style="Times New Roman;">la guida libica della <em>jamahiriya </em> Gheddafi hanno portato a termine un contenzioso tra Italia e Libia che durava da quaranta anni. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">L’accordo </span><span style="Arial;"><em>di amicizia e cooperazione</em>,</span><span style="Times New Roman;"> firmato a Bengasi il 30 Agosto,  prevede un risarcimento di cinque miliardi di euro, pagabili in  venticinque anni, per  i danni di guerra arrecati alla Libia durante la colonizzazione italiana. La somma servirà a pagare le pensioni ai cittadini libici mutilati dalla guerra, borse di studio agli studenti, alloggi, un’autostrada che collegherà l’Egitto con la Tunisia e postazioni radar per il controllo e monitoraggio congiunto delle acque libiche. </span></p>
<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px; text-align: justify;"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm2.static.flickr.com/1313/532687354_fdef042d72_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">L’accordo, considerato <em>storico</em> da molti governi africani, è stato celebrato dal Leader Libico, in occasione del trentanovesimo anniversario dell’instaurazione del suo governo, come una svolta non solo nei rapporti tra Italia e Libia ma come un momento importantissimo, poiché non è mai accaduto che una potenza coloniale chiedesse scusa e risarcisca una ex colonia per i danni arrecategli. Più che un momento emozionante, per Gheddafi è stato un momento di grande aumento del suo capitale politico. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Sfortunatamente, lo stesso entusiasmo non ha trovato oggettivo riscontro tra le file delle grandi potenze, un tempo colonizzatrici; ancor meno contenti sono i ventimila italiani espropriati ed espatriati dalla Libia nei primi anni ’70 , che aspettano di ricevere da quarant’anni un adeguato indennizzo come contemplato dalla CEDU, dal Diritto Internazionale generale e dalla maggior parte della costituzioni presenti all’ interno degli stati della comunità internazionale, per gli individui soggetti ad un trasferimento, o meglio, privazione forzato della proprietà.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Non trovandomi d’accordo con ciò che è stato detto da Leone Massa presidente dell’Airl (Associazione italiani rimpatriati dalla Libia) che ha accusato il governo di incompetenza, e </span><span style="Times New Roman;">prima di lanciare la mia proposta per una soluzione politica per gli italo-libici, farei un elenco rapido e sintetico dei benefici, almeno nel medio-breve periodo, che l’Italia otterrà da questo accordo, sempre e nella misura in cui Gheddafi lo rispetti:</span></p>
<ul style="text-align: justify;" type="disc">
<li><span style="Times New Roman;">l’Italia importa ogni giorno 500.000 barili di greggio dalla Libia: con questo accordo si  permette agli Italiani di ampliare le loro attività di estrazione ed avere una posizione dominante in questo settore,  seguendo le politiche energetiche di  diversificazione della fornitura di idrocarburi;</span></li>
<li><span style="Times New Roman;">tramite l’installazione dei radar della Selex, società appartenente a Finmeccanica, l’Italia e la Libia si adoperano nel controllo e monitoraggio delle acque costiere del paese africano al fine di arginare il massiccio flusso dei poveri disperati clandestini verso le nostre coste;</span></li>
<li><span style="Times New Roman;">il Sottosegretario Urso ha dichiarato un piano di investimento in Libia per i prossimi anni del valore equivalente a 150 miliardi.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Oltre a questi tre semplici punti, bisogna riflettere con più attenzione sull’importanza geopolitica di questo accordo  alla luce dell’attuale contesto internazionale e comprendere che la chiusura del contenzioso, frutto del lavoro fatto negli anni dall’Italia, riporta la Libia, paese musulmano, a dialogare e contrattare con i paesi occidentali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Spero che questo sintetico elenco sia stato chiarificatore dei vantaggi che questo partenariato offre. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Passando alla spinosa questione del risarcimento, credo che la parte Libica, concedendoci una posizione dominante nell’industria estrattiva, abbia adempito all’obbligo e dovere giuridico nei confronti degli espropriati,  attivando una prassi seguita anche in altre situazioni di contenzioso tra stati (ad esempio <em>Lump-sum agreements</em>). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Qualcuno potrebbe obbiettare che la questione delle privazioni di proprietà sollevata dall’Airl non sia riconducibile ad un contenzioso tra stati e che non si sta parlando di ventimila militari inviati dallo stato all’epoca delle colonizzazioni, ma di civili integrati perfettamente nel tessuto economico sociale del paese, espatriati nel periodo <em>post-coloniale</em>, che hanno denunciato le operazioni coloniali e fasciste del periodo 1912-1943 come dannose e compromettenti non solo per la Libia ma anche per la loro vita e i loro stessi interessi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Questo sicuramente è vero, anzi giusto! Ma bisogna tener in considerazione che non esiste una prassi giuridica che stabilisca la proporzionalità, i tempi e le forme del risarcimento, e che per il diritto internazionale, le concessioni libiche sopracitate e sottoscritte nell’accordo del 30 Agosto,sono da considerare una forma di indennizzo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">In virtù di questo, la mia proposta è di destinare parte del profitto delle attività economiche italiane previste dall’accordo, ai nostri concittadini espatriati dalla Libia negli anni ‘70. Sono sicuro che la generosa Eni non avrà grossi problemi a trovare tra le voci di bilancio (uscite o donazioni) un posticino per l’Airl, come ha fatto, non poco tempo addietro, per la concessione di duecento milioni di euro alla campagna politica di Tremonti e la sua <em>Robin Tax</em>.</span></p>
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		<title>Pubblico impiego nell’occhio del ciclone</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/09/03/pubblico-impiego-nell%e2%80%99occhio-del-ciclone/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 12:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[Ministro Brunetta]]></category>

		<category><![CDATA[Ministro Gelmini]]></category>

		<category><![CDATA[Pubblico impiego]]></category>

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		<description><![CDATA[Come gli è riuscita in relazione alla Monnezza a Napoli, anche nei confronti del famigerato Pubblico Impiego e della scuola, da sempre ricettacoli di fannullagine, parassitismo sinistrorso, il Governo Berlusconi, vuole conseguire un ulteriore successo d’immagine, ampress’ ampress’. Non direttamente da lui gestito, ma grazie a Ministri volenterosi, ma sempre ispirati dal suo verbo: benché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="Arial;">Come gli è riuscita in relazione alla Monnezza a Napoli, anche nei confronti del famigerato Pubblico Impiego e della scuola, da sempre ricettacoli di fannullagine, parassitismo sinistrorso, il Governo Berlusconi, vuole conseguire un ulteriore successo d’immagine, <em>ampress’ ampress’</em>. Non direttamente da <strong>lui</strong> gestito, ma grazie a Ministri volenterosi, ma sempre ispirati dal <strong>suo</strong> verbo: benché il Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica sia persona non priva di autonomia ed economista di vaglia; personaggio di minore spessore politico è la Ministra Gelmini.</span></p>
<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm1.static.flickr.com/107/286750586_62e84bb025_d.jpg" alt="" /></p>
<p>Tutti e due di Forza Italia; quest’ultima è considerata molto vicina a Comunione e Liberazione, la grande organizzazione di militantismo cattolico, molto contigua all’Episcopato <em>marca Ruini</em>, cioè nettamente <em>schierato</em> sull’attuale fronte governativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Arial;">Con piglio molto attivistico, deciso e giovanile, i due ministri, hanno deciso di fare guerra <em>al vecchio</em>: ovvero con tutto il marciume burocratico che appesantisce e rende inefficace la Macchina Pubblica, che non è più una struttura erogatrice di servizi necessari alla Comunità, ma una séntina di imboscati: null’altro che un’erogatrice di stipendi a sbafo. Della cui inutilità e disfunzionalità si è fatta paladina la Sinistra e i Sindacati. Mentre i cittadini <em>normali</em>, quelli <em>faticatori</em> del nord sgobbano e si sbattono, gli impiegati statali, soprattutto da Roma in  giù, passano il tempo fuori dai loro uffici, tra cappuccini al bar, shopping domestici, straordinari che non fanno e premi che non meritano: dei veri imbroglioni. Il ministro ha iniziato per primo, sospendendo tutti quelle indennità più o meno premiali che erano diventate parte integranti dello stipendio. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Arial;">Non è che si è posto il problema della reale produttività, che nelle pubbliche amministrazioni si deve configurare in modi ovviamente diversi dalle fabbriche o dalle strutture private di servizi: settore per settore sono da individuare la stessa definizione di produttività, organizzazione, controlli, dei percorsi, stabilendo le criticità e le esigenze in relazione alle funzioni di quella data struttura. Questo sarebbe stato realmente rivoluzionario: e su questa base, dopo un lavoro serio e approfondito, riregolare il flusso delle indennità premiali. Invece, come gli ha insegnato il Master, è partito dalla fine del percorso, proclamandolo come iniziale, promuovendo su di sé, soprattutto, un grande clamore d’immagine. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Arial;">Anche in questo caso, come per la monnezza, sembra premiata, presso l’opinione comune, questo approccio. Anzi lo stesso Ministro se n’è autoelogiato in un blog creato all’uopo presso il suo Ministero, in cui, con una buona dose di autoironia, raccoglie anche voci, commenti, caricature contrarie. Tra gli obiettivi politici conseguiti c’è certamente una finta trasformazione, di tipo gattopardesco, volta a farsi amico i grandi burocrati dello Stato. Infatti proclamando una rivoluzione che colpisce il basso della piramide statale, ha di fatto salvaguardato, confermato il potere, gli emolumenti, spesso scandalosi a fronte di realmente scarsa produttività, dei cosiddetti Grands Commis. Mentre invece è dall’alto che la struttura andava rigovernata: ma questi qui di Forza Italia vogliono creare una struttura di potere, di affidabilità politica e vogliono farlo, demagogicamnte, dando in pasto i poveracci dei ministeriali al pubblico ludibrio: essi incarnano l’insegnamento di Andreotti che così si comportava pèr accreditare il <em>suo</em> potere, che è fatto anche di appoggi in seno all’alta Amministrazione delle Stato. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Arial;">Poi c’è un altro obiettivo perseguito in un efficace e scellerato silenzio: lo <em>spezzare le gambe</em> agli Uffici Fiscali. Infatti il rapporto di questi emolumenti premiali era di uno a tre a favore di questi settori della P.A. Ma qui c’era stata la rivoluzione di Visco, operata nel primo Governo Prodi: cointeressare e premiare i vari uffici alla lotta all’evasione fiscale. E si è vista nel secondo Governo Prodi una lotta più efficace e puntuale all’evasione fiscale. Si è trovato il modo per affossare la lotta all’evasione facendola passare come una <em>vittoria</em> contro l’elargizione di somme immeritate. Questa lotta non solo non è mai stata una priorità del Governo di B., ma la volontà politica di rallentarla è chiarissima. <em>A finale</em> noi stiamo avendo l’immagine kafkiana-fantozzesca dei ministeriali, e assimilati, che si aggirano come allucinati prigionieri agli arresti domiciliari a tempo nei loro uffici: niente fanno, come niente facevano perché non è cambiata l’organizzazione del lavoro: mentre i badges, veri terminali di controllo remoto centralizzato sono diventati come dei braccialetti elettronici istituzionali.</span></p>
<p style="text-align: right;">A cura di Francesco Capozzi</p>
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		<title>Se questo è il calcio d&#8217;inizio</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/08/31/se-questo-e-il-calciodinizio/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 20:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#8220;Napoli, tifosi padroni del treno. Petardi e fumogeni anche a Termini.&#8221; - Corriere della Sera.it
Roma-Napoli, prima giornata di campionato. Una storia già vista. In Italia non si è in grado di giocare una partita di calcio senza schieramento massiccio di agenti di polizia, carabinieri e finanzieri in assetto antisommossa. Dopo i tafferugli saranno vietate le trasferte. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Napoli, tifosi padroni del treno. Petardi e fumogeni anche a Termini.&#8221; - Corriere della Sera.it</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Roma-Napoli, prima giornata di campionato. Una storia già vista. In Italia non si è in grado di giocare una partita di calcio senza schieramento massiccio di agenti di polizia, carabinieri e finanzieri in assetto antisommossa. Dopo i tafferugli saranno vietate le trasferte. Un tranquillo e appassionato tifoso non potrà seguire la sua squadra del cuore. Per colpa di chi?</p>
<p style="text-align: justify;">I fatti. All&#8217;arrivo di un migliaio di tifosi che pretendono di salire senza biglietto presso la stazione di Napoli Piazza Garibaldi, parte il caos. Dalla Prefettura l&#8217;ordine di far salire i tifosi per motivi di ordine pubblico. I controllori, in quattro rimarranno contusi, consiglieranno ai passeggeri paganti regolarmente il biglietto di prendere altri treni. Tra questi c&#8217;è chi avrebbe dovuto lavorare dal giorno seguente, in piedi sin dal buon mattino. O chi come una signora, ha pianto e gridato contro l&#8217;atteggiamento camorristico dei tifosi, per portare suo figlio bisognoso di cure al Gaslini di Genova.</p>
<p style="text-align: justify;">I passeggeri. Duecentocinquanta circa, alla fine fatti scendere dall&#8217;Intercity Modigliani per raccogliere i tifosi del Napoli diretti all&#8217;Olimpico. Partirà ben tre ore dopo, un crescendo di tensioni. Il treno si riempie all&#8217;inverosimile. Lungo il viaggio si scatena la furia rabbiosa con la devastazione delle carrozze, incluse le tendine, i sedili, i finestrini, i bagni con gran sporcizia ovunque da contorno.</p>
<blockquote><p>&#8220;Ultrà del Napoli padroni del treno. Ferrovie: danni per 500.000  euro.&#8221; - La Repubblica.it</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;eredità di mezzo milione di euro, secondo i danni quantizzati da Trenitalia. Giunti alla stazione di Roma un fiume di ragazzi ha attraversato la stazione lanciando nei corridoi e inveendo contro il <em>romano bastardo</em>, tutto sotto gli occhi vigili delle forze dell&#8217;ordine. Caricati su autobus, a detta di un tranquillo tifoso come delle <em>bestie</em>, concludono allo stadio la mattinata sfondando i cancelli, brandendo i bastoni per le bandiere come armi, lanciando fumogeni e minacciando di spaccare tutto. All&#8217;ingresso avvenuto nel secondo tempo il via libera senza controlli.</p>
<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px; text-align: justify;"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm3.static.flickr.com/2016/2233929067_83d97cf847_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Un tifoso napoletano è stato accoltellato nell&#8217;intervallo e un tifoso romano è stato trovato in possesso di un martello, del quale ha tentato di disfarsene all&#8217;arrivo della polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa è successo? All&#8217;atto della decisione di vendere circa quattro mila biglietti alla tifoseria del Napoli-decisione dell&#8217;osservatorio istituito dal Viminale- è mancato il polso della situazione assieme ad un coordinamento tra forze istituzionali che prevedesse eventuali disordini. C&#8217;è chi ha parlato di &#8220;trappole&#8221; tese alla tifoseria, approfittando della storica rivalità tra le due squadre e dei cani sciolti che avrebbero avuto spazio e visibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Trenitalia aveva sconsigliato l&#8217;utilizzo del treno per la coincidenza col 31 agosto, data di arrivi e partenze; i tifosi, a loro volta, per timore di distruzione delle autovetture ed incidenti all&#8217;esterno dell&#8217;Olimpico hanno preferito utilizzare il treno; la questura ha dato l&#8217;ok alla partenza perché in caso contrario si sarebbero esasperati quegli animi già esacerbati da tensioni e attese. Intanto i passeggeri si accomodavano altrove.</p>
<p style="text-align: justify;">Desiderio di sentirsi importante, di essere qualcuno nel branco abbandonandosi alla violenza gratuita e offendendo con atti oltraggiosi la città, il tifo vero e la stessa società. Napoli torna alla ribalta e la mortificazione delle persone civili si esprime in forum, blog e lettere ai giornali per evitare facili strumentalizzazioni o bieche generalizzazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi sono queste teste calde?</p>
<p style="text-align: justify;">Per taluni bisogna accettarli cosi come si presentano, vite deviate, bisognosi di sfogarsi dentro e fuori l&#8217;arena, grazie ai riflettori puntati per l&#8217;occasione. Molti di questi tifosi, secondo testimonianze raccolte <em>sul campo</em>, sono stati impegnati nel secondo tempo a inveire contro gli avversari, senza rivolgere un solo sguardo al gioco di Hamsik e Lavezzi ma lanciando fumogeni e petardi. C&#8217;è chi parla di camorra dietro i disordini di questa prima domenica di campionato.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto serve però reprimere  un&#8217;intera tifoseria?</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto può contare il ruolo delle società nell&#8217;isolare i facinorosi? (Vedasi il caso di Fiorentina - Juventus senza incidenti)</p>
<p style="text-align: justify;">Norme più severe o rigidità nell&#8217;applicarle?</p>
<p style="justify;">
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Caso Alitalia: punto di vista di Mauro Frustaci</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/08/29/caso-alitalia-punto-di-vista-di-mauro-frustaci/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 02:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Caro Luca,
ho visitato molte volte il vostro sito e molte  volte mi soffermo a leggere e a compiacermi delle vostre iniziative. Mi ha colpito il messaggio di apertura della  nuova stagione di iniziative del vostro gruppo, e al vostro invito a partecipare alle idee di afrontealta rispondo con una proposta che spero possa trovare consensi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm4.static.flickr.com/3128/2798780540_3a07a7e53c_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Caro Luca,<br />
ho visitato molte volte il vostro sito e molte  volte mi soffermo a leggere e a compiacermi delle vostre iniziative. Mi ha colpito il messaggio di apertura della  nuova stagione di iniziative del vostro gruppo, e al vostro invito a partecipare alle idee di afrontealta rispondo con una proposta che spero possa trovare consensi e spazio all’interno del blog.<br />
Non so se avete seguito, tra le tante cose che oramai fanno parte del nostro panorama economico sociale  il caso <strong>Alitalia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che a breve il progetto denominato <em>Fenice</em> (progetto di risoluzione con spacchettamento della compagnia aerea) commissionato dal governo e realizzato dall’advisor IntesaSanPaolo stia per arrivare ad una conclusione. Vi sono solamente da ridefinire le ultime sciocchezzuole come scegliere il partner straniero, trovare soci preferibilmente nei paesi con ampie disponibilità di fondi sovrani o non, accontentare Il futuro presidente della Newco Colannino con la gestione alla Fondiara-sai  della previdenza sociale dei dipendenti della compagnia aerea, cercare di spostare compagnie concorrenti verso altri scali aereoportuali in barba all’ economia concorrenziale ed altre piccole cose che non sto qui ad elencare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti dirò, caro Luca, tutto questo mi sta ancora bene: l’importante è mantenere una compagnia di bandiera forte e che possa supportare il sistema paese! Ma la mia incertezza e tristezza cala sul fatto che si sono tutti talmente impegnati a farsi i conti politici ed economici, che quando è arrivato il momento di parlare di licenziamenti hanno rifilato il cetriolo alla <em>Bad Company</em> che sarà gestita da Fantozzi, rispondendo al problema degli esuberi con un bel <em>Una ricollocazione presso società e agenzie pubbliche come Poste, Catasto, Entrate</em> oppure <em>Un ammortizzatore molto forte che dovrebbe coprire fino a 7 anni, 4 di cassa integrazione e 3 di mobilità</em> parole e musica del Ministro delle Infrastrutture Matteoli (persone che io stimo ed ammiro). Non userò parole di sinistra dicendo<em> ma perché non l’abbiamo dato ai francesi che avrebbero risolto il problema?</em>, poiché  non sono assolutamente d’accordo a svendere e a chiudere una posizione dominante su un settore strategico, un pò di orgoglio e razionalità nazionale ogni tanto ci vuole, e poi diciamoci la verità, ma siamo davvero convinti che a lungo andare i Francesi non avessero effettuato altri licenziamenti ripetto a quelli preventivati nel loro piano?</p>
<p style="text-align: justify;">La mia perplessità nasce dal non riuscire  a collocare persone che hanno lavorato nel trasporto aereo all’interno di altri uffici, a svolgere mansioni che sinceramente non hanno nulla a che vedere con le loro qualifiche. Non conosco con esattezza le mansioni, l’età , l’esperienza e le esigenze familiari etc.  dei <em>papabili</em> di Alitalia posso solo elencarli per come sono stati riportati dai giornali: 700 piloti Az Fly, 1100 assistenti volo, 1500 dipendenti terra, 1700 manutenzione ed altri non ancora quantificati né qualificati. Te lo immagini, caro Luca, e so che in questo campo sei una celebrità, un assistente di volo Az, che ha lavorato per cinque anni a bordo di un aereo, che ti chiama dall’ufficio delle entrate per comunicazioni urgenti? Cosa ti potrà dire <em>Attenzione, attenzione allacciarsi le cinture</em>? E un pilota direttore delle poste?</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando seri. Non sono il solo che ha notato l’anomalia , non che abbiano tutti la mia fervida immaginazione, ma altro tipo di lamentela è stato presentato dalle Poste, che non ha intenzione di ingrossare il suo personale, da esponenti della società e della politica, che lamentano un spessa maggiore per i contribuenti. Effettivamente è vero, e forse anche giusto: magari vi è anche una pecca in solidarietà, non dico delle poste, ma di coloro che non vogliono cacciarsi dalle tasche cinque centesimi per un poveretto che ha perso il lavoro!</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivo al dunque. Il punto è molto semplice. Un governo deve essere soprattutto serio ed evitare tali situazioni, non dico nell’evitare la crisi di Alitalia (hanno dimostrato in dieci anni di non saper operare in tal senso), ma di arrivare ad una soluzione ottimale sia dal punto di vista di spesa pubblica che di allocazione del personale. Stiamo parlando di licenziare persone che hanno operato in una compagnia che ha degli standard alti nella qualità dei servizi che offre, si sta parlando, per la maggior parte, di  persone altamente qualificate e che meritano lo stesso impegno che abbiamo visto profondere da Lor Signori quando si tratta dell’interesse proprio, nel trovare una sistemazione o una soluzione più idonea per questi lavoratori o di provarci per lo meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, propongo io, non cercare una soluzione che sia più vicina agli interessi e alle esigenze di questi lavoratori affidando la riallocazione ad un gruppo o diversi gruppi di selezione del personale e gestione delle risorse umane che possa avvantaggiarsi dell’ apporto politico e governativo in modo da andare incontro a quelle che sono le qualità, l&#8217;esperienza e le esigenze degli impiegati di Alitalia? Vi sembra una proposta cosi assurda?  Fatemi sapere! Anche per maggiori delucidazioni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cercasi occhi nuovi per uno sguardo innovativo sul mondo</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/08/28/siamo-alla-ricerca-di-occhi-nuovi/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 13:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Bel Paese]]></category>

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		<description><![CDATA[
Stiamo tornando. Le città iniziano lentamente a ripopolarsi. La mente è ancora rivolta altrove, alla distrazione. al bel tempo vissuto e al necessario relax dopo un anno di lavoro o di studio intenso. A Fronte Alta ricomincia da dove era rimasta. Nonostante i suoi silenzi dovuti ai motivi pocanzi sottolineati, sta per riprendere la sua vita, a partire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm1.static.flickr.com/190/491760049_4124fa07c2_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo tornando. Le città iniziano lentamente a ripopolarsi. La mente è ancora rivolta altrove, alla distrazione. al bel tempo vissuto e al necessario relax dopo un anno di lavoro o di studio intenso. A Fronte Alta ricomincia da dove era rimasta. Nonostante i suoi silenzi dovuti ai motivi pocanzi sottolineati, sta per riprendere la sua vita, a partire dalla prossima riunione in programma che vedrà tutti attorno ad un tavolo, in attesa di un&#8217;agognata sede che possa accogliere un giorno le nostre lunghe conversazioni, le idee, i pensieri, le proposte e le decisioni dei soci e dei simpatizzanti di A Fronte Alta.</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>&#8220;Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo&#8221;.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Concedeteci questa menzione musicale. Più o meno nasce con queste intenzioni A Fronte Alta! Partorita dopo diverse riunioni nell&#8217;ultima parte del 2007, vede la luce al principio del gennaio 2008.</p>
<p style="text-align: justify;">Non nacque precisamente al bar ma tra una pausa in biblioteca, un caffè a casa e una birra al pub. Le prime tracce di quest&#8217;idea comune risalgono ad un anno fa. Il desiderio di far sentire la propria voce è sempre stato forte, mai presuntuoso o autoreferenziale ma orgoglioso di mostrare che tanti giovani studenti universitari non intendono più subire in silenzio il pesante degrado culturale, la sopportazione del cancro camorristico, le etichette e i luoghi comuni, cosi come la sopraffazione e gli abusi di potere di ogni casta. Preferiscono far luce su coloro che ogni giorno, giovani e meno giovani, appartenenti ai più svariati mondi o categorie sociali, lavorano talora lontano dai riflettori per migliorare le persone e l&#8217;ambiente circostante. Con lo stesso spirito positivo, cerchiamo per quanto possibile di responsabilizzare e animare giovani delusi dalla politica e amareggiati come noi dall&#8217;immobilismo di talune istituzioni e dal letargo di una certa opinione pubblica. Stimolare e incentivare altri giovani all&#8217;aggregazione sociale è essenziale per dare forma a nuove idee e nascoste potenzialità che vadano a strutturare la colonna vertebrale di A Fronte Alta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spunto per il nome fu offerto da una frase che l&#8217;ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini rivolse proprio ai giovani di allora, durante un discorso di fine anno del 31 dicembre 1983:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="center;"><em><strong>&#8220;Siate uomini liberi, in piedi, a fronte alta, padroni del vostro destino e non servitori in ginocchio&#8221;</strong></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;abbiamo fatta nostra quella frase, amiamo ripeterla spesso, in ogni occasione ed è a quell&#8217;appello che ci rifacciamo ogni volta per scuotere le coscienze di ogni generazione, nella speranza di seminare gradualmente quella volontà di cambiamento di cui avvertiamo tutti un estremo bisogno. A Napoli e in Italia. In città. Nel paese. In Europa come nel mondo. C&#8217;è in posta la qualità della nostra vita,i diritti sanciti dalla Costituzione spesso calpestati, la questione meridionale, irrisolta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rifiuti, camorra, disoccupazione, droga, corruzione, illegalità, evasione scolastica, criminalità, lavoro nero, morti bianche, violenza. E tanta miseria umana.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Napoli, capitale illustre di storia e cultura ridotta a perenne focolaio dei problemi italiani. Constatiamo la cruda realtà dei fatti. Tra luci ed ombre la evidenziamo e tentiamo di analizzarla per cercare le risposte più consone. Convinti che non siano pochi i giovani vogliosi di un cambiamento vero. La realtà multiforme non richiede occhiali nuovi ma nuovi occhi, che guardino lontano e non si riflettano in quel partito o in quel colore. Per questo motivo crediamo che ciascuno possa arricchire il patrimonio di visioni e prospettive comuni attraverso le sue libere idee.</p>
<p style="text-align: justify;">In un tempo di vita associativa cosi breve e inaspettatamente intenso, numerosi sono stati gli avvenimenti, le discussioni, gli incontri a tema, le nuove interessanti conoscenze e i progetti elaborati cantierati e in via di definizione. Un tempo fatto di riunioni serali, di riflessioni e proposte, di critiche e suggerimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono trascorsi già otto mesi durante i quali abbiamo mosso i primi passi:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>un dibattito pubblico aperto alla cittadinanza di Portici organizzato nella sala ex cinema Capitol sull&#8217;emergenza rifiuti dal titolo ironico <em>Per non affogare in un mare di balle</em> con la presenza di noti esperti e punti di vista diversi, al fine di stimolare il senso critico e un&#8217;idea complessiva della tragedia ambientale campana;</li>
<li>la collaborazione con la Federazione &#8220;Città del Monte&#8221; nel promuovere Gomorra, il film di Matteo Garrone, in occasione del collaudato cineforum all&#8217;aperto <strong>Fresko film</strong> svoltosi nella città di Portici, con una grande promozione dell&#8217;Associazione visibile su circa 50.000 volantini;</li>
<li>un protocollo d&#8217;intesa con la scuola media statale Macedonio Melloni per la realizzazione di un progetto sull&#8217;emergenza rifiuti riguardante la realizzazione di spot e un cortometraggio tra i ragazzi di Portici;</li>
<li>l&#8217;idea di un premio nazionale proposto al Comune di Portici, dedicato alla figura di Giovanni Falcone che si spera possa andare in porto a partire dal prossimo anno.</li>
</ul>
<p style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm3.static.flickr.com/2258/2421181892_690cce9940_m_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ora più che mai abbiamo bisogno di persone che dedichino una porzione del loro tempo ad una passione, a quella voglia di cambiare la realtà che ribolle dentro, mossa dalla sana convinzione che non è più tempo di accontentarsi ma di pretendere e far valere i propri diritti, oltre al consueto rispetto dei propri doveri. Quel farsi <em>padroni del proprio destino</em> realmente, ogni giorno, discutendo, suggerendo, indagando e criticando, purchè la parola d&#8217;ordine torni ad essere la <strong>partecipazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo essere pertanto una vetrina nuova, trasparente, pulita per quei giovani ancora giovani (perchè pare che i giovani vecchi siano in aumento) che amano la propria terra, credono nella legalità, sperano in un avvenire migliore senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, appartenenza politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo quelli che hanno in tasca pochi euro ma una grande voglia di fare. Vorremmo che lo stesso entusiasmo, la stessa passione che ci anima contagiasse ragazze e ragazzi di ogni dove.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro piccolo il sito ha raccolto visite da oltre centoquaranta città italiane e diciotto paesi in Europa e nel mondo. Abbiamo lasciato il porto e la navigazione non è mai semplice. Con coraggio andiamo avanti. Per noi il motto cambia: tutti sono utili, ognuno è necessario. Vi aspettiamo numerosi. Scrivete a <a href="mailto:info@afrontealta.com">info@afrontealta.com</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rivoluzionare Scampia. Per sempre</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 08:55:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[
Di ieri la notizia dell&#8217;arresto di sette spacciatori a Scampia. All&#8217;interno delle vele rossa e gialla, giovani uomini che per mille ragioni vivevano spacciando droga d&#8217;ogni sorta, assieme al kit del perfetto tossicodipendente, tra incroci di edifici fatiscenti, specchi rotti e come se non mancasse, circondati da rifiuti ed erbacce. Sfortunati sicuramente, divenuti aridi come quegli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm2.static.flickr.com/1389/1378488407_b4d70b3d92_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Di ieri la notizia dell&#8217;arresto di sette spacciatori a Scampia. All&#8217;interno delle vele rossa e gialla, giovani uomini che per mille ragioni vivevano spacciando droga d&#8217;ogni sorta, assieme al kit del perfetto tossicodipendente, tra incroci di edifici fatiscenti, specchi rotti e come se non mancasse, circondati da rifiuti ed erbacce. Sfortunati sicuramente, divenuti aridi come quegli alberi intristiti di color giallo canarino, assiepati in file lungo i larghi viali vecchio asfaltati che aspettano invano un giardiniere comunale. Quanta tristezza in quest&#8217;angolo di Napoli, lontana dal mare e dalla città. Un non luogo, un villaggio senza logica con al centro un polmone verde, tipico contentino per compensare i danni prodotti attorno. Perchè non ci si ribella al fatto che questo tipo di vita è un insulto alla vita stessa, un&#8217;offesa al valore di quella che il filosofo Foa ha definito <strong>una possibilità</strong>? La vita, per l&#8217;appunto, che non merita di essere vissuta in questi contesti di degrado, solitudine e dilagante miseria.</span></p>
<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px; text-align: justify;"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm2.static.flickr.com/1061/1182931086_2560db6223_m_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">L&#8217;eccessiva tolleranza che esprimiamo dinnanzi alle nostre disgrazie quotidiane, accompagnata da una naturale stanchezza per i troppi problemi che ci sommergono, dovrebbe trovar modo di mutarsi in una repentina e doverosa richiesta di diritti, ampiamente sanciti dalla Costituzione che per un ventiquattrenne non rappresentano nè carta straccia, nè pagine ingiallite del dopoguerra. Inventiamoci allora un&#8217;altra Scampia, facciamone tabula rasa affinchè rinasca con un <em>project financing</em>, fondi pubblici e privati supportati da uno scatto d&#8217;orgoglio vigoroso e da una volontà politica ferrea di tutte le istituzioni, a Roma come a Napoli. Chi lotta oggi per conservare lo status quo dei luoghi, può solo essere complice di chi trae benefici dalla droga o preferisce soluzioni a basso impatto improduttive, lì dove un sano decisionismo volto alla riqualificazione, purchè ampiamente discusso, potrà solo generare nuova vita. Scampia sembra attaccata ad un respiratore, sembra in coma vegetativo e vorrebbe uno spazio ragionato e un tempo diverso per le sue genti, oneste e lavoratrici, che conservano con orgoglio la propria dignità a testa alta e sopravvivono tra mille difficoltà  nella grigia e solitaria periferia. Non si comprende cosa possa connettere una stazione della metropolitana, se non il nulla al centro. Manca una visione d&#8217;insieme<span> </span>e di ampio respiro che faccia di Scampia un centro a tutti gli effetti.  Una rinascita, iniziata alcuni anni fa con l&#8217;abbattimento delle vele è sicuramente possibile. Lanciando un concorso internazionale che richiami i migliori architetti e urbanisti per restituire la libertà ad una terra sequestrata e maltrattata, eliminando per sempre le contraddizioni intrinseche fatte di casermoni buoni per mangiare, dormire e spacciare. È a dir poco stupefacente che nessun esponente delle classi dirigenti spenda solo una parola sulla necessità di un cambiamento radicale, drastico se non <em>rivoluzionario</em>. Le giovanissime generazioni non possono più attendere il futuro, una parola lontana, abusata, quasi astratta, talora un comodissimo alibi. Esportiamo dunque la bellezza a Scampia, diffondiamo i colori, offriamo la gioia di vivere che in tanti tra insegnanti, sacerdoti e volontari donano già ogni giorno, ma in un ambiente a misura d&#8217;uomo, sano, dignitoso e soprattutto giusto.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli europei che non vogliono l&#8217;Europa</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/06/15/gli-europei-che-non-vogliono-leuropa/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 07:49:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

		<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

		<category><![CDATA[costituzione europea]]></category>

		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<category><![CDATA[referendum]]></category>

		<category><![CDATA[Sarkozy]]></category>

		<category><![CDATA[Ue]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;incidente del no irlandese non deve diventare una crisi. Queste le parole del presidente francese Nicolas Sarkozy sul no degli irlandesi al Trattato di Lisbona. Chiara è l&#8217;intenzione, da parte del presidente francese, di cercare di spianare la strada al Trattato redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal no nei referendum francese e olandese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;incidente del no irlandese non deve diventare una crisi. </em>Queste le parole del presidente francese Nicolas Sarkozy sul no degli irlandesi al Trattato di Lisbona. Chiara è l&#8217;intenzione, da parte del presidente francese, di cercare di spianare la strada al Trattato redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal <em>no</em> nei referendum francese e olandese del 2005, dato l&#8217;avvicinarsi del prossimo primo luglio (data in cui avrà inizio il semestre di presidenza europeo della Francia).</p>
<p style="text-align: justify;">È possibile definire <strong>incidente</strong> il responso democratico di un paese come l&#8217;Irlanda? Senza dubbio ai fini del processo di costituzione di un&#8217;UE più solida non può che parlarsi di  incidente, ma siamo sicuri che il suggerimento degli irlandesi non vada preso in considerazione? O, almeno, siamo sicuri che non dovrebbe aprirsi un dibattito sulle ragioni del no?</p>
<p style="text-align: justify;">Vari gruppi euroscettici (danesi e inglesi) hanno chiesto nei primi mesi del 2008 la ratifica attraverso referendum, avendo notato che le implicazioni legali del Trattato rispetto alla Costituzione sono identiche, ma non l&#8217;hanno ottenuta. Solo l&#8217;Irlanda, nel rispetto della sua Costituzione, ha dichiarato di voler effettuare un referendum confermativo e, caso strano, il popolo non ha confermato.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste un sottile filo rosso che collega i no del 2005 di Francia e Olanda, quello di oggi dell&#8217;Irlanda, il dato di fatto che i Trattati europei vengono ratificati solo quando a decidere è il parlamento e il dato incontrovertibile che in paesi come l&#8217;Italia i cittadini sanno poco o nulla dell&#8217;Unione Europea?</p>
<p style="text-align: justify;">Perché la grande maggioranza dei parlamenti europei ha ritenuto opportuno  avocare a sé il diritto di ratificare il Trattato? Perché i referendum continuano a rappresentare un <em>ostacolo</em> all&#8217;iter di ratifica? Perché gli europei non si sentono in Europa?</p>
<p style="text-align: justify;">Scarso senso di appartenenza? Scarsa partecipazione? Scarsa informazione sulle istituzioni comunitarie?</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Stato, camorra e media</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 13:03:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Bel Paese]]></category>

		<category><![CDATA[Annozero]]></category>

		<category><![CDATA[camorra]]></category>

		<category><![CDATA[Casal di Principe]]></category>

		<category><![CDATA[Santoro]]></category>

		<category><![CDATA[stato]]></category>

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		<description><![CDATA[
La guerra di camorra che, come preannunciato dal capo della dda di Napoli Roberti, imperversa nel territorio di Casal di Principe suscita una serie di osservazioni da parte dell&#8217;opinione pubblica.
Uno degli argomenti più scottanti che si ripropone ogni volta che si tratta di importanti organizzazioni criminali è quello che riguarda i pentiti.
Segnatamente, è sembrato interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm3.static.flickr.com/2196/1560128753_011dd12073_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">La guerra di camorra che, come preannunciato dal capo della dda di Napoli Roberti, imperversa nel territorio di Casal di Principe suscita una serie di osservazioni da parte dell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli argomenti più scottanti che si ripropone ogni volta che si tratta di importanti organizzazioni criminali è quello che riguarda i pentiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Segnatamente, è sembrato interessante lo spunto offerto dall&#8217;<a title="Annozero: Prove d'orchestra" href="http://www.annozero.rai.it/R2_HPprogramma/0,,1067115,00.html" target="_blank">ultima puntata</a> stagionale di <em>Annozero</em>, in cui il direttore del Mattino, Mario Orfeo, criticava la scelta di trasmettere in tv l&#8217;intervista ad Anna Carrino, ex compagna di <em>Cicciotto &#8216;e Mezzanotte</em>, al secolo Francesco Bidognetti. La tesi di Orfeo nasce dai fatti di cronaca che hanno visto una parente della Carrino e altri parenti di uomini del clan al centro di intimidazioni da parte del clan dei Casalesi. In sostanza,  Orfeo ritiene che pubblicizzare nomi e fatti sia pericoloso per l&#8217;incolumità di chi parla e per la buona riuscita delle operazioni di lotta al crimine.</p>
<p style="text-align: justify;">Michele Santoro replicava che se lo Stato non riesce a <em>immobilizzare</em> la camorra in momenti come questo, rendendo vulnerabili i soggetti che collaborano con esso, sarebbe come <strong>dichiarare la vittoria della criminalità sullo Stato</strong> stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">E voi, che ne pensate? <strong>Meglio parlarne o no?</strong> Meglio trasmettere ai cittadini l&#8217;immagine di una <strong>camorra che s&#8217;indebolisce</strong> o <strong>mantenere il segreto</strong>, riservando certe informazioni alla cognizione della sola autorità giudiziaria? Può lo Stato garantire l&#8217;incolumità di chi esce allo scoperto, facendo sì che l&#8217;opinione pubblica parli di camorra o è meglio che la giustizia  faccia il suo corso per sentieri solitari?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il passato e il futuro nelle parole di Marotta</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 13:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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Di seguito la lettera pubblicata su Repubblica, edizione Napoli in data mercoledì 4 giugno 2008 nella rubrica La parola ai lettori:
In occasione della Festa della Repubblica, si è svolto un incontro a Ercolano, presso la casina del mosaico all&#8217;interno del Parco Inferiore della Villa La Favorita. Ultimata nel 1768, ha ospitato genti illustri provenienti da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm4.static.flickr.com/3280/2544994320_2da6b91b09_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito la lettera pubblicata su <strong><em>Repubblica</em></strong>, edizione Napoli in data mercoledì 4 giugno 2008 nella rubrica <strong>La parola ai lettori</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In occasione della Festa della Repubblica, si è svolto un incontro a Ercolano, presso la casina del mosaico all&#8217;interno del Parco Inferiore della Villa La Favorita. Ultimata nel 1768, ha ospitato genti illustri provenienti da ogni dove. In occasione del matrimonio con Ferdinando IV, fu celebrato un ricevimento con tutti gli onori per Maria Carolina d&#8217;Austria. Agli inizi dell&#8217;Ottocento re Ferdinando vi sbarcò dopo la conquista del regno a opera del cardinale Ruffo. Nel 1879 la villa ospitò il pascià Kedivé d&#8217;Egitto, presente sui libri di storia per l&#8217;apertura del canale di Suez. Ieri è stata la volta dell&#8217;avvocato Marotta, presidente dell&#8217;Istituto Italiano per glI Studi Filosofici, giunto per tenere &lt;&lt;un&#8217;orazione ai giovani ercolanesi&gt;&gt;. Parole forti e alte, di condanna per questo tempo cupo che ci avvolge, per coloro che pensano soltanto alla cura dei propri interessi, per commentatori settentrionali che hanno dimenticato quante tonnellate di rifiuti tossici del Nord abbia ingoiato la nostra terra. Ho capito quanto sia importante la ricerca delle radici storiche napoletane per comprendere le difficoltà del tempo presente. Con le sue parole e i suoi gesti è stato capace di rendere reali, meglio di una ricostruzione virtuale eventi avvenuti agli albori della nascita della Repubblica Partenopea del 1799. Sembrava di rivedere sul palco Eleonora Pimentel Fonseca, Cirillo, Pagano, i vescovi, tutti a giurare per la filosofia, la libertà, la Repubblica. Infine il richiamo alla Costituzione italiana, alla sua estrema attualità e il discorso audio tenuto da Piero Calamandrei sulla Costituzione presso l&#8217;Università Umanitaria di Milano nel 1955. In qualità di studente universitario e giovane cittadino di questa antichissima città, alla ricerca di punti di riferimento dall&#8217;animo nobile e di incentivi per continuare a vivere, studiare e magari lavorare in questa terra, desidero ringraziare colui che con la sua opera e il suo amore tiene alto il nome di Napoli nel mondo, facendo rivivere la storia e la bellezza del nostro passato. Con la speranza di costruire un avvenire migliore.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Luca Coppola Ercolano - Napoli</em></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Times New Roman;"> </span></p>
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		<title>Ma di chi era la festa?</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/06/01/ma-di-chi-era-la-festa/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 09:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi e Adunate]]></category>

		<category><![CDATA[Il Bel Paese]]></category>

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		<category><![CDATA[Politichese]]></category>

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		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 29% degli italiani dichiara di essere all’oscuro di cosa sia successo il 2 giugno e a quale anno di preciso ci si riferisca. Per i lettori del post che dovessero appartenere a questa consistente percentuale della popolazione ricordiamo che il 2 giugno 1946 si tenne il referendum tra monarchia e repubblica: gli italiani scelsero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 29% degli italiani dichiara di essere all’oscuro di cosa sia successo il 2 giugno e a quale anno di preciso ci si riferisca. Per i lettori del post che dovessero appartenere a questa consistente percentuale della popolazione ricordiamo che il 2 giugno 1946 si tenne il referendum tra monarchia e repubblica: gli italiani scelsero la repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti Italiani non sanno in realtà quale sia il motivo del festeggiamento (e del conseguente giorno di vacanza). Tra quelli che lo ignorano, si registra, oltre che una prevedibile maggiore diffusione di persone con basso titolo di studio e spesso disinteressate a qualsiasi tematica politica e sociale, anche la presenza di numerosissimi giovani al di sotto dei 24 anni. Quali, secondo voi, le ragioni? Scarso senso di appartenenza? Ignoranza dilagante? Inesistenza dell&#8217;educazione civica a scuola? Sfiducia nelle istituzioni? Ragioniamo insieme sulle cause di un fenomeno molto italiano.</p>
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		<title>L&#8217;intolleranza danza</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2008 21:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Gli eventi di intolleranza diffusa che si stanno consumando nella Capitale ricordano le scene cruenti della provincia statunitense dipinta in American history X, riflessione sull’odio in cui va di scena il razzismo. È la storia di un ragazzo, orfano di padre e deluso dalle ingiustizie sociali, che canalizza la rabbia verso il mondo nell’attività politica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm1.static.flickr.com/166/431361375_329ee4063b_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Gli eventi di intolleranza diffusa che si stanno consumando nella Capitale ricordano le scene cruenti della provincia statunitense dipinta in <em>American history X, </em>riflessione sull’odio in cui va di scena il razzismo. È la storia di un ragazzo, orfano di padre e deluso dalle ingiustizie sociali, che canalizza la rabbia verso il mondo nell’attività <em>politica</em> di un <em>hate group</em>, dove crede di trovare forza e sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film non è una storia che parla solo di razzismo, ideali, ostilità. Insegna a non fare agli altri ciò che non si vorrebbe venisse fatto a noi. È la vicenda di tanti giovani arrabbiati pieni di paura e di dubbi che vengono sfogati attraverso la violenza.<br />
Una storia infinita della divisione di razza, di patria e di intolleranza, di ragazzi abbandonati a se stessi, svuotati dagli affetti e riempiti di odio per sopperire alle incertezze che la vita ha loro offerto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un film che andrebbe visto di certo da coloro che hanno commesso atti vandalici nelle vetrine di extracomunitari, hanno lanciato minacce e intimidazioni ad un conduttore radiofonico omosessuale, hanno usato spranghe e mazze di legno contro altri coetanei.</p>
<p style="text-align: justify;">È di oggi la notizia di nuovi disordini a Roma, in pieno giorno. Violenza e catene tra studenti di fazioni politiche opposte. Sette feriti con spalle lussate, ferite alla testa, segni di spranghe. Secondo le indagini il gruppo dei giovani di sinistra stava strappando i manifesti di protesta appesi all&#8217;università da Forza Nuova contro l&#8217;annullamento del convegno sulle foibe, alla quale avrebbe partecipato Roberto Fiore, segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova. L&#8217;iniziativa è stata assunta dal prorettore vicario Luigi Frati, revocando l&#8217;autorizzazione concessa dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia.</p>
<p style="text-align: justify;">La rissa si è consumata in dieci minuti, all&#8217;arrivo di una macchina carica di altri militanti di Fn armati di spranghe e coltelli, coinvolgendo una ventina di militanti antifascisti e un gruppo di cinque ragazzi di estrema destra.</p>
<p style="text-align: justify;">Sei le persone arrestate, di cui due fanno parte dei collettivi universitari di sinistra e gli altri quattro di movimenti di estrema destra. Il ministro dell&#8217;Istruzione Gelmini ha chiesto al rettore de La Sapienza di Roma una <em>relazione</em> sui fatti accaduti, mentre il sindaco Alemanno ha condannato le violenze e smentito al contempo la presenza di un clima intolleranza sempre più diffuso nella capitale, parlando di <em>imbecilli pericolosi da isolare</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><!-- do nothing --><!-- fine TESTO -->Eppure risale solo ad alcuni giorni fa il raid punitivo ad opera di un gruppo di venti ragazzi, guidati da un uomo, muniti di assi di legno e con i volti coperti da foulard con la svastica, nei confronti degli <em>sporchi stranieri</em> e <em>Bastardi</em>. Queste le grida dei barbari che hanno accompagnato le percosse e i danni ad alcuni extracomunitari del quartiere Pigneto a Roma, luogo di artisti e musicisti nel quale trovano sede il centro sociale Snia Viscosa, tra i più grandi e attivi della città, il Bar Necci, famoso per essere stato il bar di Pier Paolo Pasolini e una storica sede dell&#8217;Associazione Nazionale Partigiani Italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;irruzione vandalica a scapito di alcuni negozi ha visto andare in frantumi due vetrine e un frigo bar di un negozio di alimentari e le vetrine di una lavanderia-phone center apaprtenenti a cingalesi. A seguire un assalto ad un alimentari di un indiano e la rottura di una vetrata del portone di un&#8217;abitazione. Un extracomunitario del Bangladesh è stato picchiato dalla banda con una bastonata. Attoniti i bengalesi residenti da anni, scesi in strada per rifiutare ogni forma di razzismo e che lavorano onestamente, pagando le tasse come tutti i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrive <em>The Guardian:</em> <em>[...] l’attacco accade mentre il governo di Silvio Berlusconi dà il via ad azioni repressive verso l’immigrazione illegale e giorni dopo che la folla ha incendiato i campi degli zingari a Napoli. Lo scorso mese la folla ha dato il benvenuto al nuovo eletto sindato Gianni Napolitano con il saluto fascista, davanti al municipio.</em></p>
<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px; text-align: justify;"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm2.static.flickr.com/1011/566224445_38bf92bfa4_m_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Infine la recente aggressione ai danni di Christian Floris, 24 anni, conduttore del portale DeeGay.it, stava rincasando nella Capitale quando due persone gli sbattono la testa contro il muro minacciandolo per via dei temi legati alla sfera dell&#8217;omosessualità di cui si occupa e gli intimano di smetterla.</p>
<p style="text-align: justify;">Stupisce che accadano episodi di tale gravità proprio a Roma, quel modello di comunità aperta e solidale promosso dall&#8217;ex sindaco Veltroni come un moderno riferimento culturale. Evidentemente serbavano sotto pelle odi, disagi, rancori profondi non percepiti, mai sopiti, ai quali la politica non è riuscita a offrire adeguate risposte. Sembra quasi che tutta la rabbia accumulata per l&#8217;impotenza espressa dal Governo precedente su temi scottanti come il bisogno di sicurezza, ancor prima che l&#8217;eliminazione delle mafie, tracimi nella foga rabbiosa e ceca di questi giorni, attraverso una recrudescenza di odi antichi che si traduce in violenze verbali e fisiche.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà la violenza è l&#8217;ultimo stadio di una sostanziale depressione italiana per la mancanza di risposte sociali certe e l&#8217;assenza di fari etici, civili e morali. Sono i problemi economici, la difficoltà di arrivare a fine mese, il salasso delle rate dei mutui, il precariato che soffoca ogni progetto per il futuro, un grave e generale abbassamento della qualità di vita a caratterizzare l&#8217;Italia del 2008.</p>
<div class="dida" style="text-align: justify;">Intanto Berlino ricorda con un monumento collocato nei pressi della Porta di Brandeburgo gli omossessuali, vittime di una feroce discriminazione ai tempi del regime nazista. Un grande blocco con una fessura affacciata su uno schermo dove viene proiettato il bacio di una coppia gay.</div>
<div class="dida" style="text-align: justify;">L&#8217;intolleranza danza: non c&#8217;è speranza?</div>
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		<title>Berlusconi santo subito</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 18:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<category><![CDATA[decreto legge]]></category>

		<category><![CDATA[discariche]]></category>

		<category><![CDATA[emergenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo il contenuto di un lunghissimo striscione sistemato a Fuorigrotta, che accoglie il premier a Napoli. Se, continua, elimina rifiuti e criminalità, a testimoniare il clima di attesa creatosi attorno all&#8217;evento odierno che ha visto il consiglio dei ministri riunirsi presso la Prefettura per provvedimenti e misure legate all&#8217;economia e alla sicurezza.
Come giudicate le misure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo il contenuto di un lunghissimo striscione sistemato a Fuorigrotta, che accoglie il premier a Napoli. <em>Se</em>, continua, <em>elimina rifiuti e criminalità</em>, a testimoniare il clima di attesa creatosi attorno all&#8217;evento odierno che ha visto il consiglio dei ministri riunirsi presso la Prefettura per provvedimenti e misure legate all&#8217;economia e alla sicurezza.</p>
<p>Come giudicate le misure adottate dal consiglio dei ministri sull&#8217;emergenza rifiuti? Quali sono le vostre aspettative?</p>
<p>Ecco in breve le decisioni approntate:</p>
<ul>
<li>nomina di Guido Bertolaso, attuale capo della Protezione civile, a sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all&#8217;emergenza rifiuti e superpoteri;</li>
<li>cinque siti secretati per le discariche in tutte e cinque le province campane secretati sino alla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale che ingoieranno un totale di dieci milioni di tonnellate di immondizia;</li>
<li>le discariche della Campania saranno aree di interesse strategico-militare e verranno presidiate dall&#8217;esercito, a Barbara Contini, ex governatrice di Nassirya in Iraq, toccherà invece il difficile compito di mediare con le popolazioni dei territori sui quali verranno aperte le discariche;</li>
<li>per superare l&#8217;emergenza, inoltre, si punterà su quattro termovalorizzatori di cui uno a Napoli da stabilire entro 30 giorni;</li>
<li>l&#8217;immediata riattivazione del termovalorizzatore di Acerra che dovrà riattivarsi entro la fine del 2008 (sebbene ogni gara di aggiudicazione vada deserta nonostante le numerose agevolazioni);</li>
<li>entro trenta mesi sarà conclusa la realizzazione del termovalorizzatore di Salerno, al quale si aggiungerà quello di Santa Maria La Fossa;</li>
<li>è prevista la chiusura di sette impianti di combustione dei rifiuti per essere trasformati in impianti per il compostaggio di qualità, consentendo secondo le intenzioni, la raccolta differenziata;</li>
<li>i comuni che non raggiungono gli obiettivi del 25% per la raccolta differenziata entro il 2008, del 35% entro il 2009 e del 50% entro il 2010, subiranno una maggiorazione della tariffa per lo smaltimento pari rispettivamente al 25%, al 35% e al 50% per ogni tonnellata di rifiuti.</li>
<li>tre i commi, inseriti in un unico articolo del decreto, che inaspriscono le pene per chi da domani tentera&#8217; di bloccare le iniziative per risolvere l&#8217;emergenza rifiuti. Il primo comma, afferma che &#8221;chi entra abusivamente nelle aree dichiarate di interesse strategico nazionale o renda difficoltoso l&#8217;accesso alle aree medesime, e&#8217; punito a norma dell&#8217;articolo 682 del codice penale&#8221; che prevede una pena da 3 mesi ad un anno. Il secondo comma stabilisce invece che &#8221;chi impedisca, ostacoli o renda difficoltosa la complessiva azione di gestione dei rifiuti e&#8217; punito a norma dell&#8217;articolo 340 del codice penale&#8221;. La pena e&#8217; fino ad un anno ma per i &#8221;capi, promotori od organizzatori&#8221; sono puniti con la pena fino a cinque anni. Il terzo comma, infine, afferma che &#8221;chi distrugge o rovina i beni e gli impianti legati alla gestione dei rifiuti e&#8217; punito ai sensi dell&#8217;articolo 635 comma 2 del codice penale&#8221;. La pena prevista va da sei mesi a tre anni.</li>
</ul>
<p>              </p>
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		</item>
		<item>
		<title>Dillo a Fronte Alta: coniugare giustizia e solidarietà</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/05/20/dillo-a-fronte-alta-coniugare-giustizia-e-solidarieta/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 20:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

		<category><![CDATA[Featured]]></category>

		<category><![CDATA[Il Bel Paese]]></category>

		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>

		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

		<category><![CDATA[xenofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[
A Fronte Alta raccoglie e pubblica una testimonianza della Federazione scs/cnos, l&#8217;ente che racchiude diverse Ong che fanno capo ai Padri Salesiani. Tratta dell&#8217;ondata xenofoba e razzista che negli ultimi tempi interessa il nostro Paese.
CONIUGARE GIUSTIZIA E SOLIDARIETÀ
 
Come Federazione SCS/CNOS, Salesiani per il sociale, giorni addietro  chiudevamo la nostra assemblea annuale con un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm2.static.flickr.com/1116/1352149315_8ef27cb7f8_d.jpg" alt="" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="Arial;">A Fronte Alta raccoglie e pubblica una testimonianza della Federazione scs/cnos, l&#8217;ente che racchiude diverse Ong che fanno capo ai Padri Salesiani. Tratta dell&#8217;ondata xenofoba e razzista che negli ultimi tempi interessa il nostro Paese.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em><strong><span style="Arial;"><span style="small;">CONIUGARE GIUSTIZIA E SOLIDARIETÀ</span></span></strong></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em><strong><span style="Arial;"> </span></strong></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">Come </span></em><span style="Arial;">Federazione SCS/CNOS, Salesiani per il sociale</span><em><span style="Arial;">, giorni addietro <span style="yes;"> </span>chiudevamo la nostra assemblea annuale con un occhio attento agli sviluppi e alle ondate razziste e xenofobe che si stanno producendo nel nostro paese affermando: “Noi in questa caccia allo straniero, al diverso, all’emarginato, non ci troviamo, siamo dall’altra parte. Continueremo a stare per <span style="bold;">e con i ragazzi poveri<strong>,</strong></span> continueremo a bussare - come don Bosco - non tanto per chiedere la carità dei progetti, ma per esigere e tutelare i diritti dei più poveri”. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">Questo perché le esperienze dei nostri educatori di strada, dei centri diurni nelle città a forte valenza immigratoria, ci chiedono di svuotare la mente da tutti quegli stereotipi che quotidianamente imprigionano gli italiani relativamente alla figura dell’immigrato ed ancor peggio dell’immigrato cosiddetto “irregolare”. Abbiamo incontrato in strada non clandestini o immigrati ma persone. Che raccontano storie di paesi bellissimi che a malincuore hanno dovuto abbandonare, di povertà, di responsabilità verso chi è rimasto e non ha le risorse per mangiare. Tutto questo ci sollecita ad un paradigma conoscitivo non totalitario e chiuso, bensì attento, curioso, disponibile ad uno scambio, ad una condivisione anche di tipo culturale, che non nasconde le differenze ma le valorizza nella loro specificità e nella loro unicità come unica e eccezionale è l’esperienza di ogni essere umano.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">In questi anni ci siamo incontrati con individui a cui non abbiamo proprio niente da insegnare, persone laureate che si ritrovano a fare la fila per una doccia, per un pasto caldo e per un abito pulito, situazioni che mettono di fronte all&#8217;interrogativo: “Sono una persona?&#8221; prima ancora che &#8220;Sono una persona che ha diritti?&#8221;. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">La strada, unica soluzione che spesso la nostra società ha offerto agli “stranieri”, addormenta e soffoca le risorse individuali, che spesso però, con adeguati interventi e la giusta attenzione, riprendono vita e si trasformano in “possibilità”. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">Come giustamente qualcuno ha osservato: “Le recenti elezioni ci hanno mostrato quanto può la paura dei nuovi flussi migratori. Allargando a una intera etnia le caratteristiche di alcuni suoi membri che vivono in una situazione di marginalizzazione, si sta oggi costruendo in Italia l&#8217;immagine del nemico rumeno, capro espiatorio ideale per una società che, travolta in un processo di trasformazione anche etnica, non riesce più a riconoscersi”.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">Noi riteniamo sia arrivato il momento di smetterla con le generalizzazioni, col credere che c’è un’etnia di violentatori, una di spacciatori, una di truffatori, ecc.; forse è più realistico e più utile andare a ragionare sul fatto che queste persone esistono, trasversalmente a tutte le nazionalità e al di là del possesso di documenti o meno. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">Ma c’è un risvolto più educativo che ancora ci interessa.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">Di fronte ad adulti che bruciano i campi nomadi, che organizzano ronde “giustizialiste” che usano parole cariche di violenza (in politica, nei media e nel quotidiano), che dimostrano un&#8217;assoluta mancanza di rispetto per l&#8217;altro, per quell’altro che esce di poco dai confini della cerchia familiare e di amici, che cosa si può pretendere dai più piccoli che respirano questo clima di intolleranza, di chiusura e di poca disponibilità all’ascolto e all’accoglienza?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">Il giovane studente picchiato dai suoi compagni perché «sporco romeno» è uno degli esempi delle conseguenze possibili e purtroppo reali.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">Una esagerata, opportunista utilizzazione del cosiddetto «tema sicurezza» sta creando nei nostri quartieri, tra molte persone, soprattutto gli anziani e le persone che vivono condizioni di povertà, un tipo di rifiuto che sta molto vicino all&#8217;odio. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;">Tutti dicono che c’è domanda educativa, ma per chi? Forse non solo per i ragazzi, gli adolescenti, c’è da educare un mondo di adulti, città da costruire a misura di persone. In questa bagarre xenofoba, razzista, in questa “caccia”, facciamo un passo indietro. In primo luogo lo diciamo alla politica che è l’arte della mediazione, della ricerca della strada possibile per tutti. Nel binomio giustizia e solidarietà non c’è prima la giustizia e poi la solidarietà, come qualche amministratore ha detto; vanno coniugate insieme, altrimenti diventa una giustizia solo per pochi. In questo modo vanno trasmessi ai giovani.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em><span style="Times New Roman;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em><span style="Arial;"><span style="small;">Domenico Ricca<br />
</span><span style="small;">Presidente SCS<br />
Salesiani per il sociale</span></span></em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Naples is burning</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/05/17/napoli-is-burning/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 12:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<category><![CDATA[crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa resta di quella città affacciata sul golfo dipinta da Giacinto Gigante nelle sue tele ottocentesche? In questo scorcio di maggio inoltrato, non più panorami incantevoli tornano alla memoria, bensì le cronistorie crude di Matilde Serao ad osservare attoniti le molteplici emergenze insolute che traboccano dai televisori delle case degli italiani. Dai rifiuti che sembrano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cosa resta di quella città affacciata sul golfo dipinta da Giacinto Gigante nelle sue tele ottocentesche? In questo scorcio di maggio inoltrato, non più panorami incantevoli tornano alla memoria, bensì le cronistorie crude di Matilde Serao ad osservare attoniti le molteplici emergenze insolute che traboccano dai televisori delle case degli italiani. Dai rifiuti che sembrano moltiplicarsi levando ossigeno e dignità ad una società civile ormai a pezzi, alla questione Rom e dei campi dati alle fiamme. È un clima nevrotico quello che si respira, un cocktail di sopportazione ed eccessi di ira che spinge giovani muniti di molotov ad appiccare il fuoco ai campi improvvisati di una periferia alle porte di Napoli. Altri giovani ancora, in varie zone della città, sparpagliano cumuli di sacchetti aperti e sfusi sulle arterie principali, bloccando il traffico nelle ore di punta. La vecchia capitale del Regno delle Due Sicilie sembra un&#8217;anziana signora rapinata e spogliata dei suoi averi. Se la stessa esasperazione che monta tra la gente fosse condotta nei confronti dei camorristi, Napoli sarebbe una città libera. Nulla di tutto ciò avviene perché la stessa camorra offre pane e companatico, insinuandosi nei vuoti lasciati dallo Stato e nella trascuratezza decennale delle istituzioni che hanno lasciato un cartello <span style="color: #000000;"><strong>Torno subito</strong></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">I disordini spettacolari di questi giorni, sommati all&#8217;impotenza e/o l&#8217;incapacità di ripristinare l&#8217;ordine pubblico, offrono agli occhi dei media il termometro dell&#8217;umore generale. Sullo stato di natura hobbesiano, <strong>Bossi</strong> ripete: <em>La gente fa quello che non riesce a fare la classe dirigente. Bisogna dare sicurezza.</em> Da apprezzarne la sincerità. È raro poi, che nei TG di punta quando l&#8217;oggetto del servizio sia Napoli, si intervistino persone che parlino la lingua italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">La preferenza giornalistica, guarda caso, cade quasi sempre su donne e uomini del volgo, dall&#8217;accento dialettale e movenze folkloristiche da peggior sceneggiata, offrendo una rappresentazione settaria, falsa e ingiusta della gente di Napoli al paese intero. A Fronte Alta prova ad approfondire lo sguardo d&#8217;insieme:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ponticelli </strong>è un grosso quartiere della periferia orientale di Napoli. Vi risiedono circa cinquantacinque mila persone, senza contare l&#8217;elevato numero di abusivi e clandestini che secondo alcuni porterebbe il numero oltre i sessantamila. Affonda la propria identità storica nella presenza di insediamenti romani e influenze religiose fenicie. Ha rivestito inoltre un ruolo politico sia durante la rivoluzione partenopea, con la dura reazione borbonica che vide tredici impiccagioni, sia durante le quattro giornate di Napoli, testimone di una strage nazista che vide perire trentaquattro innocenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi è un quartiere connotato da un contesto di degrado urbano, sociale, economico con un alto tasso di criminalità. Come in altre periferie, la disoccupazione tocca livelli elevati per l&#8217;assenza di politiche mirate e il forte peso nella zona della camorra. I Sarno costituiscono, tra gli altri, il clan più aggressivo e al contempo più autonomo insieme al clan Di Lauro di Secondigliano. Eppure un tempo Ponticelli costituiva un comune a sè, inglobato alla città durante il fascismo nel programma di ampliamento cittadino. Nel dopoguerra, nonostante il fallimento del piano, conservò una duplice anima agricola ed industriale ma i problemi sorsero immediatamente dopo, con la ricostruzione caratterizzata dalla grande speculazione edilizia sotto il sindaco <strong>Achille Lauro</strong>. Il bisogno di case portò alla realizzazione di centinaia di rioni malsani e sovrappopolati che raccolsero la numerosa immigrazione dall&#8217;hinterland e successivamente gli sfollati dopo il terremoto del 1980.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="mw-headline">Il <strong>Rione Conocal</strong> ad esempio, è</span> una zona del quartiere di Ponticelli posta tra Via Argine e Lotto Zero. Caratterizzata da vecchie palazzine, tele di amianto e cemento, costituisce covo per spacciatori e tossicodipendenti, mentre il <strong>Rione Inicis</strong> è situato vicino ai quartieri di Volla e Caravita, nella quale è situata buona parte dell&#8217;attività illegale e del racket della zona ed è quindi gestito dalla criminalità organizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">A questi problemi si aggiunge l&#8217;alta percentuale di evasione scolastica e di disagio culturale. La rilevante presenza di immigrati extracomunitari, non ha mai creato problemi di convivenza particolari. Fortunatamente non è solo degrado quello che affiora, grazie all&#8217;impegno quotidiano di persone desiderose di restituire un&#8217;immagine gradevole e diversa della zona, attraverso manifestazioni sociali e culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ponticelli. Una periferia dell&#8217;anima. Palazzi grigi o casermoni ripetuti all&#8217;ossesso che si stagliano in file, ben visibili dalla tangenziale e la accomunano ad altri quartieri simili di Roma, Palermo, Bari. Gente tranquilla, persone per bene, schiere di lavoratori, famiglie e studenti che convivono con <em>gli altri</em>. Sono questi altri coloro i quali sporcano loro malgrado l&#8217;ambiente, rispondono alle leggi del sistema, spacciano droga per campare, tra quartieri fantasma e piazze di vendita al dettaglio. I napoletani, ad onor del vero, sono per natura un popolo accogliente e tollerante. Il porto, emblema di flussi secolari fatti di traffici commerciali, di incontri tra genti e culture lontane, costituisce l&#8217;orizzonte di tolleranza e apertura verso il mondo, ben interiorizzato nei secoli dalla popolazione partenopea. Sentire puntati addosso indici istituzionali che accusano di razzismo e xenofobia fa male.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure è accaduto che si sia scatenata una reazione violentissima da parte di teppisti partiti dai fortini della camorra contro il presunto tentativo da parte di una minorenne rom di portar via una bimba. Indagano gli acquirenti sull&#8217;accaduto, mentre sciacalli, tra cui il figlio di un camorrista accusato di strage, si aggiravano immediatamente dopo i roghi, tra le macerie fumanti, morali e materiali, cercando di recuperare qualche radio, tv, videoregistratore, frugando qua e la tra le baracche annerite. Una foto su tutte racconta di questo popolo, i rom, perseguitato sin dalla notte dei tempi: una colonna di sgarrubati ape car arrugginiti, con a bordo intere famiglie scortate dalla polizia che fuggono con le poche cose tratte in salvo. È sembrato di rivedere uno sgombero delle S.S. nei sobborghi di Berlino. La meta? Incognita.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;apice del fallimento politico si è raggiunto con l&#8217;ipocrisia delle dichiarazioni di sdegno e l&#8217;attacco all&#8217;intolleranza. Lo Stato, la Regione, il Comune, dove erano mentre i nomadi albergavano in condizioni igienico sanitarie da quarto mondo? Dove erano le istituzioni mentre proliferavano gli insediamenti abusivi e fatiscenti dei Rom su terreni demaniali abbandonati? La politica da queste parti fa spallucce, non essendo in grado di interpretare la realtà, i suoi bisogni, le istanze dal basso. Il non decisionismo alla lunga paga, arrivando a chiudere entrambi gli occhi sulle condizioni sanitarie impossibili di centinaia di persone, moltissime delle quali bambini e donne. E sul diritto alla sicurezza e ad un minimo di vivibilità degli abitanti di una periferia già martoriata.</p>
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		<title>Il travaglio</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 16:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariano</dc:creator>
		
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<p style="text-align: justify;">L&#8217;autore di questo post ha visto la puntata di <em>Che tempo che fa</em> andata in onda sabato 10 maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">I telespettatori che hanno seguito il TG delle 20 del giorno successivo non hanno ascoltato l&#8217;audio relativo alle immagini della puntata in questione. Sì, perché il giornalista di RAI1 ha deciso per noi che quelle di Travaglio erano <em>offese</em> (<em>sic</em>) e se proprio c&#8217;erano dichiarazioni da riportare, naturalmente le uniche ammesse erano quelle dei politici. Andiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Due sono i ragionamenti che Travaglio fa su Renato Schifani, neo-eletto Presidente del Senato.</p>
<p style="text-align: justify;">Marco Travaglio cita Schifani dopo aver elencato i nomi di importanti personaggi politici del passato (Fanfani, Parri, Einaudi, De Nicola, Nenni, etc.), al fine di ridicolizzarne la statura politica e sottintendendo quello che, per lo stesso Travaglio, è il basso valore morale dell&#8217;esponente del Pdl. Travaglio conclude, ipotizzando che solo la <em>muffa</em> potrebbe seguire Schifani nella lista. Poi si corregge sostenendo che l&#8217;esempio non è pertinente poiché dalla muffa si ricava la penicillina. Insomma, per Travaglio, la muffa è meglio di Renato Schifani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro momento in cui Travaglio cita Schifani è contestualizzato nel ragionamento sulla indipendenza-dipendenza della stampa. Travaglio ricorda un fatto riportato anche dal giornalista antimafia Lirio Abbate: Renato Schifani ha costituito, in passato, una società insieme con tre persone; due di queste, successivamente vengono condannate per mafia. Travaglio sostiene che in un Paese libero la stampa chiederebbe conto a Schifani delle sue frequentazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapevo che l&#8217;intervento di Travaglio sarebbe risultato offensivo e ho giudicato io stesso certe esternazioni fuori luogo. Naturalmente, mi riferisco alle prime che ho citato: quelle sulla muffa. Sono esternazioni gratuitamente allusive a una connotazione negativa della persona di Schifani. Non è detto che tutti la pensino come Travaglio e non si possono, da giornalista, esprimere pareri <em>comici</em> sul mero valore politico di un personaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il colpo di scena è che lo scalpore dei politici tutti, eccezion fatta per il giustizialista Di Pietro, è stato destato non dal primo argomento di Travaglio, ma dal secondo. Insomma, l&#8217;offesa è che Schifani aveva rapporti con gente poi accertata mafiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Che ne pensate? È vero, come dicono, che non è stato rispettato il contraddittorio? Pensate anche voi che su fatti accertati giudizialmente ci sia bisogno di attuare un contraddittorio? E se è così, perché Schifani non ha sfruttato la prima telecamera per spiegare quei rapporti, piuttosto che minacciare querele?</p>
<p style="text-align: justify;">Ultima domanda: se l&#8217;informazione è libera, perché ieri sera il TG1 non ha consentito ai telespettatori di ascoltare la viva voce di Marco Travaglio, affidando, invece, la relazione sui fatti ai commenti dei politici?</p>
<p style="text-align: justify;">P.s. YouTube è stato inondato di contributi sulla puntata, clicca <a title="Il caso Travaglio-Schifani" href="http://it.youtube.com/results?search_query=travaglio+schifani&amp;page=1" target="_blank">qui</a> per vederli. Di seguito proponiamo parte dell&#8217;intervista a Marco Travaglio nella puntata del 10 maggio a <strong>Che tempo che fa</strong>.</p>
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