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	<title>A Fronte Alta &#187; Dal mondo</title>
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	<description>Siate uomini liberi, in piedi, a fronte alta, non servitori in ginocchio.</description>
	<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 13:09:43 +0000</pubDate>
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		<title>L&#8217;accordo tra Italia e Libia</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 11:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

		<category><![CDATA[Accordo di cooperazione]]></category>

		<category><![CDATA[Airl]]></category>

		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>

		<category><![CDATA[Italia -Libia]]></category>

		<category><![CDATA[Libia]]></category>

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		<description><![CDATA[Come sicuramente avrete appreso dai media, il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi e la guida libica della jamahiriya  Gheddafi hanno portato a termine un contenzioso tra Italia e Libia che durava da quaranta anni. 
L’accordo di amicizia e cooperazione, firmato a Bengasi il 30 Agosto,  prevede un risarcimento di cinque miliardi di euro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Come sicuramente avrete appreso dai media, il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi e</span><span style="Arial;"> </span><span style="Times New Roman;">la guida libica della <em>jamahiriya </em> Gheddafi hanno portato a termine un contenzioso tra Italia e Libia che durava da quaranta anni. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">L’accordo </span><span style="Arial;"><em>di amicizia e cooperazione</em>,</span><span style="Times New Roman;"> firmato a Bengasi il 30 Agosto,  prevede un risarcimento di cinque miliardi di euro, pagabili in  venticinque anni, per  i danni di guerra arrecati alla Libia durante la colonizzazione italiana. La somma servirà a pagare le pensioni ai cittadini libici mutilati dalla guerra, borse di studio agli studenti, alloggi, un’autostrada che collegherà l’Egitto con la Tunisia e postazioni radar per il controllo e monitoraggio congiunto delle acque libiche. </span></p>
<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px; text-align: justify;"><img style="border: 2px solid #000000" src="http://farm2.static.flickr.com/1313/532687354_fdef042d72_d.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">L’accordo, considerato <em>storico</em> da molti governi africani, è stato celebrato dal Leader Libico, in occasione del trentanovesimo anniversario dell’instaurazione del suo governo, come una svolta non solo nei rapporti tra Italia e Libia ma come un momento importantissimo, poiché non è mai accaduto che una potenza coloniale chiedesse scusa e risarcisca una ex colonia per i danni arrecategli. Più che un momento emozionante, per Gheddafi è stato un momento di grande aumento del suo capitale politico. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Sfortunatamente, lo stesso entusiasmo non ha trovato oggettivo riscontro tra le file delle grandi potenze, un tempo colonizzatrici; ancor meno contenti sono i ventimila italiani espropriati ed espatriati dalla Libia nei primi anni ’70 , che aspettano di ricevere da quarant’anni un adeguato indennizzo come contemplato dalla CEDU, dal Diritto Internazionale generale e dalla maggior parte della costituzioni presenti all’ interno degli stati della comunità internazionale, per gli individui soggetti ad un trasferimento, o meglio, privazione forzato della proprietà.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Non trovandomi d’accordo con ciò che è stato detto da Leone Massa presidente dell’Airl (Associazione italiani rimpatriati dalla Libia) che ha accusato il governo di incompetenza, e </span><span style="Times New Roman;">prima di lanciare la mia proposta per una soluzione politica per gli italo-libici, farei un elenco rapido e sintetico dei benefici, almeno nel medio-breve periodo, che l’Italia otterrà da questo accordo, sempre e nella misura in cui Gheddafi lo rispetti:</span></p>
<ul style="text-align: justify;" type="disc">
<li><span style="Times New Roman;">l’Italia importa ogni giorno 500.000 barili di greggio dalla Libia: con questo accordo si  permette agli Italiani di ampliare le loro attività di estrazione ed avere una posizione dominante in questo settore,  seguendo le politiche energetiche di  diversificazione della fornitura di idrocarburi;</span></li>
<li><span style="Times New Roman;">tramite l’installazione dei radar della Selex, società appartenente a Finmeccanica, l’Italia e la Libia si adoperano nel controllo e monitoraggio delle acque costiere del paese africano al fine di arginare il massiccio flusso dei poveri disperati clandestini verso le nostre coste;</span></li>
<li><span style="Times New Roman;">il Sottosegretario Urso ha dichiarato un piano di investimento in Libia per i prossimi anni del valore equivalente a 150 miliardi.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Oltre a questi tre semplici punti, bisogna riflettere con più attenzione sull’importanza geopolitica di questo accordo  alla luce dell’attuale contesto internazionale e comprendere che la chiusura del contenzioso, frutto del lavoro fatto negli anni dall’Italia, riporta la Libia, paese musulmano, a dialogare e contrattare con i paesi occidentali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Spero che questo sintetico elenco sia stato chiarificatore dei vantaggi che questo partenariato offre. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Passando alla spinosa questione del risarcimento, credo che la parte Libica, concedendoci una posizione dominante nell’industria estrattiva, abbia adempito all’obbligo e dovere giuridico nei confronti degli espropriati,  attivando una prassi seguita anche in altre situazioni di contenzioso tra stati (ad esempio <em>Lump-sum agreements</em>). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Qualcuno potrebbe obbiettare che la questione delle privazioni di proprietà sollevata dall’Airl non sia riconducibile ad un contenzioso tra stati e che non si sta parlando di ventimila militari inviati dallo stato all’epoca delle colonizzazioni, ma di civili integrati perfettamente nel tessuto economico sociale del paese, espatriati nel periodo <em>post-coloniale</em>, che hanno denunciato le operazioni coloniali e fasciste del periodo 1912-1943 come dannose e compromettenti non solo per la Libia ma anche per la loro vita e i loro stessi interessi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">Questo sicuramente è vero, anzi giusto! Ma bisogna tener in considerazione che non esiste una prassi giuridica che stabilisca la proporzionalità, i tempi e le forme del risarcimento, e che per il diritto internazionale, le concessioni libiche sopracitate e sottoscritte nell’accordo del 30 Agosto,sono da considerare una forma di indennizzo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="Times New Roman;">In virtù di questo, la mia proposta è di destinare parte del profitto delle attività economiche italiane previste dall’accordo, ai nostri concittadini espatriati dalla Libia negli anni ‘70. Sono sicuro che la generosa Eni non avrà grossi problemi a trovare tra le voci di bilancio (uscite o donazioni) un posticino per l’Airl, come ha fatto, non poco tempo addietro, per la concessione di duecento milioni di euro alla campagna politica di Tremonti e la sua <em>Robin Tax</em>.</span></p>
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		<title>Gli europei che non vogliono l&#8217;Europa</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/06/15/gli-europei-che-non-vogliono-leuropa/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 07:49:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

		<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

		<category><![CDATA[costituzione europea]]></category>

		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<category><![CDATA[referendum]]></category>

		<category><![CDATA[Sarkozy]]></category>

		<category><![CDATA[Ue]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;incidente del no irlandese non deve diventare una crisi. Queste le parole del presidente francese Nicolas Sarkozy sul no degli irlandesi al Trattato di Lisbona. Chiara è l&#8217;intenzione, da parte del presidente francese, di cercare di spianare la strada al Trattato redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal no nei referendum francese e olandese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;incidente del no irlandese non deve diventare una crisi. </em>Queste le parole del presidente francese Nicolas Sarkozy sul no degli irlandesi al Trattato di Lisbona. Chiara è l&#8217;intenzione, da parte del presidente francese, di cercare di spianare la strada al Trattato redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal <em>no</em> nei referendum francese e olandese del 2005, dato l&#8217;avvicinarsi del prossimo primo luglio (data in cui avrà inizio il semestre di presidenza europeo della Francia).</p>
<p style="text-align: justify;">È possibile definire <strong>incidente</strong> il responso democratico di un paese come l&#8217;Irlanda? Senza dubbio ai fini del processo di costituzione di un&#8217;UE più solida non può che parlarsi di  incidente, ma siamo sicuri che il suggerimento degli irlandesi non vada preso in considerazione? O, almeno, siamo sicuri che non dovrebbe aprirsi un dibattito sulle ragioni del no?</p>
<p style="text-align: justify;">Vari gruppi euroscettici (danesi e inglesi) hanno chiesto nei primi mesi del 2008 la ratifica attraverso referendum, avendo notato che le implicazioni legali del Trattato rispetto alla Costituzione sono identiche, ma non l&#8217;hanno ottenuta. Solo l&#8217;Irlanda, nel rispetto della sua Costituzione, ha dichiarato di voler effettuare un referendum confermativo e, caso strano, il popolo non ha confermato.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste un sottile filo rosso che collega i no del 2005 di Francia e Olanda, quello di oggi dell&#8217;Irlanda, il dato di fatto che i Trattati europei vengono ratificati solo quando a decidere è il parlamento e il dato incontrovertibile che in paesi come l&#8217;Italia i cittadini sanno poco o nulla dell&#8217;Unione Europea?</p>
<p style="text-align: justify;">Perché la grande maggioranza dei parlamenti europei ha ritenuto opportuno  avocare a sé il diritto di ratificare il Trattato? Perché i referendum continuano a rappresentare un <em>ostacolo</em> all&#8217;iter di ratifica? Perché gli europei non si sentono in Europa?</p>
<p style="text-align: justify;">Scarso senso di appartenenza? Scarsa partecipazione? Scarsa informazione sulle istituzioni comunitarie?</p>
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		<title>Quando un soldato diventa eroe</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/02/16/quando-un-soldato-diventa-eroe/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2008 18:14:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

		<category><![CDATA[Il Bel Paese]]></category>

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		<description><![CDATA[
 Quest&#8217;oggi si sono svolti i funerali del Maresciallo Giovanni Pezzulo, originario della provincia di Caserta ma residente a Treviso. Il suo corpo è stato crivellato da quindici colpi sparati ad altezza uomo dai guerriglieri talebani durante uno scontro a fuoco in una località a sessanta km da Kabul, mentre distribuiva materiali sanitari e viveri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img src="http://farm1.static.flickr.com/74/228494860_d9cd805464_d.jpg" style="border: 2px solid #000000" /></p>
<p> Quest&#8217;oggi si sono svolti i funerali del Maresciallo Giovanni Pezzulo, originario della provincia di Caserta ma residente a Treviso. Il suo corpo è stato crivellato da quindici colpi sparati ad altezza uomo dai guerriglieri talebani durante uno scontro a fuoco in una località a sessanta km da Kabul, mentre distribuiva materiali sanitari e viveri alla popolazione.</p>
<p align="justify">Anche in questo caso ha destato commozione la fine atroce di un uomo ammazzato a freddo che di qui a poco avrebbe compiuto quarantacinque anni, lasciando la moglie e una giovane figlia che ha lanciato un appello a stendere dai balconi un tricolore.</p>
<p align="justify">Alcuni notiziari televisivi, riferendo della morte hanno parlato di <em>eroe</em>, ma perché?</p>
<p align="justify">L&#8217;Italia ha un contingente di 2350 uomini in Afghanistan suddivisi in due contingenti presenti nell&#8217;ovest del paese a Kabul ed Herat inseriti nella missione della Nato denominata Isaf (International Security Assistance Force).</p>
<p align="justify">Si tratta di una forza multinazionale con mandato Onu per assistere il Governo nel garantire e mantenere condizioni di sicurezza che permettano di ricostruire il paese.</p>
<p align="justify">Il maresciallo era arruolato nell&#8217;esercito italiano sin dal 1980. Svolgeva il suo lavoro con determinazione e consapevolezza dei pericoli che questo tipo di missione comportava. Dopo essere scampato al camion bomba di Nassirya ha deciso di proseguire la sua missione con coerenza e senso del dovere.</p>
<p align="justify">Intraprendere la carriera dei naja costituisce un&#8217;opportunità professionale, soprattutto al meridione e dopo l&#8217;abolizione della leva obbligatoria. Non è un caso che le maggiori forze siano numericamente provenienti dal mezzogiorno, terra depressa in cui il lavoro di norma scarseggia. Uomini e donne scelgono dunque una possibilità di elevarsi professionalmente, alla ricerca di un futuro più stabile da un punto di vista occupazionale ed economico.</p>
<p align="justify">Parlare di <em>eroe</em> in relazione ad un uomo che aveva scelto quel tipo di professione sembra fuori luogo. Appare piuttosto una strumentalizzazione da parte dei media e della politica che tende a giustificare agli occhi dell&#8217;opinione pubblica una missione, sostenuta dal Governo Berlusconi e riaffermata dal Governo Prodi, che in cinque anni dal suo inizio ha subito diverse trasformazioni, come le regole d&#8217;ingaggio divenute più pesanti, ma tuttavia non vede ancora risultati risolutori data la persistente instabilità del paese e il bollettino di militari caduti in un&#8217;operazione che dovrebbe essere di cooperazione civile e militare.</p>
<p align="justify">La morte di un altro soldato impegnato nella missione Isaf dovrebbe pertanto condurre i Governi internazionali coinvolti ad una ridefinizione nelle sue modalità, perchè lo scenario e il contesto sono cambiati dal suo inizio nel 2002.</p>
<p align="justify">In base ad un rapporto sulle droghe nel mondo dell&#8217;Onu dello scorso anno,  la produzione di oppio in Afghanistan è cresciuta del 49% nel 2006 rispetto all&#8217;anno precedente, portando la produzione mondiale ad un livello  record.  Ciò equivale alla produzione illecita mondiale di oppio pari al 92% rispetto al 70% del 2000.</p>
<p align="justify">La contraddizione dell&#8217;operazione si amplia considerando l&#8217;avanzata costante dei talebani in gran parte del paese, cosi come in posti chiave del potere e la recente polemica innescata da un possibile invito futuro a sedere al tavolo di un&#8217;eventuale Conferenza di pace internazionale, presa d&#8217;atto di un sostanziale fallimento.</p>
<p align="justify">Nel 2007 sono stati oltre 200 i soldati stranieri rimasti uccisi nel paese storicamente denominato <em>crocevia dell&#8217;Asia Centrale.</em> Il Maresciallo Pezullo è il dodicesimo militare italiano scomparso tragicamente. E forse per l&#8217;immobilismo politico internazionale e l&#8217;inazione della politica estera italiana non sarà l&#8217;ultimo.</p>
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		<title>La metamorfosi a stelle e strisce</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2008/02/10/la-metamorfosi-a-stelle-e-strisce/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 21:11:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sono giorni frenetici in America. Democratici e Repubblicani si sfidano nelle primarie dalle quali entro l&#8217;estate emergeranno i due sfidanti per le elezioni presidenziali di novembre. Tra i primi, iperfavoriti negli States dove è palpabile la stanchezza dopo due guerre costosissime in termini umani ed economici e un senso diffuso di depressione per il rischio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2385/2096205625_10cc8ebb42_d.jpg" style="border: 2px solid #000000" /></p>
<p align="justify">Sono giorni frenetici in America. Democratici e Repubblicani si sfidano nelle primarie dalle quali entro l&#8217;estate emergeranno i due sfidanti per le elezioni presidenziali di novembre. Tra i primi, iperfavoriti negli States dove è palpabile la stanchezza dopo due guerre costosissime in termini umani ed economici e un senso diffuso di depressione per il rischio sempre più insistente di una recessione, si rincorrono a colpi di voti una donna già nota e un candidato definito dai media&#8221;nero&#8221;, connotando il colore della pelle come se fosse ancora una differenza nel 2008.</p>
<p align="justify"><em>Hillary Clinton</em>, ex first lady di <em>Bill Clinton </em>in carica dal &#8216; 93 al 2001, sarebbe la prima donna Presidente.</p>
<p align="justify"><em>Barack Obama</em>, 47 anni, nato ad Honolulu, di origine keniana è il candidato afroamericano sul quale nessuno avrebbe scommesso un dollaro qualche mese fa.  Nella campagna elettorale il senatore è riuscito a raccogliere più fondi della sua sfidante democratica, conquistando un numero sempre maggiore di Stati e delegati. Si prospetta dunque una sfida decisamente interessante che vedrà, nel caso vincesse Obama, un presidente inedito, accostato spesso a J.F. Kennedy e simbolo dopo quaranta anni di una maturazione reale degli ideali di Martin Luther King.</p>
<p align="justify">Tra le sue più importanti battaglie politiche, prima di approdare alla ribalta nazionale col discorso della Convention democratica del 2004 che registrò un trionfo sul tema <em>Il coraggio di sperare</em> esaltando il sogno americano, spicca la sua opposizione netta al conflitto in Iraq sin dal 2002, quando affermava <em>di non essere contrario a tutte le guerre, ma di esserlo dinnanzi a quelle stupide</em>.</p>
<p align="justify">Gli anni dell&#8217;amministrazione Bush sono stati costellati dal moltiplicarsi delle contestatazioni internazionali, accompagnate da una pioggia di critiche per la gestione <em>unilaterale</em> della minaccia terroristica, per la salvaguardia del suolo americano con misure restrittive della libertà in violazione dei diritti umani, per la detenzione illimitata dei prigionieri musulmani a Guantanamo, in barba ai più elementari diritti della Convenzione di Ginevra e per le terribili torture di Abu Graib, le cui immagini raccapriccianti hanno destato sconcerto nell&#8217;opinione pubblica mondiale.</p>
<p align="justify">A tutto ciò si è aggiunto il supporto dei contestati metodi israeliani di lotta contro i gruppi palestinesi terroristici e la carta bianca al governo russo per la sua <em>lotta contro il terrorismo</em> all&#8217;epoca della seconda guerra Cecena che hanno affievolito gli attestati di solidarietà immediata agli attacchi dell&#8217; 11 settembre 2001, suscitando la nascita di un progressivo movimento di anti-americanismo sia nel mondo arabo-musulmano che in quello europeo.</p>
<p align="justify">L&#8217;Unione Europea, che in futuro potrebbe essere presieduta dall&#8217;ex inquilino di Downing Street, il laburista <strong>Tony Blair</strong>, resta a guardare, come il resto del mondo.</p>
<p align="justify"><em>I have a dream</em>. E se fosse l&#8217;inizio di una rivoluzione?</p>
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		<title>Tra terrore e orrore</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2008 11:03:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Era da tempo che non udivamo più il bollettino quotidiano di guerra proveniente dall&#8217;Iraq. Sembrava che fosse tornata un&#8217;apparente quiete nella martoriata terra mesopotamica dopo anni di guerra, stragi, sangue, bombe e lacrime. Tante. Troppe.
Secondo il sito Iraq Body Count al 15 maggio 2007 erano sessantatremila i civili iracheni rimasti uccisi. Forse è soltanto calata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float: right; margin-left: 10px; margin-bottom: 10px"><img src="http://farm1.static.flickr.com/47/109471103_099ea0c3af_o_d.jpg" style="border: 2px solid #000000" /></p>
<p style="text-align: justify">Era da tempo che non udivamo più il bollettino quotidiano di guerra proveniente dall&#8217;Iraq. Sembrava che fosse tornata un&#8217;apparente quiete nella martoriata terra mesopotamica dopo anni di guerra, stragi, sangue, bombe e lacrime. Tante. Troppe.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo il sito <em>Iraq Body Count</em> al 15 maggio 2007 erano sessantatremila i civili iracheni rimasti uccisi. Forse è soltanto calata l&#8217;attenzione dei media e ne è una prova la strage dell&#8217;altro giorno.</p>
<p style="text-align: justify">Alle notizie sanguinose siamo oramai rassegnati, giungono sempre a tavola, ma stavolta lo shock chiude lo stomaco: due donne disabili mentali sin dalla nascita sono state inviate in due mercati popolari di Bagdad munite di potenti cinture esplosive e fatte saltare in aria azionando un telecomando a distanza.</p>
<p style="text-align: justify">Nel giro di pochi secondi giacciono a terra 60 morti e più di 180 feriti. Uno dei due mercati, quello di <em>Ghazil</em>, era il preferito dai bambini, una sorta di fiera all&#8217;aperto frequentatissima di buon mattino con animali di piccola taglia: uccelli, pesci, cani e scimmiette.</p>
<p style="text-align: justify">Alla tv irachena hanno trasmesso le immagini delle conseguenze del doppio attacco avvenuto attorno alle dieci, prima della preghiera settimanale del venerdì, giornata festiva.</p>
<p style="text-align: justify">Corpi e animali riversi sull&#8217;asfalto in uno scenario raccapricciante nel quale si mescolano le carni e nulla è più distinguibile.</p>
<p style="text-align: justify">Il Presidente degli Stati Uniti Bush nel suo ultimo discorso sullo stato dell&#8217;Unione aveva affermato che il numero di attacchi terroristici e morti erano in calo, ma la guerriglia prosegue e lo dimostra l&#8217;ennesima strage che vede protagoniste involontarie due donne con la sindrome di Down.</p>
<p style="text-align: justify">Un evento così tragico alimenta domande che forse in questo scenario di odio non avranno mai risposte sufficientemente esaurienti. Ed è l&#8217;impotenza lo stato d&#8217;animo prevalente, quell&#8217;assistere passivamente alla morte altrui che lascia ancora più sgomenti e disarmati.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un anno fa moriva Anna Politkovskaia</title>
		<link>http://www.afrontealta.com/2007/10/07/un-anno-fa-moriva-anna-politkovskaia/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Oct 2007 17:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
		
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Il pomeriggio del 7 ottobre 2006, proprio un anno fa, la giornalista russa è stata assassinata. Il suo corpo è stato ritrovato da una vicina nell’ascensore del suo appartamento di Mosca, crivellato di colpi. Aveva 48 anni e dal 1999 scriveva per il quotidiano indipendente Novaja Gazeta, dedicandosi ad un’incalzante attività di denuncia degli orrori [...]]]></description>
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<p align="justify">Il pomeriggio del 7 ottobre 2006, proprio un anno fa, la giornalista russa è stata assassinata. Il suo corpo è stato ritrovato da una vicina nell’ascensore del suo appartamento di Mosca, crivellato di colpi. Aveva 48 anni e dal 1999 scriveva per il quotidiano indipendente Novaja Gazeta, dedicandosi ad un’incalzante attività di denuncia degli orrori e delle continue violazioni dei diritti umani nel conflitto ceceno; per le sue numerose inchieste era ormai da tempo considerata una fastidiosa spina nel fianco dell’amministrazione di Vladimir Putin.<span id="more-10"></span></p>
<p align="justify">Nel libro <em>Cecenia: il disonore russo</em> del 2003, pubblicato in Italia da Fandango, la Politkovskaia ha denunciato tutto quanto ha potuto vedere, ascoltare e conoscere nel corso dei suoi oltre quaranta viaggi in territorio di guerra, additando senza esitazioni colpevoli e responsabilità politiche. Secondo l’ultimo rapporto di Human Rights Watch, nel silenzio dei media occidentali, l’esercito russo in Cecenia si è reso responsabile di intimidazioni, rapimenti, sequestri a scopo di estorsione, tortura sistematica, stupro ed esecuzioni arbitrarie a danno della popolazione civile. Anna Politkovskaia era cosciente di correre dei rischi e già in passato aveva subito minacce, tra cui diversi arresti ed infinite intimidazioni, ma accettava di esporsi con coraggio e fermezza.</p>
<p align="justify">Nel 2002, nel corso dell’assedio al teatro Dubrovka di Mosca, aveva accettato di svolgere il ruolo di mediatrice con i terroristi per negoziare la liberazione degli ostaggi, tentativo vanificato dall’irruzione delle truppe speciali per mezzo del gas paralizzante. Nel 2004, mentre gli attentati alla scuola di Beslan sconcertavano l’opinione pubblica internazionale aprendo temporaneamente uno spiraglio di informazione sulla guerra russo-cecena, all’interno della Federazione Russa la copertura mediatica dell’evento era estremamente scarsa; i giornalisti venivano tenuti accuratamente lontani dai luoghi dei fatti, ed Anna Politkovskaia veniva misteriosamente avvelenata, a suo parere per opera dei servizi segreti, mentre si recava in aereo a Beslan.</p>
<p align="justify">La morte della Politkovskaia si inserisce in uno scenario quantomeno inquietante di deterioramento dei diritti civili e politici nel paese, dove aumentano le restrizioni alla libertà di stampa e i casi di persecuzione nei confronti di giornalisti ed editori indipendenti.</p>
<p align="justify">Negli ultimi anni, mentre l’occidente corteggiava l’ex-potenza sovietica per il controllo su risorse strategiche come petrolio e gas naturali, nonché per il suo seggio fra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, il governo russo ha adottato misure restrittive della libertà e dell’indipendenza dei mezzi di informazione; nel suo rapporto del 2006 sulla situazione della democrazia nel mondo, l’ONG statunitense Freedom House ha inserito la Russia nel gruppo dei paesi <em>not free</em>. I boicottaggi, le intimidazioni, gli omicidi di giornalisti sembrano costituire il leit motiv del conflitto ceceno.</p>
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