Gherardo Colombo ha lasciato la magistratura l’anno scorso per dedicarsi alla formazione di una cultura della legalità. I ragazzi di A Fronte Alta hanno partecipato all’incontro organizzato dal Liceo scientifico Carlo Urbani di S.Giorgio a Cremano con l’ex magistrato milanese.
La giustizia, per quel che ho potuto constatare, ha sempre funzionato male.
- Gherardo Colombo
Le parole che non t’aspetti. La giustizia, per quel che ho potuto constatare, ha sempre funzionato male. A dirlo è Gherardo Colombo, colui che, dalla scoperta della loggia P2 a Mani Pulite, ha fatto luce, con altri, tra le ombre più odiose dell’Italia degli ultimi trent’anni e che a sessant’anni ha deciso di cambiare vita. O forse no. Io non ho mollato; ho pensato che per far funzionare la giustizia ci sia bisogno di qualcos’altro; qualcosa cui mi sono dedicato non appena sono uscito dalla magistratura.
Il perché della scelta nelle battute iniziali del dibattito: affinché funzioni la giustizia è necessario che i cittadini capiscano il perché delle regole. Le regole sono al nostro servizio, non noi al servizio delle regole. Non accetta giustificazioni Colombo, non vuol sentirsi dire che se il paese è alla deriva, la colpa è dei politici. Vi pare mai che la Rivoluzione Francese l’ha fatta il re? Guarda negli occhi dei ragazzi di S. Giorgio e, da disinvolto PM, interroga forse che non conoscete gente che non paga il biglietto del tram? Forse che qualcuno di voi non ha mai preso una strada in senso vietato? Insomma, è necessario che esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole, è necessario che la legalità si diffonda dal basso, nelle singole azioni. La convinzione dell’ex magistrato è che furbizia e privilegio siano i cancri che attanagliano l’Italia a tutti i livelli.
Il teorema è più semplice di quello di Pitagora e i liceali di uno scientifico fanno in fretta a capirlo; quanto all’esempio scelto, la fonte è piuttosto autorevole: sapete perché è finita tangentopoli? Inizialmente le indagini riguardavano potenti personaggi politici, gente in cui i cittadini difficilmente riuscivano a identificarsi. Col passare del tempo le indagini hanno coinvolto personaggi comuni, normali cittadini con i quali ciascuno si poteva identificare. Le bocche si sono improvvisamente chiuse, le dichiarazioni sono terminate e le prove sono venute a mancare.
Dal rapporto del fratello maggiore con il minore a quello del politico con il suo elettorato, in ogni declinazione del vivere comune è arrivato il tempo di sostituire con il rispetto delle regole (che significa rispetto di noi stessi) le logiche di prevaricazione che orientano la vita di un paese in cattiva salute. Tutto non può partire che dai cittadini. È la frase che ripete più spesso, è l’idea che ha determinato la sua scelta di vita, è il credo in nome del quale un ragazzo di sessant’anni, zaino in spalla, scorrazza per l’Italia a incontrare studenti. È il credo in nome del quale la nostra associazione è stata fondata. In bocca al lupo Gherardo, a fronte alta!
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