
La guerra di camorra che, come preannunciato dal capo della dda di Napoli Roberti, imperversa nel territorio di Casal di Principe suscita una serie di osservazioni da parte dell’opinione pubblica.
Uno degli argomenti più scottanti che si ripropone ogni volta che si tratta di importanti organizzazioni criminali è quello che riguarda i pentiti.
Segnatamente, è sembrato interessante lo spunto offerto dall’ultima puntata stagionale di Annozero, in cui il direttore del Mattino, Mario Orfeo, criticava la scelta di trasmettere in tv l’intervista ad Anna Carrino, ex compagna di Cicciotto ‘e Mezzanotte, al secolo Francesco Bidognetti. La tesi di Orfeo nasce dai fatti di cronaca che hanno visto una parente della Carrino e altri parenti di uomini del clan al centro di intimidazioni da parte del clan dei Casalesi. In sostanza, Orfeo ritiene che pubblicizzare nomi e fatti sia pericoloso per l’incolumità di chi parla e per la buona riuscita delle operazioni di lotta al crimine.
Michele Santoro replicava che se lo Stato non riesce a immobilizzare la camorra in momenti come questo, rendendo vulnerabili i soggetti che collaborano con esso, sarebbe come dichiarare la vittoria della criminalità sullo Stato stesso.
E voi, che ne pensate? Meglio parlarne o no? Meglio trasmettere ai cittadini l’immagine di una camorra che s’indebolisce o mantenere il segreto, riservando certe informazioni alla cognizione della sola autorità giudiziaria? Può lo Stato garantire l’incolumità di chi esce allo scoperto, facendo sì che l’opinione pubblica parli di camorra o è meglio che la giustizia faccia il suo corso per sentieri solitari?
Discussione
Nessun Commento a “Stato, camorra e media”
Di' la tua!