
Si stanno susseguendo segnali inquietanti in questi giorni. In alcune città del Sud Italia le mafie alzano la voce e lo fanno attraverso i metodi tradizionali. Il silenzio clamoroso della politica su certe vicende fa più rumore di un colpo di pistola. L’intimidazione e la violenza primitiva di questi balordi tiene sotto scacco la democrazia. Non un personaggio, una terra, una regione ma il paese intero è aggredito nelle sue libertà fondamentali.
Offrire uno spazio adeguato a queste notizie passate in second’ordine è il minimo che A Fronte Alta possa fare, affinché nulla cada nell’oblio e nell’indifferenza.
Pomigliano D’Arco, Napoli: attacco alla sede del comitato elettorale di Tommaso Sodano, esponente di Rifondazione Comunista. Sodano, presidente della commissione ambientale nell’ultima legislatura, da sempre è impegnato nelle questioni relative a salute ed ambiente, divenendo un punto di riferimento per molti problemi da Scanzano, venuta alla ribalta per l’ipotesi di collocare un deposito di scorie nucleari, sino alla questione rifiuti, il problema diossina e il termovalorizzatore di Acerra.
Ha denunciato più volte a viso aperto le connivenze fra camorra e politica nella gestione dei rifiuti in Campania. In particolare gruppi imprenditoriali che sebbene siano stati interdetti dalla prefettura per infiltrazioni camorristiche, riescono ad aggiudicarsi gli appalti attraverso subappalti e prestanomi.
Negli ultimi mesi è stato oggetto di ripetute minacce di morte e diverse lettere contenenti più di sedici proiettili. La Prefettura di Napoli ha deciso cosi di metterlo sotto scorta.
Il fuoco appiccato nel giorno della Liberazione alla sede elettorale dell’onorevole Sodano è giunto, secondo lo stesso, perché è stata abbassata la guardia dopo i controlli effettuati in seguito alle prime intimidazioni.
Caserta: è stata organizzata una catena umana di solidarietà nei confronti di Saviano, il pm Cantone e la giornalista Rosaria Capacchione, dinnanzi alla sede della redazione casertana del Mattino. L’iniziativa messa in piedi dai giovani della diocesi ha voluto essere un segnale di speranza e l’auspicio di una rinascita sociale per la città di Caserta. Nessun parlamentare presente, eccetto alcuni assessori di Comune e Provincia e Fulvio Martusciello, PDL, unico rappresentante regionale presente.
Gioia Tauro, Reggio Calabria: attentato mafioso in piena regola con una bomba posta sotto l’auto di un commerciante di abbigliamento e interessi nel calcio. L’ordigno radiocomandato è esploso provocando lesioni agli arti superiori e inferiori di Antonino Princi, 45 anni. Perderà la vista per la deflagrazione e ha subito già l’amputazione di tutti gli arti. È attualmente ricoverato in prognosi riservata.
L’azione è riconducibile al clima di tensione che da mesi caratterizza la piana di Gioia Tauro. La fine dei vecchi equilibri mafiosi, sfociata con l’omicidio recente dl boss Molè è aggravata da questo gesto violento e chiaro. L’imprenditore è titolare di una serie di negozi di abbigliamento e socio in alcune società che gestiscono supermercati nei centri commerciali aperti di recente nel Reggino. Coltiva interessi anche nel mondo del calcio. Negli anni scorsi era stato socio di riferimento del Catanzaro, quando la squadra militava in serie B.
Il Consiglio dei Ministri ha deciso negli ultimi provvedimenti lo scioglimento del Consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose.
Reggio Calabria: in data 22 aprile è stata rilevata durante una bonifica dei Ros una microspia in un ufficio della Procura della Repubblica. Nicola Gratteri, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta sulla strage di Duisburg. La microspia non è tecnologicamente avanzata: funziona a pile che vanno ricaricate periodicamente. È in grado di diffondere le intercettazioni in un raggio massimo di venti metri. L’ipotesi avanzata è che un altro magistrato possa essere la talpa in Procura, sede di altissime tensioni dopo che le inchieste hanno visto fughe di notizie, pilotate per sabotarle. Questo è accaduto in relazione alle indagini sulle relazioni pericolose del senatore Sergio De Gregorio filmato a cena con alcuni esponenti della ‘ndrangheta e i rapporti tra Marcello Dell’Utri e il faccendiere Aldo Micciché che prometteva di poter manipolare i voti degli italiani del Sud America in cambio di una sostanziosa bustarella.
Il Csm ha nominato Giuseppe Pignatone nuovo Procuratore capo della Procura di Reggio, al fine di calmierare l’atmosfera avvelenata negli uffici giudiziari e dare una spinta forte alla lotta contro le cosche calabresi. Pignatone è stato coordinatore delle indagini che hanno condotto all’arresto di Provenzano e sembra intenzionato a portare battaglia alla’ndrangheta dopo anni di esperienza maturati a Palermo.
Palermo: è apparso l’ennesimo murales con il volto del boss latitante trapanese Matteo Messina Denaro nei pressi della facoltà di Giurisprudenza. Nei giorni scorsi aveva fatto scalpore un altro murales alle spalle della Cattedrale. Lo stile è tipico della pop art di Andy Warhol in cui il viso del boss appare come in una vecchia fotografia con indosso un paio di occhiali da sole ed è riprodotto in colori diversi. Sotto la scritta Messina Denaro, il simbolo del dollaro e la sigla FA. Il disegno è comparso anche su una delle facciate dei nuovi uffici comunali di Castelvetrano, paese natale del capomafia. Gli investigatori stanno cercando di appurare se si tratti di una sfida civile al mafioso o di un segnale inquietante.
[...] A Fronte Alta added an interesting post on Democrazia sotto scaccoHere’s a small excerpt [...]
Se non altro Grillo ci ha indotto a riflettere sul livello della nostra informazione, davvero bassissimo. Non frega un cazzo a nessuno della squadra di governo, del ennesimo rumeno violento, della gara di virilità tra i ragazzini a scuola, e di tutte le altra cavolate che ci propina la nostra miserrima e nauseabonda informazione. Sono altri i temi su cui ragionare, da mettere in relazione e che mostrano la reale situazione in cui giace in questo paese. Lo sapevamo tutti quale era la situazione di buona parte dei nostri giornali e telegiornali, ma siamo colpevoli ad accorgercene solo adesso perchè c’è qualcuno che ci mette la faccia adesso.
Ed inoltra tra le notizie passate quesi in secondo piano, ma di interesse rilevantissimo che tu citi ce ne una ancora più grave e passata completamente sotto silenzio. Si tratta del dramma che si sta consumando alla Fiat di GB Vico a POmigliano.
Ecco in breve la situazione : la Fiat ha deciso di spostare 316 operai oltre in un polo di logistica a 13 km di distanza ( a Nola ) e quindi al di fuori del recinto dell’azienda. I sindacati ed i lavoratori si sono opposti e si stanno opponendo da mesi, hanno paralizzato la produzione a gennaio e febbraio e poi hanno ripreso gli scioperi ad Aprile. La Fiat attraverso la voce stessa del suo AD Marchionne ha minacciato di stracciare il piano di investimento e rivalorizzazione su Pomigliano ( con importanti segmenti di produzione portati nel vesuviano ) se gli scioperi non si fermano e se la decisione dell’azienda non viene accettata. I sindacati chiedono garanzie riguarda a questo spostamento, ma l’azienda si è limitata a fornirne solo di verbali senza impegnarsi in promesse scritte. Il rischio è quello che una volta portati fuori, al polo di logistica, la fiat venda questo proprio segmento, esternalizzi in questo modo gli operai e li porti al licenziamento in un secondo momento.
La verita ufficiale, quella che si legge sulla Stampa di Torino, noto Ufficio Stampa del Lingotto, parla della solita cricca di lavoratori inflessibili che pur di non spostarsi di qualche kilometro rischia di penalizzare migliaia di lavoratori e famiglie e di dirottare i fondi promessi a Pomigliano altrove. I lavoratori sono cattivi, il padrone è buono. Ma allora ci si pone delle questioni : perchè la Fiat ha deciso di spostare questi lavoratori e si mostra inflessibile su ciò senza però dare garanzie scritte sul futuro di questi ultimi ? E sopratutto, se anche questo celasse il disegno di esternalizzare questi lavoratori, perchè proprio all’alba di un importante piano di sviluppo che prevederebbe nuove assunzioni ? Le domande sono senza risposta, o forse una ce l’hanno. Un solo giornalista, tra i tanti su una breve ricerca sul web, ha proposto una verità alternativa che forse è la verità. Si tratta di Pino Neri del Mattino, corrisponde dal Nolano e che già si è occupato dello scandalo della palazzine di Casalnuovo ( per il quale centinaia di famiglie sono state truffate ). Ebbene Neri su articolo comparso il 24 Aprile su “IL Mattino” fa un appunto fondamentale : I 316 LAVORATORI CHE SI VOGLIONO SPOSTARE, SONO TUTTI SINDACALIZZATI O POCO SOTTOPOSTI ALLA SUBORDINAZIONE. Ecco perchè la Fiat ci tiene tanto, perchè i sindacati sono pronti a sacrifiare 2000 operai per 315, perchè gli altri lavoratori hanno appoggiato gli scioperi. Ci si vuole togliere dalla balle i lavoratori che danno fastidio e la cosa fai il paio con il licenziamento avvenuto nel novembre scorso del delegato sindacale dei Cobas Mimmo Migliano.
Il lavoro ormai non è più un diritto, ma una divina elargizione da parte del datore di lavoro. Chi lo ottiene deve stare in silenzio, non ribellarsi. E’ la conseguenza della flessibilità che si traduce con precarietà. E’ la rivincita della classe imprenditoriale contro la classe lavoratrice che fino agli anni 70′ aveva alzato troppo la testa. Fino ad oggi si consuma la lenta, atroce vendetta del capitale organizzato ( parlo così ma non sono per niente un marxista ). Questa è la democrazia sotto scacco.
Grazie, Giovanni, per la tua collaborazione sempre così attiva.
Ce ne fossero altri 5-6 così..
Luca complimenti, hai anticipato Raffaele Cantone di un giorno :
http://www.ilmattino.it/mattino/page_view.php?pbk=1&Date=20080428&Edition=Nazionale&Section=NAZIONALE&vis=G
e
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080428&ediz=NAZIONALE&npag=10&file=GIRO1.xml&type=STANDARD
Un aggiornamento per quanto riguarda la pesante situazione calabrese che appare a dir poco allarmante, sebbene non susciti ancora una vera scossa di indignazione nella politica e nell’opinione pubblica.
La’ndrangheta ha appiccato un incendio a Cosenza,distruggendo 30 autobus delle società Tnc e Lvl, compagnie di trasporto privato che garantiscono anche quello extraurbano in concessione dalla Regione Calabria. L’attentato incendiario è avvenuto nel cuore delle aziende, in un autoparco di proprietà delle due società di San Donato di Ninea. Dalle prime indagini si apprende che dietro l’attentato di matrice dolosa ci sia il racket delle estorsioni. Un altro segnale gravissimo da parte della mala calabrese che non può passare inosservato, soprattutto nel contesto politico nazionale che vede ancora incerto il puzzle della squadra di Governo.
Sono auspicabili risposte nette e rigorose, di lotta unanime e bipartisan alle feroci intimidazioni di stampo mafioso che aumentano a dismisura nel tormentato meridione, in un clima di rassegnazione e indifferenza generale in cui prepotenza, arroganza e barbarie di questi uomini prevalgono. Nel silenzio fragoroso delle istituzioni.