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Il Bel Paese

Voto non voto

Quest’espressione potrebbe essere interpretabile in diversi modi: come un dubbio amletico, un’affermazione a cui segue una negazione, un ripensamento, oppure ancora come una sostanziale equivalenza tra le due azioni.

È una strana campagna elettorale, senza lotta all’ultimo sangue come eravamo abituati e si preannuncia ricca di incognite e sorprese al fotofinish. L’astensionismo è il grande tema al centro dell’attenzione politica. L’appello dei principali leaders al voto utile rappresenta il richiamo quotidiano, accompagnato da motivazioni legate alla maggiore giovernabilità, al cambiamento possibile, al rinnovamento della classe dirigente e alla migliore sorte dei cittadini italiani.

Eppure tra comizi, interviste e dibattiti televisivi si fatica ad ascoltare cosa ne pensano loro, gli elettori, ora stanchi, ora delusi, ora amareggiati per il malcontento diffuso a macchia d’olio. Un clima sociale provato dallo spettro della recessione e dai bassi consumi non è certamente dei migliori per chiedere a distanza di appena due anni un ulteriore voto. Un sentimento misto di  rabbia e rassegnazione serpeggia sotto la pelle di chi non ha voce nei salotti televisivi o sulla carta stampata.

Tuttavia è cambiato l’atteggiamento degli elettori, più sensibili, più attenti, meno indifferenti al contrario di quanto si possa pensare dalla realtà che emerge dai media. E non c’è più la volontà di votare il cosiddetto meno peggio turandosi il naso. Il non voto a detta di molti equivarrebbe cosi ad un segnale preciso all’intera politica, contro questa legge elettorale e l’assenza di alternative realmente credibili. Voi cosa ne pensate?

Discussione

19 Commenti a “Voto non voto”

  1. Potete non crederci, ma avevo acceso il pc con l’intento di fare un post giusto su questo tema. A questo punto mi sbilancio e dico la mia su quella che sento come la più bruciante fra le questioni. L’espressione “voto utile” è uno dei tanti messaggi subdoli lanciati dall’industria culturale dei partiti maggioritari. Votare in modo “utile” significherebbe, in sostanza, votare un partito dalle grandi percentuali, di quelli che, se vincono, potranno governare.

    Disprezzo questo concetto; mi fa del male fisico il solo sentirne parlare.

    Il voto utile è il voto per chi ci rappresenta. Punto. Senza compromessi, senza mezze misure, senza pizzichi sulla pancia, si entra nell’urna e si barra il simbolo del partito il cui programma coincide col proprio modo di pensare. Naturalmente, se nessuno dei programmi o dei candidati convince, l’astensione è una grande espressione di voto. E’ un vero e proprio “voto”, in molti casi intelligente e più ragionato del voto a un’idea preconfezionata.

    La democrazia è una cosa seria, sacra. E la sua attuazione passa per scelte nette e limpide. Anche se “minoritarie”.

    Scritto da Mariano | 7 Aprile 2008, 13:03
  2. Beh personalmente anche io sono sensibile alle filippiche di tipo “grilliano” e alla retorica atavica del “non voto”. Tuttavia ritengo che questa sia la peggiore delle scelte possibili per un elettore in una cabina elettorale in uno stato che si voglia democratico, ritengo che mai il “non voto” possa considerarsi un modo intelligente di esprimere il proprio pensiero. Questo per due ragioni : perché é impossibile che il programma di un partito rispecchi in toto cio’ che un individuo possa pensare ( personalmente in me convivono idee di centro, destra e sinistra ) e perché non votando si lascia ad altri lo scegliere per noi, in un processo elettorale il “non voto” é piuttosto un atto di suprema indiffirenza. Vuol dire tirarsi fuori dalla responsabilità di scegliere riservandosi il diritto di criticare. Si voti il meno peggio, ma si voti.

    Scritto da Giovanni | 7 Aprile 2008, 14:07
  3. L’aspetto più angosciante della questione di queste elezioni è che si può anche decidere di non votare ma si deve essere coscienti del fatto che non cambia nulla in ogni caso. Un vincitore che governerà il nostro Paese, ahimè, ci sarà comunque! L’ultimo governo è stato fallimentare sotto tutti i punti di vista o quasi, ci possiamo augurare che il prossimo sia un po’ meglio, ma su quali basi? Ok, è giusto che si vada a votare, ma come scegliere? Quale personaggio ispira fiducia?? Veltroni che si dice “uomo nuovo” ma sta in politica da decenni e faceva parte anche dello scorso governo? Berlusconi che…vabbè si commenta da solo?! Probabilmente le cose sarebbero molto diverse se si desse spazio a giovani pieni di entusiasmo, ideali e una gran voglia di cambiare le cose invece qui ci sono solo vecchi politicanti che pensano esclusivamente al proprio tornaconto…

    Scritto da Mary | 7 Aprile 2008, 14:37
  4. Secondo me bisogna sempre ricordare che il voto è un diritto, ma anche un dovere…Bisogna sempre scegliere la cosa migliore per il nostro paese; a parer mio scegliere di non votare non solo non risolve il problema, ma potrebbe addirittura peggiorare la situazione, perchè vedere un popolo indolente potrebbe dare spago a chi ci governa di fare di noi ciò che vuole.
    Mariano, anche io non mi sento rappresentata da nessun partito, ma pensare che il mio NON voto possa in qualche modo aiutare chi proprio non mi va, non mi fa dormire la notte. Ci ho pensato tanto, sono stata tentata anche io di non andare a votare, ma non ce la faccio… Sarebbe davvero un voto regalato a chi non mi piace per niente!!! E allora si, scelgo il “male minore”, con la speranza che alla fine non si riveli poi così tanto male!!

    Scritto da marta | 7 Aprile 2008, 19:29
  5. Grillo c’entra e non c’entra. Il nodo è la questione democratica. Giovanni sostiene che non votando si lascia ad altri lo scegliere per noi e non si ha diritto di criticare in seguito. Sarei curioso di sapere se è molto diverso il caso in cui il candidato che abbiamo votato con il criterio del “meno peggio” prenda scelte che non condividiamo e che possibilità abbiamo di influire sul processo decisionale, una volta che il parlamento è formato e reso inattaccabile.

    Il semplice cittadino esercita esclusivamente al momento del voto il suo diritto di partecipare alla vita democratica di un Paese. Se neanche quest’unico momento deve essere affrontato con convinzione e chiarezza mi chiedo in quale altro momento ci si possa esprimere con “libertà di respirare”.
    Un’ultima banale domanda. Siete proprio convinti che l’unico modo di migliorare le classe politica di un paese sia continuare a eleggerla? Credete davvero che i voti “a naso turato” responsabilizzino i politici, una volta eletti?

    Scritto da Mariano | 7 Aprile 2008, 19:43
  6. votare, non votare.
    fino a due anni fa non avrei avuto dubbi: votare, sempre, anche turandosi il naso.

    averlo fatto mi ha scottata. aver votato turandomi il naso ha contribuito a vedere mastella come ministro della giustizia, per dire.
    aver votato turandomi il naso ha fatto somigliare pericolosamente il voto alla becera scelta di un carnefice.

    mi si parla di “voto utile” e mi chiedo “utile, per chi?”.

    non votare non significa essere assenti, non votare significa scegliere di non esercitare un proprio diritto. è una responsabilità pesante esattamente quanto il votare.

    l’idea di votare il meno peggio mi fa venire la nausea, vuol dire essere cinici e rassegnati.
    in tutta onestà, dopo aver trascorso due anni a provare rabbia e frustrazione, proprio non me la sento di far finta di niente per un giorno; quell’unico giorno in cui mi si dice di poter scegliere, mi si dice una bugia. dunque non scelgo, ed è anche questa una scelta.

    (i vostri voti rassegnati, chi educano?)

    Scritto da Silvia | 7 Aprile 2008, 20:26
  7. Caro Mariano, siamo seri. L’Italia pur con tutti i suoi problemi è una grande democrazia con un quadro ed un panorama politica vastissimo. I voti a “naso turato” si danno in Russia, in Zimbabwe, in Afghanistan ma non in Italia. Certo la classe politica italiana non è in grado di rinnovarsi e pecca spesso di mediocrità congenità, ma da qui a dire che sono tutti dei ladri e che c’è bisogno di giovani onesti e buoni d’animo che sostituiscono i vecchi cattivi e papponi ( ricordate gente che il potere corrompe chi lo detiene ), ce ne corre di acqua sotto i ponti.
    Al dilà del voto utile o non utile ci sono decine di partiti che possono rispecchiare le convinzioni di chiunque e per cui potere o non potere votare. Se non si possono scegliere i candidati si voterà la lista con i candidati migliori, o con quelli non prescritti e pregiudicati.
    Mariano, il candidato che noi scegliamo con il criterio del “meno peggio” e qualcuno a cui deleghiamo l’esercizio della rappresentanza non di noi stessi ma dell’intera comunità e paese, quindi ha tutto il diritto di prendere decisioni che noi non condividiamo ma che sono necessarie per il paese. Ti faccio un esempio: tutti ed io in prima fila siamo daccordo con la lotta pro-tibet, ma quanti si rendono conto dei posti di lavoro interni che si perdono se la Cina chiude i suoi mercati ai nostri prodotti come forma di ritorsione. Se poi l’operai Piaggio che magari ha perduto il posto con cui manteneva una famiglia di tre figli mi viene vicino e si lamenta, come credi che reagirebbe se io vado a raccontargli che il Dalai Lama è più importante di lui ? Questo solo per dire che le scelte che un governo prende sono molto più complesse di quanto noi le percepiamo, attraverso il filtro spesso distorsivo dei media. Per questo, smettiamola di gettare sempre e solo merda sulla classe politica. Contestazioni e proteste serrate si, ma merda continua no

    Scritto da Giovanni | 7 Aprile 2008, 20:51
  8. Proprio oggi è stato tema di un acceso confronto a casa mia che stranamente ci divide tutti e nello stesso tempo ci unisce nel dubbio.
    E’ la seconda volta che andrò a votare ma è profondamente diverso dal voto dato per il governo Prodi alle scorse elezioni,perchè ci credevo veramente e proprio per quella fiducia che ho dato,adesso sono in pieno dilemma.
    Più si avvicinano le elezioni più ho l’ansia e la volontà di riuscire a cogliere qualche elemento che riesca a sbloccare la mia indecisione,perchè anche io come voi e come penso la maggior parte dei cittadini,NON MI RICONOSCO, almeno non totalmente,NELLE “IDEOLOGIE” DEI PARTITI,se per ideolgia si intendono quei buoni propositi che i leader partoriscono durante la campagna elettorale.
    Per quanto riguarda il “non voto” pur essendo stata tentata di andare in questa direzione penso che,nonostante sia difficile la scelta,voglio e devo sentirmi parte della vita politica di questo Paese.

    Scritto da Laura | 7 Aprile 2008, 20:57
  9. Infine, vorrei dire due parole sulla questione della legge elettorale. Questa è senz’altro iniqua ed indegna per un paese democratico, ma mi sembra esagerato il grido alla rivoluzione lanciato da qualcuno come Beppe Grillo al riguardo.
    Anche con la possibilità di selezionare il candidato preferito, la libertà di scelta per l’elettore pur essendo più ampia può portare a risultati disastrosi. Anzi, posso giurarvi che per certi aspetti può essere addirittura molto peggio e più grande il rischio di trovarsi mezzi mafiosi e pregiudicati in parlamento. Con la legge elettorale siffata, i segretari di partiti posso contare su un tot di voti abbastanza stabile e definito da trend elettorali di lunga durata, quindi possono anche permettersi si selezionare i candidati in lista in base a principi di morale e preparazione. Quando un partito, specie un piccolo partito, ha bisogno di ramazzara qua e la voti in base alle preferenze raccolte da ogni singolo candidato che è possibile scegliere in base alla preferenza dell’elettore si verifica la tendenza a candidare gente che è in grado di muovere voti sul territorio in modo oscuro, grazie soprattutto alla compravendita ed al clientelismo spregiudicato. In altri termini, se facendo un calcolo costi benefici, il partito “A” decideva di candidare Cip e Ciop con le mani in appalti e Asl perchè comunque valutava che sebbene avrebbe potuto subire contraccolpi in termini di immagine, Cip e Ciop potevano portargli un numero considerevole di voti adesso con questa legge il partito “A” valuterà il contraccolpo di immagine come più importante dell’importo diretto di Cip e Ciop.
    Non so se sono stato chiaro, posso spiegare meglio il concetto.
    In sintesi con l’iniqua legge elettorale che ci ritroviamo io mi sento meno libero ma un po’ più tranquillo.

    Scritto da Giovanni | 7 Aprile 2008, 21:05
  10. Meno peggio è sinonimo di migliore, migliore è sinonimo di meno peggio. Cinici e rassegnati ?…mah…

    Scritto da Giovanni | 7 Aprile 2008, 21:48
  11. Quello sulla legge elettorale è un post che mi proponevo di scrivere, pertanto rimando ai prossimi giorni la mia opinione sul tema.

    Vorrei sgomberare il campo da un equivoco che, a quanto leggo, s’è creato sulla mia posizione. Io non parteggio per l’atteggiamento astensionista in questa campagna elettorale, nè dirò se voterò e chi. Credo che da Giovanni a Marta ci si aspetti che io stia propagandando l’astensione; nientaffatto. Neppure ho sparato nel mucchio dicendo che sono tutti ladri. Se sarò contattato privatamente, non esiterò a dichiarare cosa farò domenica. Io dico una cosa più semplice, e anche più astratta: riconosco lo status di scelta fortemente politica a certi casi di astensionismo. Il non votare, naturalmente può avere molte cause, la maggior parte delle quali è insondabile. Ma trovo superficiale e semplicistico il negare all’astensione la cittadinanza nel campo dell’agire politico.

    Non a caso il mio primo commento, più che sull’astensione si incentrava sull’utilità o meno del voto ai “partitini”. E il tema è sempre lo stesso: la sacralità della rappresentanza. Guai a cadere nella trappola degli slogan dei partiti dalle grandi percentuali. Un partito che, dopo una campagna come questa, prendesse anche da solo il 40% dei voti, arrivando a governare il paese, scontenterebbe comunque la maggior parte degli elettori (ben il 60%!),e stiamo tralasciando per un attimo gli inevitabili rischi di instabilità. Trovo che questi siano problemi che un acuto studioso di politica quale Giovanni, con cui mi onoro di dibattere, mi pare essere, non può evitare di affrontare.

    Scritto da Mariano | 7 Aprile 2008, 22:13
  12. Caro Mariano, ti ringrazio per l’”acuto” ma sono solo un osservatore ( per altro in questo momento da diversi km di distanza ) che si diverte un mondo a dibattere con voi su questo eccellente sito.
    Non dico che il non voto sia una scelta che neghi la cittadinanza di chi la pratica, ma che sebbene sia una facile tentazione non è mai una scelta ideale.
    Per quanto rigurda la questione che tu poni, posso dirti che sono d’accordo con te in questo caso. Quella del voto utile è una balla pazzesca sparata da PD e PDL per macinare briciole di voti in più. In realtà nessuno ha il peso per governare senza un partito minore come alleato a costo di una instabilità di fondo che comunque verrà a crarsi. Forse il PDL potrebbe raggiungere il 50 % ma la soluzione più credibile ritengo sia una striminzitissima vittoria in rimonta del PD che necessiti un alleanza con il partito-mafia UDC. Il risultato qual’è secondo voi ? Beh senz’altro la rinascita di qualcosa di molto simile alla Democrazie Cristiana. In Italia, ma sfido chiunque a trovare una situazione diversa in quasi tutte le democrazie europee, può governare da solo.
    Lancio quindi un appello, forse supportato da Mariano…non credete alla balla del voto utile, se PD o PDL non vi convincono votate chi vi pare, ma votate….

    Scritto da Giovanni | 7 Aprile 2008, 22:33
  13. Assolutamente d’accordo sul DOVERE dei cittadini di correre ad esprimere le proprie preferenze. Meglio sbagliare voto che astenersi.

    Sono per coloro che parlano di ‘sacralità’ del voto. E mi piace ascoltare quegli adulti che rievocano i tempi della loro giovinezza: …quando levandosi al mattino, nel giorno delle elezioni, vedevano i propri genitori un poco più composti del solito, gravi nei pensieri, che curavano un po’ di più il proprio abbigliamento in quel giorno speciale, e si recavano alle urne pieni di serietà e col cuore in gola per l’emozione. Bisognava uscire da una dittatura per comprendere il valore sacro del voto.

    Se di porcheria dei politici si vuol parlare (e mi pare sia legittimo anche con gli insulti del più impudico dei lazzaroni!), non si dimentichi però che parte della disonestà inviluppa anche una gran fetta dell’elettorato. Una disonestà intellettuale. Infatti si sente un po’ dappertutto - e da persone tutt’altro che indigenti - la risoluzione a votare questo o quel partito nell’attesa di un vantaggio, d’una convenienza. Essì che la casa a un mutuo basso seduce e lusinga il giovane, come la pensione di seicento euro il vecchietto; di qui il voto a l’uno o all’altro partito.
    Ma non è nella lucidità di scelta l’affermazione della volontà pura? E non è il rifiuto della lusinga una vigorosa dimostrazione d’integrità? Credo siano queste, in primis, le vie che conducono a una dignitosa espressione del proprio voto, non badando neppure a se stessi: ‘a costo del sacrificio!’, come gridava preso d’amor del popolo Giuseppe Mazzini.

    (Non ho letto tutti i post… per cui è solo un caso se ho scritto il ‘già detto’)

    Scritto da Alberto | 9 Aprile 2008, 12:10
  14. I have a Dream, io ho un sogno…il 28 Agosto del 1963 un uomo pronunciò questa frase…

    Io ho un sogno, ho il sogno di vivere in un paese libero, in un paese in cui l’uguaglianza dei diritti sia consuetudine, un paese in cui un ricco ed un povero siano visti allo stesso modo, in cui il più bravo va avanti a dispetto delle raccomandazioni e dei favoritismi. Sogno di vivere in un posto in cui il futuro sia un’opportunità e non una preoccupante scadenza, un luogo in cui il figlio di un avvocato abbia gli stessi mezzi e le stesse opportunità del figlio dell’operaio; sogno un’Italia in cui gli italiani si sentano parte attiva di una politica al servizio e non al potere, un paese in cui il patriottismo ed il rispetto, per coloro che con il sangue hanno combattuto per i diritti, sia un valore aggiunto,sogno uno spirito in cui morire per il proprio paese sia un vivere nei cuori di coloro che lasciano. Io sogno un’Italia in cui la giustizia non dipenda dal conto in banca, una giustizia in cui semplicemente chi sbaglia paga, una giustizia sancita nelle aule dei tribunali e non nei salotti TV o sui giornali.

    Io ho un sogno, questa Italia non è il mio sogno, questa Italia non è giustizia, questa Italia non è futuro, questa Italia non è serenità, questa Italia non è uguaglianza …
    Ho un diritto, il diritto di votare, e nel paese in cui ogni giorno di più è un giorno in cui si capisce e si comprende che non siamo tutti uguali, che i potenti esistono e comandano le nostre vite, esiste un giorno, esiste un minuto, esiste un istante che mi rende uguale agli altri, che mi rende libero dai prepotenti, un istante in un giorno in cui io sono uguale a loro…è l’istante in cui poserò la mia matita sul simbolo che rappresenta “il mio sogno”.In quel momento, per una volta, saremo TUTTI uguali …
    Io ho un sogno… sono trascorsii 45 anni da quel giorno in cui un uomo nero sperava che i suoi figli neri in un futuro sarebbero stati apprezzati per le loro qualità; nessuno credeva nel suo sogno…45 anni dopo, nel 2008, un uomo nero può diventare il presidente degli Stati Uniti …
    Quell’uomo ha creduto nel suo sogno, quell’uomo è morto per insegnarci a credere nei nostri sogni,
    quell’uomo era Martin Luther King.

    Scritto da Stef | 9 Aprile 2008, 12:47
  15. L’astensionismo non è espressione del diritto di voto,bensì la sua stessa negazione.
    non esistono voti “utili”, perchè sono ,per come sono stati propagandati in questi ultimi giorni,inutili. inutili perchè non rappresentano le nostre aspettative per questa cara Italia.

    astenersi o annullare la scheda vuol dire consegnare l’Italia a chi già la derubata (qualsiasi partito vinca)senza poter scegliere.
    la maggioranza dei voti è fatta anche da numeri esigui, e non so voi, ma non voglio siano gli altri a decidere per me.

    detta così sembra ancora un ragionamento al meno peggio, ma in realtà sono una grande idealista e voglio sperare che dall’esasperato frazionamento partitico degli ultimi tempi possa venirne fuori qualcosa di buono.

    Scritto da Lj. | 10 Aprile 2008, 21:23
  16. Mi scuso se per qualche giorno non ho risposto ai miei più diretti interlocutori, ma gli oneri universitari mi hanno tenuto lontano da casa. Dunque, mi unisco all’appello di Giovanni, ma per un motivo preciso: ho confrontato programmi, candidati, e ragioni dei vari partiti che troveremo sulla scheda e posso sostenere che ce n’è per tutti i gusti. Chiaro? Ferma restando la legittimità dell’astensione come espressione del diritto al voto (e non come sua negazione), ritengo che nel caso di queste elezioni ci siano sufficienti sbocchi per chi abbia un’idea alquanto “ortodossa” di come si possa governare un paese. Volevo, poi, sottolineare ed elogiare l’entusiasmo di “Stef”, ma mi permetto di aggiungere ed integrare il suo discorso. E lo faccio con un altro appello. Cito :”esiste un giorno, esiste un minuto, esiste un istante che mi rende uguale agli altri, che mi rende libero dai prepotenti, un istante in un giorno in cui io sono uguale a loro…è l’istante in cui poserò la mia matita sul simbolo che rappresenta “il mio sogno”.In quel momento, per una volta, saremo TUTTI uguali”.Oggi come oggi è così, Stef, hai ragione, ma il mio appello è: facciamo in modo che la nostra partecipazione politica non si riduca a quest’istante! Perchè aspettare le elezioni? Perchè delegare per 5 anni e sentirsi protagonisti per soli 5 secondi? Quest’associazione nasce proprio dall’esigenza di sentirsi soggetti politici in prima linea, sempre attivi, sempre svegli..a fronte alta, insomma! Votate bene, votate male, rimanete a casa, rifiutate la scheda, fate un po’ come vi pare…ma smettiamola di identificare il nostro impegno politico con una croce su un quadratino. E’l'ora di rimboccarsi le maniche. E’l'ora di “fare politica”.

    Scritto da Mariano | 11 Aprile 2008, 13:28
  17. Francamente, almeno per quello che mi riguarda, non ho alcun dubbio: andrò a votare! Punto 1 perché è un mio diritto-dovere e punto 2 perché è l’occasione per partecipare attivamente alla vita politica e democratica del Paese. Credere che il proprio voto sia inutile e insufficiente è alquanto errato anche perché si potrebbe davvero contribuire a migliorare una volta per tutte la nostra Italia. Poi sta a chi di dovere, di Destra, di Sinistra o di Centro mantenere le promesse della campagna elettorale.

    Scritto da Salvatore | 11 Aprile 2008, 16:18
  18. ho votato secondo coscienza,mi sono imposta di votare secondo coscienza ma vedere che rifondazione non sarà in Parlamento mi logora..
    mi logora rendermi conto del potere e dell’influenza della lega.
    mi logora sapere che almeno in questa legislatura la sinistra seppur con tutti i suoi difetti non vi sarà..

    Scritto da valentina | 14 Aprile 2008, 18:45
  19. Cara Valentina
    posso comprendere il tuo “dolore”.
    Se i dati fossero confermati si tratterebbe di uno smacco pesante e del taglio netto di una forza importante del Parlamento.

    Da osservatore rifletto sulle cause e posso affermare a freddo che la SA sconta 1 punto di percentuale andato in frantumi per il consenso guadagnato, anche se inutile, dalla creazione dei micro partitini di Sinistra Critica e Partito Comunista dei Lavoratori.
    Inoltre l’astensionismo dilagante che ha toccato il picco del 4% ha avuto conseguenze esclusivamente nell’elettorato di sinistra deluso.
    Ho rilevato in questi anni una sorta di ambiguità evidente da parte di taluni partiti. Il cartello messo su, portatore di una serie di valori profondamente identitari non è riuscito a centrare il suo intento.
    La comunicazione in campagna è stata protesa a schierarsi contro il PD, mancando di marcare un’identità più innovativa e credibile, insomma una soggettività veramente costruttiva.
    I personaggi, infine, sono rimasti gli stessi dell’altra legislatura, mentre era necessario un ricambio, a partire dal leader che giustamente ha lasciato in queste ore.

    Scritto da Luca | 14 Aprile 2008, 21:00

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