// stai leggendo...

Cronaca

La politica latitante

La camorra non esiste.
La mafia non esiste.
La ndrangheta non esiste.

La premessa dell’attuale campagna elettorale è la marginalizzazione della questione principe delle nostre esistenze da cittadini italiani: le mafie. Un’esclusione netta perchè fastidiosa sottolineata di recente da Roberto Saviano. Emerge cosi un totale disinteresse dei partiti e dei candidati premier rispetto alla malavita organizzata.

Nel variegato panorama di simboli e liste, sembra davvero arduo individuare una sola persona che tratti l’argomento nelle sue molteplici sfaccettature, impegnandosi a debellare, attraverso una legislazione più severa e maggiori risorse, il cancro che paralizza il paese intero, il mezzogiorno e in particolare la Campania un tempo felix, terra dalle innumerevoli potenzialità ma oltraggiata dalla commistione di criminalità, politica e imprenditoria.

I fatti di cronaca, le persone coinvolte, i contesti in cui attecchiscono gli affari sporchi sono diventate quotidianeità note a tutti. Chiunque conosce e riconosce i personaggi di paesi e quartieri che tengono sotto scacco l’economia, controllano i traffici di droga, attuano con feroci intimidazioni il racket e le estorsioni. Secondo una cifra approssimata, solo nella regione campana, pregiudicati, boss dal cognome pesante, famiglie e affiliati sono quantificabili in 150.000 persone.

Un pò più a sud, c’è poi la calabria. Recentemente la Commissione Antimafia ha evidenziato in una relazione la potenza della ndrangheta, complessa holding internazionale definita la più robusta e radicata organizzazione con interessi molteplici nel centro Nord e in Europa, una ramificata multinazionale del malaffare, che è stata paragonata per la capacità di moltiplicazione delle sue cellule sparse nei paesi, per l’estensione geografica e il voluminoso giro d’affari ad Al Qaeda. Una mafia liquida che riproduce anche in luoghi lontanissimi dalla sua origine l’identico marchio criminale.

Risale ad ottobre del 2007 la denuncia della Confersecenti che nel rapporto “Sos impresa” segnala il fatturato dell’azienda più virtuosa del paese, la Mafia Spa, pari a 90 miliardi di euro all’anno, equivalente al 7 per cento del Pil.

È difficile allora farsi una ragione del silenzio assordante che circonda questi politici, delle parole al vento abusate o svuotate del loro significato,dei monologhi preelettorali farciti di promesse stanche che sanno di antico. Il Governo del paese e il Parlamento meriterebbero persone con un’etica della responsabilità, cosa rarissima di questi tempi. Basta osservare i manifesti colorati che campeggiano sui muri delle città.

Nella battaglia dei manifesti che si gioca sui muri compare la sigla Movimento per l’Autonomia del Sud, rappresentato dall’onorevole uscente Barbato, protagonista indiscusso dell’ultima crisi del governo. I più lo ricorderanno artefice di uno spettacolo indecente contro un collega dello stesso partito -l’Udeur - insultandolo a più riprese per il suo voto a favore del governo, facendogli il gesto delle corna e, ciliegina sulla torta, sputandogli addosso. Non si parla di mafia ma non si parla neanche di esempi di virtù pubblica e alto senso delle istituzioni che, in questo caso, escono dalla finestra e vorrebbero rientrare dalla porta. E’ la loro presenza che rimarca una distanza sempre maggiore tra cittadini e politica, alla quale si chiede piuttosto di affermare con forza l’unica lotta possibile contro tutte le mafie, al fine di elevare veramente il paese, sciogliendolo da lacci e catene in memoria e nel rispetto di chi ha scelto il martirio civile. Troppi gli interessi in gioco? Troppi i conflitti d’interesse? È evidente in questa drammatica contraddizione l’irrisolta questione meridionale, proprio quando il baricentro dell’attenzione politica sembra essersi spostato al Nord Est e ad una presunta questione settentrionale. Di certo è che quando cala il silenzio sulle associazioni a delinquere che infettano regole, valori e modelli comportamentali, non c’è da meravigliarsi se all’interno delle scuole gli insegnanti mostrano difficoltà ad impartire le più semplici regole di convenza civile di ogni grado.

In una guerra per la civiltà e il rispetto del diritto che vede coinvolti magistrati e forze dell’ordine, emerge un’estrema solitudine di taluni servitori dello Stato, con molte gatte da pelare, tanti nemici e poche gratificazioni. Negli ultimi tempi si registra un’escalation di successi inaspettati con arresti eccellenti che la politica continua a ignorare, lasciando gli operatori dell’ordine e della legge con scarsi mezzi messi a disposizione e risorse esigue che costringono anche alti magistrati a fare collette per una fotocopiatrice,per svolgere correttamente indagini, ricerche, intercettazioni o a pagare la benzina per gli spostamenti fuori città.

Dinnanzi a uno stato di cose cosi avvilente, non resta che esprimere sentimenti di solidarietà e vicinanza all’operato del pool anticamorra che ha denunciato pubblicamente le minacce dei Casalesi, volte a diffamare scrittori scomodi del calibro di Saviano, autore di Gomorra, giornalisti come Rosaria Capacchione, del Mattino di Caserta minacciata di morte, alla quale è stata affidata la scorta e il valido magistrato Cantone, tutti accomunati dalla colpa di compiere il proprio dovere fino in fondo.
Se da un lato perdura la disillusione e la sfiducia nella politica spendacciona e miope, dall’altro i magistrati continuano a rappresentare per tanti giovani degli autentici modelli di riferimento civile, sentinelle di una democrazia fondata su diritti e doveri, custodi della legge, fari luminosi per il perseguimento di ideali di giustizia e moralità pubblica. La nobile ostinazione che anima questi uomini, pur incontrando ostacoli di ogni sorta, consente ai cittadini di poter credere ancora nel futuro, riconoscendo nell’azzeramento delle cosche e dei padrini, una speranza per la nostra travagliata società.

Discussione

Nessun Commento a “La politica latitante”

Di' la tua!

Flickr logoBanchetto firme meetup Portici I ragazzi di A Fronte Alta I ragazzi di A Fronte Alta Banchetto firme meetup Portici Banchetto firme meetup Portici Banchetto firme meetup Portici Luca Mariano A Fronte Alta Luca Mariano A Fronte Alta e banchetto meetup Firme referendum Banchetto Luigi Giorgio Giovanni