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Etica

Questione di vita o di voti?

Il tema dell’aborto è stato al centro di un lungo ed esasperante dibattito messo in moto dal caravanserraglio massmediatico, trascinatosi fino alla costituzione da parte di Giuliano Ferrara di una lista pro life.

In questi ultimi tempi si è creata cosi una profonda frattura all’interno dell’opinione pubblica, tra coloro che credono nella salvaguardia della vita dal concepimento naturale sino alla morte, costante richiamo di Benedetto XVI incentrato sui temi etici e quanti criticano piuttosto le perduranti invasioni della Chiesa cattolica negli affari interni dello Stato, nelle questioni che riguardano esclusivamente le donne e della libertà di scelta.

Ferrara dal suo giornale Il Foglio ha lanciato dapprima la sua provocazione per una moratoria sulla vita all’Onu, accolta con fervore dagli ambienti ecclesiastici. La ragione nasce, a detta del giornalista, al fine di proteggere la vita, dopo il successo ottenuto per la moratoria internazionale sulla pena di morte, con numerosi paesi uniti per la prima volta su un tema cruciale come la contrarietà alla pena capitale, contro una resistenza agguerita di tanti paesi favorevoli al suo mantenimento.

Da allora l’accento sulla questione e le polemiche che ne sono scaturite hanno riempito giornali e notiziari, generando una corrente che ha influenzato quel portantino del Policlinico di Napoli - caso che ha suscitato scalpore - fino a chiedere l’intervento immediato della polizia che ha interrogato una donna in seguito ad un aborto in stato di choc. Immediate le reazioni di migliaia di donne che hanno manifestato in diverse città per la difesa della legge 194 e l’episodio alquanto spiacevole.

A Genova, un noto ginecologo che praticava aborti clandestini ha deciso di farla finita lanciandosi nel vuoto dal suo studio. Infine nei dintorni di Roma è avvenuto un macabro ritrovamento all’interno di una cartiera per riciclo del busto di un neonato.

Numerose le parti politiche che concordano trasversalmente su certi temi eppure riesce difficile comprendere l’ipocrisia di fondo. È prevalsa nel dibattito una voluta superficialità, un non voler andare al fondo delle situazioni, alla ricerca delle reali ragioni che potrebbero motivare un aborto.

Si potrebbe cominciare a riflettere sulle giovani generazioni: improntare un’educazione sessuale seria e rigorosa da inserire nelle scuole sullo stile britannico, resasi necessaria nel paese oltre Manica per le numerose ragazze madri che partoriscono o abortiscono a tredici anni. La corretta comunicazione e la conoscenza è basilare sul mondo sessuale, per prevenire malattie, disagi e complicazioni. In secondo luogo è indispensabile creare quelle condizioni economiche e sociali che consentano ad una coppia di tenere il proprio bambino. Allo stato attuale risulta un progetto di vita privo di incentivi o sussidi che rappresenta un’impresa ardua per chi vive sulla propria pelle situazioni di precarietà.

Appare pertanto stupida, bieca, superficiale la criminalizzazione di una donna, cosi come non è possibile immaginare obiettori di coscienza all’interno dei consultori familiari, unici luoghi che dovrebbero restare laici e fornire piena fiducia e sicurezza mediante consigli mirati, suggerimenti che accompagnino scelte non da poco, in piena libertà di coscienza.

Giuliano Ferrara invece ne ha fatto una questione di vita e di voti, presentando la sua fantomatica lista No Aborto, unico scopo per il quale combattere eventualmente entrasse in Parlamento. È paragonabile per la limitatezza dell’argomento, per la presunzione nel trattarlo e la radicalità della posizione al partito dell’amore di Cicciolina. Alle elezioni ci vorrebbe meno ipocrisia e più concretezza per affrontare i problemi del paese.

Discussione

5 Commenti a “Questione di vita o di voti?”

  1. Certo l’iniziativa di Ferrara è ridicola per la sua dabbenaggine e per l’inopportunità. L’aborto è, e deve restare una questione di coscienza privata e non può divenire la base per la presentazione di una lista in parlamento. Tuttavia bisogna smetterela con la pratica indiscriminata dell’aborto nei casi non previsti dalla legge. Anzi lo stato deve fare il possibile per reprimere gli intenti di gente che abortisce solo perchè prima gli andava ed ora non gli va, o perchè crede di non avere i mezzi ed il coraggio per crescere un bambino. Sento parlare spesso del diritto della donna alla sua individualità ed alla libertà di scelta, sulla base che essa non è un semplice contenitore. Ci si dimentica troppo spesso dei diritti di chi è contenuto, i diritti del bambino alla vita. Si sta al mondo avvolti in una serie di relazioni complesse, fatti di diritti e di obblighi. Relazioni dettate dalla natura e dalla società. Il rapporto tra la donna è la vita che germoglia dentro essa ne è un esempio. Solo lo stolto può ritenere di stare al mondo libero di fare quello che cavolo gli pare e di essere l’unico artefice delle sue scelte. Considero la pratica indiscriminata dell’aborto uno dei frutti più perversi del vuoto individualismo e materialismo occidentale. Il male che lentamente sta trasformando l’occidente stesso in un enorme baraccone di gente libera e infelice, gente depressa ed insoddisfatta, gente che neanche si rende conto di aver soffocato il significato più profondo della propria vita nell’utopico perseguimento dell’assoluta libertà individuale. Se qualcuno ha visto il bel film di Sean Penn “Into the wild” sa che cosa intendo. Lì Alexander Supertramp dopo aver lasciato tutto e tutti per dedicarsi solo al suo desiderio hippie capisce una cosa poco prima di morire di fame e di freddo in Alaska a solo 24 anni : ” la felicità non è reale, se non condivisa “.

    Scritto da Giovanni | 15 Marzo 2008, 20:08
  2. Caro Luca, penso che l’aborto sia un tema delicatissimo da affrontare perché riguarda non tanto una libera scelta di una donna di affrontare o meno la gravidanza a cui va incontro, ma perché si mette in discussione la futura vita di una persona. Io forse, in qualità di uomo e non di donna, sono il meno indicato a parlare. Ma mi ha destato meraviglia, e non poca, quando ho sentito per la prima volta dal telegiornale le notizie circa l’intervento della polizia al Policlinico di Napoli dopo che una donna avesse abortito. Secondo me, un modo per evitare l’aborto, senza strumentalizzazioni da parte di qualsiasi schieramento politico, è quello di garantire alla futura madre, in maniera particolare se si tratta di una ragazza madre, tutto quel sostegno, morale, economico e quant’altro, che serve al mantenimento del nascituro. Oppure offrire alla stessa la possibilità di darlo in affidamento ad altre famiglie. Vedi, oggi ci sono molte donne e molte famiglie che purtroppo, per motivi naturali, non possono avere la gioia di veder crescere un figlio. Considero quindi una soluzione appropriata quella di prospettare alla donna che ha deciso di abortire questa alternativa. Chissà, potrebbe essere spronata a portare avanti la gravidanza sapendo e immaginando suo figlio felice seppur con un’altra famiglia. Questo è almeno come mi sentirei io. Può darsi che la realtà sia diversa, ma questo è il mio puro e semplice pensiero.

    Scritto da Salvatore | 17 Marzo 2008, 15:21
  3. Io quasi eviterei di scriverlo il mio commento, dal momento che Giovanni ha rappresentato in maniera piena, precisa e attenta tutto ciò che penso a riguardo, periodo per periodo - solo mi manca ‘Into the wild’.

    Vorrei solo aggiungere che l’ormai perseguitato ‘integralismo’ di Giuliano Ferrara non deve stupire né amareggiare più di tanto; anche perché non sarebbe potuto essere altrimenti. Ferrara propone un cambiamento culturale profondo, una rivoluzione delle coscienze. E ogni intento ‘rivoluzionario’ non può che avere una natura radicale. Ci mancava che ne parlasse come Veltroni parla del suo programma…

    Ora, che una legge debba ficcarsi nelle coscienze e nelle molteplici vicende individuali lascia, per onestà, esitanti e perplessi; ma sul valore della lotta di Giuliano Ferrara non si può discutere. Egli dà alla vita un valore assoluto. Proprio com’è. Proprio come deve essere, al di là di ogni credo.

    Che poi l’Italia s’indigni fino all’esasperazione perché si sente privata del proprio libertinaggio scellerato, si sente colpita nei propri vizi perversi, e limitata nel campo consacrato del puro egoismo - per cui farebbe volentieri un rogo di quel ficcanaso di Ferrara -, beh questo era abbastanza prevedibile. Sta di fatto che Ferrara dà una visione valorosa, sacra, trionfale della vita. Solo che chiama le coscienze a rispondere in campi davvero troppo impegnativi, scomodi… ed ecco che scattano reazioni violente ed estreme, ecco che viene additato e accusato di integralismo! Avendo poi dalla sua la Chiesa, uuuhh si salvi chi può: allora questo è pazzo per davvero! è proprio un sovversivo svergognato, è un arrogante, uno sfrontato, e per di più intollerante e impudente!
    L’italiano del XXI secolo scenderebbe su campo di battaglia con le carni squarciate pur di conservare belli intatti i propri vizi più di quanto non facessero i legionari romani per l’onore e per la patria.

    Sono infine d’accordo con chi sostiene che all’impossibilità di crescere un bambino esistono tanti e tanti rimedi, talvolta così semplici, eppure quanto valorosi…

    Scritto da Alberto | 18 Marzo 2008, 21:29
  4. E’ stato già detto tutto, ma aggiungo lo stesso qualcosa di mio.

    Premettendo che manca l’opinione di una donna, quindi speriamo che arrivi presto e che laico non significa non credenti, ma (sintetizzazione mia) opinioni multiple, ossia dare stesso peso all’opinione di chi crede e di chi non crede.

    Facciamo una divisione semplice: credenti e non credenti.
    Per i credenti la vita è un dono di Dio, per i credenti gli esseri umani sono i custodi della vita e non i padroni, quindi non possiamo disfarci di qualcosa di non nostro sia per quanto riguarda la propria vita, sia della vita degli altri (es. un bimbo in grembo).

    Per i non credenti, ogni vita appartiene a se, io decido della mia vita, quindi nessuno può decidere della mia vita, quindi nessuno può decidere della vita di un bimbo in grembo.

    In entrambi i casi non è accettabile l’aborto perchè in entrambi i casi nessuno può avere la libertà di decidere la vita o la morte di una altro essere umano (il bimbo in grembo è un essere umano). Ed è un paradosso la moratoria sulla pena di morte (tu non hai il diritto di togliere la vita ad un essere umano che ha commesso un reato), con l’aborto (tu puoi togliere la vita ad un essere umano che non ha fatto nulla).

    All’aborto si può scegliere con l’adozione perchè appunto, come già detto, in tanti non possono avere figli.

    Scritto da Aldo | 28 Marzo 2008, 16:15
  5. Eh eh, per fortuna ho preferito il PC al letto: in questo modo ho potuto gustare questi tuoi piacevoli sillogismi, Aldo.

    Per quanto riguarda la definizione di ‘laico’, penso proprio che molto del laicismo contemporaneo sia una naturale sconfitta della sacralità (e con essa della spiritualità - la quale non è detto che debba essere necessariamente cattolica) nel nostro encomiabile XXI secolo.

    Devo premettere che mi piacciono i laici. Probabilmente lo sono io stesso. Ma se solo penso ai Greci e ai Romani, che veneravano più dèi, che compivano sacrifici e immolazioni in nome di un credo, che istituivano divini luoghi di culto, e dedicavano intere decadi, interi mesi alle preparazioni e alle celebrazioni religiose; quando penso alle vestali, che consacravano una vita intera alla castità in nome di una Divinità (la Dea Vesta), o alle immense anime degli antichi Eroi che sfidavano la morte e ridevano del martirio per devozione ad un amore più grande di loro - l’amor di Patria (so che sono ridicolo e fuori tempo).
    Però, insomma, la Storia non fa che gridare a gola squarciata : “Il Sacro viveva! fra i pagani… E oggi invece?”.

    Oggi? Eh oggi niente. Oggi siamo tutti laici, tutti quanti, dal primo all’ultimo, per moda, per caso o per pigrizia. Senza culti, senza fede. Purché si sia liberi, anzi liberissimi di fare ciò che caspita ci pare a noi, sempre, in qualunque occasione e ad ogni costo!
    Oggi non c’è abbastanza virilità perché si possano avere una fede ed una spiritualità infuocate; mancano quei vigori e quelle volontà di sacrificio reali, profonde; mancano quelle forze dello spirito che si forgiavano un tempo con l’atto vivo e concreto.

    Così il laicismo, oggi, è perlopiù la denuncia di una spiritualità debole, di una sconfitta della sacralità; e in definitiva, di un naturale svilimento del valore dell’uomo.

    È la stessa Storia a dirlo, guardando dall’alto la nostra epoca fiacca.

    Scritto da Alberto | 29 Marzo 2008, 02:24

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