// stai leggendo...

Il Bel Paese

Gli ultimi saranno gli ultimi

Nell’Italia del 2008 è sempre più diffuso un fenomeno sintomatico del reale tenore di vita dei cittadini. Accade di notare in varie ore del giorno, uomini e donne avvicinarsi ai bidoni della spazzatura, ma non per il quotidiano gesto del deposito dei rifiuti, bensì per sbirciare, rovistare, procacciarsi abiti, oggetti e spesso avanzi.

Un’immagine frequente lungo le strade delle grandi e piccole località, di centri e periferie dal Nord al Sud che lascia attoniti, mortificati, incuriositi da quel gesto, un’istantanea della miseria che passa dinnanzi agli occhi, poco prima di calare le palpebre in fretta, per non guardare, per impotenza.

Nomadi, extracomunitari, senzatetto, vagabondi. Dimenticati, emarginati, soli o con cuccioli di cani appisolati accanto ad una ciotola. Su tutti stupisce l’aumento degli italiani che muniti di buste compiono il giro dei mercati rionali alla ricerca di frutta e verdura ancora commestibili, di anziani che frugano con entrambe le mani nei cassonetti, fortini di tesori che nessuno conosce, scrigni contenenti di tutto un pò, alla rinfusa certo, ma che se selezionato per bene può essere riutilizzato, dando nuova vita a oggetti e cose.

Non c’è vergogna. Non si ha imbarazzo nè timore del giudizio altrui. La fame non guarda in faccia nulla e nessuno. È fame, è oggettiva carestia, la costante caccia del cibo quotidiano, di un abito, di tutto lo stretto necessario per una dignitosa sopravvivenza. Loro sono gli altri da noi, gli invisibili, signore e signori nessuno. Li trovi alle stazioni semiaddormentati, in piedi sdentati e sporchi in cerca di elemosina. Li noti raggomitolati in cartoni commerciali con su la scritta: fragile, detersivo.

Li vedi di notte addormentarsi su panchine improvvisate, sulle scale di vecchie Chiese, adagiati sui gradini di un negozio, sotto un portico di un edificio. Appaiono dal nulla, come spiriti, scompaiono il giorno dopo, senza dare nell’occhio, senza fare rumore.

Poi li ritrovi seduti assieme, di età, sesso, religione e lingua diverse ma accomunate dalla stessa povertà. Ognuno con una storia da raccontare, con un passato difficile, fatto di scelte, di errori, di tragedie. Natale e Capodanno sono le feste più vere, i giorni più belli dell’anno che regalano un sorriso e qualcosa da mettere sotto i denti.

Ogni mensa organizzata dalle associazioni di volontariato, laiche o cattoliche, sembra una grande cerimonia, con tavoli imbanditi, luci e piatti succulenti. Loro, gli altri, si incontrano, parlano, ritrovano per una sera un pò di normalità. E qualcuno che li ascolta.

La povertà è penosa, la più dolorosa delle situazioni umane, degenerativa come una malattia che può non portare alla morte ma al lento abruttimento dell’uomo, della sua dimensione umana. La miseria è una condizione di sopravvivenza senza futuro che genera sconforto, disperazione, depressione. Una non-vita destinata a uno stato di avvilente umanità, composta da migliaia di occhi senza pace.

Non hanno voce i numerosi pianeti invisibili dell’ indigenza, dal Sudamerica all’Africa, dall’America opulenta all’Europa, dalla Russia all’Asia passando per il Medioriente. Ovunque manchino condizioni minime di sussitenza, nascono conflitti che alimentano odio e fratture sociali, esodi di migliaia di persone verso una terra promessa, come continua ad avvenire con le carrette del mare dirette verso le coste siciliane e il cimitero del Mediterraneo che accoglie le spoglie di chi non ce l’ha fatta. Neonati, bambini e adolescenti annegati, dimenticati e sepolti sui fondali solcati da Ulisse.

Il terzo millennio ha davanti a sè molteplici sfide che attendono una risposta. L’irresponsabile miopia della politica di queste zone d’ombra del welfare state è un comodo rifugio che non può avere giustificazioni in questo tempo travagliato e tormentato dal pensiero di arrivare a fine mese. È l’indifferenza non genera nulla di buono, se non ritorcersi contro di noi in un tempo neanche troppo lontano.

Discussione

Nessun Commento a “Gli ultimi saranno gli ultimi”

Di' la tua!

Flickr logoGherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno)