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Cronaca

La morte scorre alle 20.00

Sono le 20, sono le 20.10, sì. Noi siamo quelli che vedono ancora imperterriti il telegiornale.

È il ritornello di un celebre successo musicale degli Audio Due, a testimoniare l’interesse degli italiani riuniti davanti ai tg serali. Un tempo l’informazione di Stato, pur non essendo incompleta o come sempre lottizzata dal Governo di turno, trasmetteva ancora equilibrio e una certa misura nei notiziari, adottando uno stile giornalistico rispettoso per i telespettatori, che evitasse di scendere nei particolari macabri di certa cronaca nera.

Negli ultimi anni è emersa un’inversione di tendenza. Il duopolio dell’informazione, protagonista indiscusso e dominante, vede i telegiornali delle reti pubbliche inseguire progressivamente quelle private, degradando il ruolo dell’informazione pubblica che assomiglia sempre più a romanzetti splatter. Ogni giorno siamo informati dettagliatamente sull’andamento del processo di Erba e di questo dovremmo esserne grati. Olindo Romano è divenuto un protagonista inconsapevole di una soap opera del piccolo schermo. Imputato assieme alla moglie per un pluriomicidio generato dalla follia di chi non sopportava rumori e fastidi, viene definito dagli stessi giornalisti Olindo e basta, quasi appartenesse al nostro stato di famiglia.

Provate a seguire più notiziari in diverse ore del giorno. Rimarrete allibiti dalla notevole quantità di notizie dalla scarsa rilevanza e noterete la qualità decisamente scadente. Da ciascun tg riceverete la medesima notizia insanguinata, farcita di particolari raccapriccianti riguardanti gli autori del delitto e le povere vittime, in totale disprezzo di chi non esiste più. Perché il diritto di cronaca è superiore.

Erba rappresenta un richiamo quotidiano per una vicenda che in fondo non attrae l’interesse reale del paese, alle prese con problemi e difficoltà di gran lunga più importanti. La tragedia entra con invadenza quotidiana all’interno delle case suscitando un misto di curiosità e voyerismo e creando un clima di perenne ansia da giustizia, supportato dalla diffusione delle immagini post atrocità, con relative macchie di sangue sparse all’interno dell’abitazione. Quest’opera di aggiornamento in tempo reale fa onore ai servizi apripista resi da Bruno Vespa ai tempi di Cogne, caratterizzati all’epoca dal celebre plastico della baita in studio e Valeria Marini chiamata a commentare la morte del piccolo Samuele.

Non possiamo accettare supini questa malainformazione. Non meritiamo di essere trattati come degli sciocchi ai quali imboccare il cucchiaio quotidiano di informazione spazzatura come elemento distrattore di massa. Non crediamo che un notiziario nazionale possa soffermarsi su ogni omicidio che avviene nel paese, generando un senso di profonda inquietudine e insicurezza, dipingendo la realtà come meglio si crede per il mito dell’audience.

Accade spesso che i continui accenti su fatti di sangue avvenuti all’interno delle famiglie, diano vita a gesti di emulazione, motivati dalla profonda solitudine che talora gli individui dinnanzi ad un televisore. Il dato allarmante è che in qualsiasi fascia oraria si riportano omicidi, uxoricidi e suicidi con dovizia di particolari concernenti l’utilizzo di arnesi (martelli, spranghe, forbici), di sequenze tremende (strangolamenti, vivisezioni, sepolture in sacchetti e valigie, pistolettate a bruciapelo) e infine le immancabili pozze di sangue causate da dissanguamento, accoltellamento, tagli alla giugulare e conseguente occultamento dei cadaveri.

Questo sistema informativo è degenerato e ha agito da lavaggio del cervello di tante persone incapaci di riflettere e ragionare. Le immagini delle lunghe code mattutine ai processi nei Tribunali sono emblematiche, frutto dei talk show mutati in aule giudiziarie, arricchiti dal costante bollettino sugli ultimi indizi o le sostanze organiche ritrovate su parti del corpo che un tempo a nominarle sarebbe scattata una censura immediata.

Si è perso il senso del pudore, il rispetto dei cittadini e delle vittime di tali orrori.

Sarebbe auspicabile che il servizio pubblico televisivo pagato in parte col canone dei cittadini, tornasse alla sua originaria funzione educativa, orientando i cittadini ad una migliore e più interessante informazione per il paese. E le televisioni private dovrebbero attenersi al medesimo codice deontologico, per elevare questo mediocre stato della comunicazione e porre le premesse per un paese più maturo e meno voyer.

Discussione

Un Commento a “La morte scorre alle 20.00”

  1. A mio avviso, si parla di un duplice problema: da un lato c’è la TV “in generale”, col suo bel carico di programmi idioti, diseducativi, a volte addirittura (e senza moralismo puritano) volgari; dall’altro ci sono i TG, che dovrebbero costituire la “punta di diamante” della TV, intesa, in senso più assoluto, come mezzo d’informazione… TG che, nell’ambito di QUESTA televisione, dovrebbero almeno rappresentare l’ultimo barlume di speranza, l’ultima e più inattaccabile roccaforte della cultura… Ma basta un rapido zapping attraverso TG4, Studio Aperto e altri, per capire che la cultura e la vera informazione sono rimaste quasi un’utopia! E se il voyerismo mi disgusta, ancor più mi spaventa la possibilità che le forze dell’ordine, nelle loro indagini su fatti di sangue, siano “pressate” da un’opinione pubblica male informata e finiscano per accusare ingiustamente un capro espiatorio da dare, appunto, in pasto ai TG delle 20!

    Scritto da alessia | 29 Febbraio 2008, 15:47

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Flickr logoGherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno) Gherardo Colombo, magistrato italiano, incontra gli alunni di un liceo scientifico di San Giorgio a Cremano(Biblioteca di Villa Bruno)