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Etica

Etica, scienza e politica

Il messaggio politico è incompatibile con il messaggio scientifico.

Da quando nasci politicamente, ti vengono posti dilemmi: aborto sì o aborto no, nucleare sì o nucleare no, termovalorizzatori sì o termovalorizzatori no, giusto per fare qualche esempio. E come si comporta la politica di fronte a questi temi? Si frattura, si spacca in due e opposti schieramenti sostenengono opposte soluzioni. Resta da chiedersi se il dilemma sia il modo giusto di porre il problema.

La settimana scorsa la tv ha proposto il divertente siparietto fra Pierferdinando Casini, Udc e Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica. Il tema era l’energia nucleare. Casini incalzava lo scienziato per indurlo a sancire ufficialmente l’indispensabilità dell’utilizzo dell’energia nucleare. Rubbia sudava sette camicie per spiegare che il nucleare può servire, ma è una soluzione di lungo termine e che non può comunque costituire l’unica soluzione del problema energetico.

Mi sono ricordato di quando, due settimane prima, alla conferenza sull’emergenza rifiuti, il Prof. Arena ci illustrava il teorema che Massimo Troisi spiegava a Leonardo da Vinci: Leonà, 33% - 33% e 33%! Il tema era lo smaltimento dei rifiuti e anche in quella occasione abbiamo scoperto che non esistono soluzioni uniche, mistiche, taumaturgiche. Eppure anche su questo tema le fazioni politiche si sono fatte foriere di posizioni radicali, uniche, assolute. Perché?

La politica si basa sulla comunicazione. E la comunicazione è più forma che sostanza. Ve li immaginate i comizi sulla situazione napoletana in cui si dia conto di tutti i responsabili, di tutte le disfunzionalità del sistema, di tutto il ventaglio di soluzioni che offre la scienza?

I discorsi sarebbero noiosi, nessuno li seguirebbe, i politici perderebbero voti. Ecco spiegata l’operazione di marketing che tende a semplificare e a scegliere un concetto, a volte una sola parola, per orientare milioni di votanti.

Possiamo accettarlo? No. Il messaggio scientifico è autorevole proprio perché approfondisce i problemi e li contestualizza. Di qui l’ovvia impossibilità di spiegare con una parolina fenomeni complessi.

Proposta: quando vogliamo farci un’idea su salute, ambiente, bioetica, energia e tutto ciò per cui donne e uomini illustri spendono la vita in biblioteche o laboratori, allontaniamoci dal Parlamento, avviciniamoci all’Università.

Discussione

4 Commenti a “Etica, scienza e politica”

  1. La ‘Verità’ che insorge contro la ‘Forma’. In Politica - se con questa parola si vuol significare quell’arte necessaria ai popoli perché possano vivere secondo princìpi organizzativi - nulla dovrebbe avere maggior valore. Condivido il tono insorto dell’articolo. La Politica, oggi, vive nella contaminazione, nell’inganno; e più che un fatto civile diviene un prodotto sociale, con le sue mode, i suoi tormentoni, i suoi pettegolezzi, le sue maldicenze.
    Io poi noto che le adesioni a questa o a quella ‘corrente di pensiero’ sono perlopiù determinate da scelte immobili e inconsapevoli, e non invece da riflessioni accuratamente formate.

    Forse erano assai più veraci e più vitali le grandi arene gremite di popolo, le ardue esercitazioni su campo di battaglia, le vibranti orazioni nei Fori romani cui seguivano aristocratiche cene sul triclìnio, e persino i culti alla Dea Vesta.
    La politica, allora, era fattiva, non comunicativa.

    Ah io mi accontenterei comunque di pochi governanti senza testa sulle spalle che si prodigassero con imperiosa volontà - facendo all’occorrenza anche abuso dei propri poteri - per l’edificazione estesa di quella straordinaria incantevole città che Berlioz sognò nel culmine delle sue insofferenze: la deliziosa Eufonia, la città degli animi belli, degli incontaminati.

    Scritto da Alberto | 23 Febbraio 2008, 10:49
  2. Mah, Mariano, la politica bada alla forma un po come ci hai badato tu con tutti quelli che hai provato e provi a coinvolgere. Dovrei definirti “politico”?

    Non abbiamo mai avuto modo di parlarne da vicino perchè non ci siamo più visti dalla sera del Volver, magari approfondiremo.

    Alberto, da quanto tempo…

    …volevo dirti, comunque, che lo scenario del foro, dell’agorà, che ci hai ricordato sarebbe anche riproponibile attualmente, usando l’incredibile potere della rete…l’unica problema di questo ragionamento è che siamo profondamente arretrati a riguardo, sia materialmente che, soprattutto, mentalmente. Servirebbe (o servirà) molto tempo per ingrandire un fenomeno che, in un certo senso, già esiste, e voglio credere che col tempo, ci volessero anni, sarà possibile giungere a quella democrazia “verace” e “vitale” che in pochissimi, purtroppo, attualmente rimpiangiamo.

    A presto.

    Scritto da Gianluca | 5 Marzo 2008, 01:47
  3. Ciao Gianluca,

    perdonami ma temo di non aver capito il senso dell’obiezione che muovi a Mariano… potresti spiegarti meglio?

    A presto.

    Scritto da Stefano | 5 Marzo 2008, 12:14
  4. In effetti io non ho neanche ben capito se quella di Gianluca è un’obiezione o meno..figuratevi!

    Comunque fa piacere vedere partecipazione. A tal proposito, invito tutti i frequentatori del sito a iscriversi al forum in modo da recitare un ruolo importante in questa fase della vita associativa. Obiezioni, critiche e proposte, soprattutto se “personali” o logistiche, troveranno il giusto spazio nei post che potrete pubblicare.

    A presto!

    Scritto da Mariano | 5 Marzo 2008, 20:26

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