
Quest’oggi si sono svolti i funerali del Maresciallo Giovanni Pezzulo, originario della provincia di Caserta ma residente a Treviso. Il suo corpo è stato crivellato da quindici colpi sparati ad altezza uomo dai guerriglieri talebani durante uno scontro a fuoco in una località a sessanta km da Kabul, mentre distribuiva materiali sanitari e viveri alla popolazione.
Anche in questo caso ha destato commozione la fine atroce di un uomo ammazzato a freddo che di qui a poco avrebbe compiuto quarantacinque anni, lasciando la moglie e una giovane figlia che ha lanciato un appello a stendere dai balconi un tricolore.
Alcuni notiziari televisivi, riferendo della morte hanno parlato di eroe, ma perché?
L’Italia ha un contingente di 2350 uomini in Afghanistan suddivisi in due contingenti presenti nell’ovest del paese a Kabul ed Herat inseriti nella missione della Nato denominata Isaf (International Security Assistance Force).
Si tratta di una forza multinazionale con mandato Onu per assistere il Governo nel garantire e mantenere condizioni di sicurezza che permettano di ricostruire il paese.
Il maresciallo era arruolato nell’esercito italiano sin dal 1980. Svolgeva il suo lavoro con determinazione e consapevolezza dei pericoli che questo tipo di missione comportava. Dopo essere scampato al camion bomba di Nassirya ha deciso di proseguire la sua missione con coerenza e senso del dovere.
Intraprendere la carriera dei naja costituisce un’opportunità professionale, soprattutto al meridione e dopo l’abolizione della leva obbligatoria. Non è un caso che le maggiori forze siano numericamente provenienti dal mezzogiorno, terra depressa in cui il lavoro di norma scarseggia. Uomini e donne scelgono dunque una possibilità di elevarsi professionalmente, alla ricerca di un futuro più stabile da un punto di vista occupazionale ed economico.
Parlare di eroe in relazione ad un uomo che aveva scelto quel tipo di professione sembra fuori luogo. Appare piuttosto una strumentalizzazione da parte dei media e della politica che tende a giustificare agli occhi dell’opinione pubblica una missione, sostenuta dal Governo Berlusconi e riaffermata dal Governo Prodi, che in cinque anni dal suo inizio ha subito diverse trasformazioni, come le regole d’ingaggio divenute più pesanti, ma tuttavia non vede ancora risultati risolutori data la persistente instabilità del paese e il bollettino di militari caduti in un’operazione che dovrebbe essere di cooperazione civile e militare.
La morte di un altro soldato impegnato nella missione Isaf dovrebbe pertanto condurre i Governi internazionali coinvolti ad una ridefinizione nelle sue modalità, perchè lo scenario e il contesto sono cambiati dal suo inizio nel 2002.
In base ad un rapporto sulle droghe nel mondo dell’Onu dello scorso anno, la produzione di oppio in Afghanistan è cresciuta del 49% nel 2006 rispetto all’anno precedente, portando la produzione mondiale ad un livello record. Ciò equivale alla produzione illecita mondiale di oppio pari al 92% rispetto al 70% del 2000.
La contraddizione dell’operazione si amplia considerando l’avanzata costante dei talebani in gran parte del paese, cosi come in posti chiave del potere e la recente polemica innescata da un possibile invito futuro a sedere al tavolo di un’eventuale Conferenza di pace internazionale, presa d’atto di un sostanziale fallimento.
Nel 2007 sono stati oltre 200 i soldati stranieri rimasti uccisi nel paese storicamente denominato crocevia dell’Asia Centrale. Il Maresciallo Pezullo è il dodicesimo militare italiano scomparso tragicamente. E forse per l’immobilismo politico internazionale e l’inazione della politica estera italiana non sarà l’ultimo.
Concordo con ciò che dici…. Basta che chiedi a Pasquale quante volte litighiamo a causa di questo argomento!!
Mi dispiace per il giovane Pezzullo, sicuramente non meritava una morte così…ma c’è un detto che dice “chi è causa del suo mal, pianga se stesso!”
Mi dispiace, mi dispiace davvero tanto per lui…Però non riesco a commuovermi, perchè c’era da aspettarselo, e come hai detto tu, il giovane Pezzullo non sarà sicuramente l’ultimo.
A volte mi domando perchè siamo entrati in questo circolo vizioso…Non esistono veri motivi per tenere lì i nostri militari, e sicuramente la loro presenza (come quella dei soldati americani e di qualsiasi altra nazione) non risolverà nulla. Siamo andati lì ad opprimere ancora di più un popolo oppresso per liberarlo dall’oppressore…e che cosa stiamo ottendendo? nulla…
Vorrei sapere cosa passa nella testa di tutti quei militari che chiedono veementemente di essere mandati in missione, se pensano solo al lauto stipendio, o se almeno pensano e mettono in conto di poter ritornare a casa dentro ad una cassa avvolta dal tricolore…
Ho un amico, sardo, nell’ esercito italiano che fino ad aprile scorso è stato in missione ad Herat, ed ora dovrebbe essere in Libano;
Per loro la missione, per quanto questa possa portare valori nobili o messaggi di “pace”, è sempre sinonimo di un più che lauto guadagno.
Ciò significa che, esulando dal senso del dovere, per il quale non v’è motivo di dubitare, qualsiasi militare sa che è li per guadagnare molto di piu di quanto guadagnerebbe svolgendo la sua professione in patria.
E’ sicuramente straziante sentire che un uomo che svolge il proprio lavoro muore “crivellato da oltre una decina di proiettili” ma cosa lo distingue dalle centinaia di vittime civili che ogni giorno muoiono straziati nei mercati presi di mira dagli attentatori o negli autobus…
vogliamo ricordare quegli studenti universitari (se non erro in un università a Bagdad) uccisi sempre a causa di un attentato?
Io credo che la risposta sia niente… niente distingue il civile dal militare se non forse, ripensandoci, la consapevolezza di un rischio che assume sfumature diverse a seconda di chi tu sia in quel territorio… una donna che sguscia da casa alle prime luci dell’alba per andar a comprare qualcosa per sfamare la tua famiglia o un uomo che esercita una professione di forza “protetto” da un intero apparato statale…
E’ piu che scontato ribadire che gli Stati dovrebbero bloccare queste carneficine ma come fare se ancor oggi tanta gente comune, vicini di casa credono che le guerre siano la risoluzione di squilibri del sistema?
Purtroppo neanche l’ennesima morte è riuscita a sradicare quest’idea visto che l’unica reazione (alla quale mi oppongo) è stata quella di appendere un tricolore alla finestra
Vorrei distaccarmi per un attimo (o per ‘un’eternità’) dall’episodio specifico a cui si riferisce Luca.
Notavo nei commenti di Marta e di Marianna una concordanza di sentire. L’una divenuta quasi insensibile ai fatti di morte (come noi tutti), l’altra assuefatta alla morte che coglie chiunque ‘anche nei mercati’…
Il fatto è che mentre i soldati vanno a morire in guerra trivellati nel corpo da una mitraglia, per soldi o per onore, noi qui moriamo dissanguati dai TG, accoppati dalle cronache dei giornali, trucidati dalla disumanità dei fatti ordinari della vita. Perché fuori l’ingiustizia miete vittime a torrenti. E le morti più atroci, prima ancora che al soldato in guerra, spettano spesso a giovani ragazze stuprate e uccise; a poveri vecchi scovati fin nel proprio letto, derubati, battuti e lasciati morire - per pochi soldi; e ancora mariti divenuti folli, figli in preda a raptus, amici col male in corpo…
Poi però il Cielo furibondo decide di mandare un messaggio a questi poveri deficienti che non riescono a gestire in nome di ‘civiltà’ e ‘giustizia’ questo miserabile mondo.
Così, dagli schermi, si sentì pochi giorni fa di una madre partoriente (quella di Torre del Greco); i medici avevano riscontrato un grave problema al momento del parto, e avvertirono la donna e suo marito della tragedia che sarebbe potuta accadere: insomma, o il bambino, o lei.
Ma la donna vide assai più in là, vide con occhi più intensi, e dovette sentire una forza sovrumana scenderle dall’alto, dovette sentirsi invasa da quell’amore estremo e sconfinato dopo il quale non può esserci più nulla… e volle concludere il parto.
Ella morì, consapevole, lasciando se stessa, suo marito - ma dando alla luce il proprio figlio!
E allora si vorrebbe rimanere per ore davanti a quella TV, allora il sangue scorre un poco più sollevato nelle vene, più fiducioso; e l’anima respira respira forte, perché ha potuto credere per qualche minuto che in questo mondo bugiardo e cretino di eroi ne esistono ancora.