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Cronaca

La metamorfosi a stelle e strisce

Sono giorni frenetici in America. Democratici e Repubblicani si sfidano nelle primarie dalle quali entro l’estate emergeranno i due sfidanti per le elezioni presidenziali di novembre. Tra i primi, iperfavoriti negli States dove è palpabile la stanchezza dopo due guerre costosissime in termini umani ed economici e un senso diffuso di depressione per il rischio sempre più insistente di una recessione, si rincorrono a colpi di voti una donna già nota e un candidato definito dai media”nero”, connotando il colore della pelle come se fosse ancora una differenza nel 2008.

Hillary Clinton, ex first lady di Bill Clinton in carica dal ‘ 93 al 2001, sarebbe la prima donna Presidente.

Barack Obama, 47 anni, nato ad Honolulu, di origine keniana è il candidato afroamericano sul quale nessuno avrebbe scommesso un dollaro qualche mese fa. Nella campagna elettorale il senatore è riuscito a raccogliere più fondi della sua sfidante democratica, conquistando un numero sempre maggiore di Stati e delegati. Si prospetta dunque una sfida decisamente interessante che vedrà, nel caso vincesse Obama, un presidente inedito, accostato spesso a J.F. Kennedy e simbolo dopo quaranta anni di una maturazione reale degli ideali di Martin Luther King.

Tra le sue più importanti battaglie politiche, prima di approdare alla ribalta nazionale col discorso della Convention democratica del 2004 che registrò un trionfo sul tema Il coraggio di sperare esaltando il sogno americano, spicca la sua opposizione netta al conflitto in Iraq sin dal 2002, quando affermava di non essere contrario a tutte le guerre, ma di esserlo dinnanzi a quelle stupide.

Gli anni dell’amministrazione Bush sono stati costellati dal moltiplicarsi delle contestatazioni internazionali, accompagnate da una pioggia di critiche per la gestione unilaterale della minaccia terroristica, per la salvaguardia del suolo americano con misure restrittive della libertà in violazione dei diritti umani, per la detenzione illimitata dei prigionieri musulmani a Guantanamo, in barba ai più elementari diritti della Convenzione di Ginevra e per le terribili torture di Abu Graib, le cui immagini raccapriccianti hanno destato sconcerto nell’opinione pubblica mondiale.

A tutto ciò si è aggiunto il supporto dei contestati metodi israeliani di lotta contro i gruppi palestinesi terroristici e la carta bianca al governo russo per la sua lotta contro il terrorismo all’epoca della seconda guerra Cecena che hanno affievolito gli attestati di solidarietà immediata agli attacchi dell’ 11 settembre 2001, suscitando la nascita di un progressivo movimento di anti-americanismo sia nel mondo arabo-musulmano che in quello europeo.

L’Unione Europea, che in futuro potrebbe essere presieduta dall’ex inquilino di Downing Street, il laburista Tony Blair, resta a guardare, come il resto del mondo.

I have a dream. E se fosse l’inizio di una rivoluzione?

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