In questi giorni convulsi è stata sottolineata più d’una volta l’incapacità della società civile, definita recentemente strutturata, ancor prima frammentata, comunque non omogenea, di riuscire a produrre concretamente una sintesi politica.
Intanto dibattiti pubblici, conferenze e manifestazioni espressioni di varie realtà sociali si susseguono alla ricerca della partecipazione e della sensibilizzazione, ora più che mai vertendo sul problema rifiuti ed è un bene per la collettività, sebbene siano molti coloro i quali tra i cittadini più esasperati, desiderano conoscere soltanto le reali soluzioni al problema più urgente.
La massa, un corpo sociale attualmente ascrivibile a più strati sociali è caratterizzata da un comun denominatore, ovvero la stanchezza dei ragionamenti e l’esigenza avvertita di un’informazione completa e oggettiva, avvolta com’è dal disincanto, poichè dopo quattordici anni dall’elezione diretta dei sindaci, conseguente alla fase critica di tangentopoli, non si è riusciti a canalizzare le energie propositive in modo continuativo e trasparente, affinchè da quella svolta storica si creassero le premesse per una nuova classe dirigente proveniente dal basso efficiente ed innovatrice.
È mancata in questi anni la volontà politica bipartisan nell’imprimere una salutare inversione di rotta per Napoli, avvertita da tutti ma poco manifestata o realmente voluta. È mancato il coraggio di tanti nello spezzare davvero le contraddizioni storiche che come pesanti catene imprigionano la città del cittadino onorario Ciampi, il quale si è soffermato più volte, come Napolitano, sulla lentezza dei lavori e sulla rilassatezza e l’apatia dei meccanismi decisionali, mentre la città aspetta di trasformarsi, magari col contributo di quel motore propulsivo di intelligenze e talenti costituito dai giovani, in una moderna capitale europea sullo stile di Valencia, Barcellona o Marsiglia, città cosmopolite che si affacciano sul Mediterraneo in cui si sposano armonicamente il passato e il presente.
Per quanto sia imputabile solo parzialmente l’eccessiva attenzione da parte dei media solo per eventi sanguinosi o legati al malaffare, deformando a detta di alcuni la realtà, bisogna constatare amaramente che restano sulla carta i diversi progetti agli occhi dei più oramai sbiaditi che attendevano il via e hanno perso anche il soffio della novità: il sogno di Bagnoli e la Coppa America, il quartiere orientale con Gianturco, attuale sito di sversamento dei rifiuti e San Giovanni a Teduccio con l’acquario, l’università e il porto, Scampia con le sue vele grigie e la perenne ombra della camorra, ora caduta nel dimenticatoio, per non parlare dei quartieri spagnoli e di quel museo a cielo aperto che è il centro storico.
Nell’attuale momento travagliato troviamo in questi sogni infranti e in queste speranze inesaudite le ragioni dello scollamento tra istituzioni e cittadini, il crescente dissenso che si traduce nella totale sfiducia, creando un corto circuito che pare irreversibile eppure ha precise responsabilità politiche. E questa fase storica che viviamo rende bene l’idea di instabilità generale del paese, rappresentando questo microcosmo di contrasti irrisolti; eppure proprio il sovrapporsi degli eventi ha portato a maturazione nuove soggettività collettive che propongono, discutono, creano momenti di aggregazione di cui si avverte sempre più il bisogno, innanzitutto per cercare di confrontarsi, uscendo dalle solitudini individuali e ritrovandosi così a esprimere il proprio pensiero e ad ascoltare le opinioni altrui, in una dimensione sociale più vivace e costruttiva di ieri.
Creare una rete solida e duratura dei saperi, una sorta di sistema nervoso centrale che sprigioni idee e progetti nuovi che risponda a quel sentimento di cambiamento che ognuno coltiva dentro di sè è solo il primo passo di un sentiero comune che alla lunga potrebbe fornire una risposta plausibile a quell’incapacità di esprimere una sintesi programmatica seria.
È un imperativo morale provarci. Per non essere più indifferenti. Per mostrare che esistono ancora modelli di virtù umana, morale e civile. Per l’amore che nutriamo verso questa terra. Per il nostro futuro. Per poter guardare un giorno lontano nel tempo gli occhi dei nostri figli senza vergogna. Per poter smentire a tutti ma dapprima a noi stessi i perduranti luoghi comuni e la stanca genesi di questa complessiva crisi dell’etica, riponendo l’uomo al centro del tutto.
Perchè un’alba civile è possibile.
Beh non posso che essere fermamente d’accordo con quanto scritto é argomentato da Luca. E’tempo che la società civile si risvegli a si riappropri del proprio ruolo e della propria funzione, quella di controllo dei governati sui governanti. E’ tempo che la gente cominci a capire un po’ di cose e prima di tutto che lo strapotere dei partiti che si lega alla manipolazione della stampa ( é vista la mia breve esperienza in tutti e due campi mai come ora sento di parlare con cognizione di causa ) sono il cancro che corrode questa regione ed il paese intero.
C’é bisogno di un nuovo rinascimento napoletano, ma non quello presunto del periodo bassoliniano fatto di cemento e di appalti. Parlo di quel rinascimento napoletano che in vent’anni dagli anni ottanta alla fine degli anni novanta ha prodotto una società civile ed un mondo artistico culturalehe ti faceva vivere la sensazione che anche sull’orlo del baratro c’era sempre speranza. Sto parlando di Pino Daniele, Peppe Lanzetta, Massimo Troisi, 99 Posse, Almamegretta, Paolo Caiazzo, Eduardo Bennato, Federico Salvatore e di tutto quel clima contestatario e severo nei confronti dei potenti che oggi sembra sfumato in una demenza colletiva da neomelodia. Viva Napoli
E poi questa storia del rinascimento l’ho già sentita altre volte. A proposita di Orta di Atella, paese in cui vivono i miei. Qualche politicante parlava di rinascimento ortese a proposito della speculazione edilizia che in pochi anni ha sventrato senza alcuna regola un terrirorio un tempo dedito all’agricoltura. Stuprato con una inimmaginabile colata di cemento ( peraltro quello dei casalesi, misto alle polveri di abbattimento fumi e che il clan impone su ogni cantiere ). Artefice e regista l’onorevole Angelo Brancaccio dei DS, di cui non ho sentito parlare troppo ( Grillo ha ragione ? ), poi divenuto consigliere regionale e paladino dell’etica ( come da discorsi pubblici ) arrestato per concussione e giro di prostituzione. Ovviamente come gran parte dei mafiosi del paese costui é stato accolto a braccia aperte dal partito-cloaca Udeur e dal suo Monarca che non nomino per non deturpare questo onorevole sito.
Una volta al Louvre mi sono trovato di fronte ad un opera di Massimo Stanzione, sotto la dicitura indicava il luogo di nascita : “Orta di Atella”. Li davanti, tenendo conto anche della fabula atellana, delle maschere e delle vestigia romane occultate da chissà quale cantiere che non voleva avere noie con la sovrintendenza, ho ripensato con mestizia a quel “rinascimento” di bitume e calcestruzzo.