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Cronaca

Un anno fa moriva Anna Politkovskaia

Il pomeriggio del 7 ottobre 2006, proprio un anno fa, la giornalista russa è stata assassinata. Il suo corpo è stato ritrovato da una vicina nell’ascensore del suo appartamento di Mosca, crivellato di colpi. Aveva 48 anni e dal 1999 scriveva per il quotidiano indipendente Novaja Gazeta, dedicandosi ad un’incalzante attività di denuncia degli orrori e delle continue violazioni dei diritti umani nel conflitto ceceno; per le sue numerose inchieste era ormai da tempo considerata una fastidiosa spina nel fianco dell’amministrazione di Vladimir Putin.

Nel libro Cecenia: il disonore russo del 2003, pubblicato in Italia da Fandango, la Politkovskaia ha denunciato tutto quanto ha potuto vedere, ascoltare e conoscere nel corso dei suoi oltre quaranta viaggi in territorio di guerra, additando senza esitazioni colpevoli e responsabilità politiche. Secondo l’ultimo rapporto di Human Rights Watch, nel silenzio dei media occidentali, l’esercito russo in Cecenia si è reso responsabile di intimidazioni, rapimenti, sequestri a scopo di estorsione, tortura sistematica, stupro ed esecuzioni arbitrarie a danno della popolazione civile. Anna Politkovskaia era cosciente di correre dei rischi e già in passato aveva subito minacce, tra cui diversi arresti ed infinite intimidazioni, ma accettava di esporsi con coraggio e fermezza.

Nel 2002, nel corso dell’assedio al teatro Dubrovka di Mosca, aveva accettato di svolgere il ruolo di mediatrice con i terroristi per negoziare la liberazione degli ostaggi, tentativo vanificato dall’irruzione delle truppe speciali per mezzo del gas paralizzante. Nel 2004, mentre gli attentati alla scuola di Beslan sconcertavano l’opinione pubblica internazionale aprendo temporaneamente uno spiraglio di informazione sulla guerra russo-cecena, all’interno della Federazione Russa la copertura mediatica dell’evento era estremamente scarsa; i giornalisti venivano tenuti accuratamente lontani dai luoghi dei fatti, ed Anna Politkovskaia veniva misteriosamente avvelenata, a suo parere per opera dei servizi segreti, mentre si recava in aereo a Beslan.

La morte della Politkovskaia si inserisce in uno scenario quantomeno inquietante di deterioramento dei diritti civili e politici nel paese, dove aumentano le restrizioni alla libertà di stampa e i casi di persecuzione nei confronti di giornalisti ed editori indipendenti.

Negli ultimi anni, mentre l’occidente corteggiava l’ex-potenza sovietica per il controllo su risorse strategiche come petrolio e gas naturali, nonché per il suo seggio fra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, il governo russo ha adottato misure restrittive della libertà e dell’indipendenza dei mezzi di informazione; nel suo rapporto del 2006 sulla situazione della democrazia nel mondo, l’ONG statunitense Freedom House ha inserito la Russia nel gruppo dei paesi not free. I boicottaggi, le intimidazioni, gli omicidi di giornalisti sembrano costituire il leit motiv del conflitto ceceno.

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